BEIRUT - Leith arriva in motorino contromano e ad una velocità folle da Rue Hamra, una delle strade più trafficate di Beirut. "Guarda dove vai", le urla un automobilista, ma lui sorride. "Qui a Beirut il solo pericolo è il traffico, ma è un paradiso per uno che arriva da Baghdad". Leith Karada è un ragazzo di venti anni, cristiano caldeo, arrivato qui tre mesi fa per sfuggire alle violenze che devastano l'Iraq. A Beirut ha ritrovato lo stesso lavoro che faceva nella sua città, con il motorino consegna a domicilio pizze, chawarma e falafel (tradizionali piatti mediorientali).
La violenza quotidiana e la morte sempre presente. "Lavoravo al ristorante Saj al-Reef, famoso per i suoi falafel. Stavamo non lontano dalla Zona Verde di Baghdad (dove si trova la maggior parte degli edifici governativi). Ad agosto, un attentatore suicida si è fatto esplodere dentro il locale, con lui sono morte cinque persone. Tre erano fattorini come me, che aspettavano il pacco per la consegna. Per fortuna io ero in giro. E' stato quella volta che con mia sorella abbiamo deciso di partire." La storia di Leith è quella di un ragazzo iracheno, che ha il bisogno disperato di lavorare per contribuire a mantenere la sua famiglia, in una città dove la violenza è ormai un modo di vivere. I suoi genitori sono morti quando era bambino, vive con la sua unica sorella, suo marito e i loro figli. "Contribuivo con il mio stipendio, 125.000 dinari iracheni la settimana (meno di 100 dollari) più le mance."
Un lavoro nato per rispondere alla paura della gente. Non erano giornate semplici quelle di Leith. Ogni mattina all'alba si muoveva per attraversare la città e raggiungere il ristorante, molto lontano da casa. Doveva cercare di evitare gli ingorghi provocati dai check-point in una metropoli di quasi sette milioni di abitanti. Arrivato al lavoro saliva sul motorino e iniziava i suoi giri. La consegna dei pasti a domicilio è molto diffusa a Baghdad, a causa dei continui attentati la maggior parte dei clienti ha paura di andare a mangiare fuori. Gelaterie, bar e ristoranti sono regolarmente presi di mira dai kamikaze. Ad attrezzarsi per prime nel rispondere a questa esigenza di sicurezza le grandi catene internazionali come Café Florida, Fried Chicken, Mr. Potato, Pizza Burger Boat e Friends. Ben presto, però, anche i ristoranti tradizionali e popolari hanno dovuto offrire il servizio di consegna a domicilio per non perdere clienti. Il lavoro del fattorino, così, si è diffuso rapidamente tra i giovani iracheni, in maggioranza disoccupati e senza molte prospettive.
I pericoli della professione. Un lavoro non privo di rischi. "Dovevo fare i conti con i tantissimi posti di blocco della sicurezza e avevo sempre paura di essere al posto sbagliato nel momento sbagliato. La maggior parte dei nostri clienti per il pranzo erano uffici e aziende straniere che stavano dentro la Zona Verde. Tutti obiettivi ideali dei kamikaze e delle autobomba." Leith aveva imparato a muoversi nei mille vicoli della città per evitare i posti di blocco "Ogni tanto, però, restavo intrappolato in un ingorgo imprevisto, la causa di solito era l'esplosione di una bomba e non sapevi più come muoverti. I controlli della polizia sui nostri motorini erano sempre molto accurati, le nostre grandi borse erano ideali per nascondere le bombe". Per paura, o forse per routine, la polizia irachena non è sempre gentile con questi ragazzi. "Spesso ti ordinavano, in malo modo, di tornare indietro e una volta che avevo la borsa vuota mi hanno addirittura arrestato. Dicevano che stavo andando a prendere le bombe".
Tranquillità e buone mance. Oltre al traffico e alla paura, anche le norme della sicurezza complicano la vita dei fattorini di Baghdad. Ai motorini delle consegne è vietato attraversare i ponti, specialmente nelle adiacenze degli edifici governativi e non possono passare vicino ai luoghi di culto. Polizia ed esercito, racconta Leith, sono diventati ancora più duri e severi da quando l'ISIS ha avviato la sua campagna in Iraq. A Beirut, invece, Leith e la sorella sonno arrivati come rifugiati cristiani. La loro vita non è facile e sognano di andare in Canada, a raggiungere un vecchio zio. Intanto, lui continua a consegnare pizze e chawarma. "La stessa vita di Baghdad, ma sono molto più tranquillo. Non sono costretto a pregare Dio Onnipotente tutti i momenti per avere salva la vita. E poi, qui a Beirut le mance sono molto più ricche".