Uganda, la comunità gay sfida il governo. Nasce "Bombastic" la prima rivista dell'universo omosessuale
dI CHIARA NARDINOCCHIUn modo per sensibilizzare la popolazione di uno stato dove l'omosessualità è un reato, ma anche un grande atto di coraggio che dà voce alla comunità lesbica, gay, bisessuale, transgender e intersessuale. Una buona notizia arriva anche dall'India dove un piccolo villaggio ha eletto la prima sindaca trangender del subcontinente
ROMA - Si chiama "Bombastic" ed è la prima rivista ugandese curata dalla comunità Lgbti. È una piccola rivoluzione e un tentativo per avvicinare la popolazione ai temi dell'omosessualità e della transessualità. Ma è anche un atto di profondo coraggio in uno degli stati al mondo con la legislazione più dura contro la comunità Lgbti.
Abbattere il pregiudizio. Un progetto indirizzato non solo alla comunità Lgbti, ma soprattutto alle popolazione, ai politici e ai rappresentati religiosi ugandesi per sensibilizzarli e sfatere i pregudizi che hanno portato l'Uganda a varare leggi draconiane sull'omosessualità. "Questa rivista - affermano i 130 attivisti che si occupano della pubblicazione - sarà l'occasione per far conoscere ai lettori la portata dell'emarginazione e della discriminazione che la comunità lgbti ugandese deve affrontare quotidianamente. Siamo stati costretti a vivere vite poco di…
ROMA - Si chiama "Bombastic" ed è la prima rivista ugandese curata dalla comunità Lgbti. È una piccola rivoluzione e un tentativo per avvicinare la popolazione ai temi dell'omosessualità e della transessualità. Ma è anche un atto di profondo coraggio in uno degli stati al mondo con la legislazione più dura contro la comunità Lgbti.
Abbattere il pregiudizio. Un progetto indirizzato non solo alla comunità Lgbti, ma soprattutto alle popolazione, ai politici e ai rappresentati religiosi ugandesi per sensibilizzarli e sfatere i pregudizi che hanno portato l'Uganda a varare leggi draconiane sull'omosessualità. "Questa rivista - affermano i 130 attivisti che si occupano della pubblicazione - sarà l'occasione per far conoscere ai lettori la portata dell'emarginazione e della discriminazione che la comunità lgbti ugandese deve affrontare quotidianamente. Siamo stati costretti a vivere vite poco dignitose, ma grazie alle storie raccontate speriamo di poter cambiare l'atteggiamento di politici e popolazione nei confronti di un innocuo gruppo di cittadini ugandesi".
Storie di vita vera. Il primo numero, uscito il 22 dicembre 2014, raccoglie venti testimonianze di giovani e meno giovani che hanno affrontato episodi anche molto gravi di discriminazione sessuale. Un'idea spiegata nella prefazione da Kasha Jacqueline Nabagesera, editrice del magazine, che dice: "Bombastic parlerà per i molti ugandesi senza voce e per coloro che hanno il coraggio di condividere le loro storie personali". Grande spazio è dato anche alla spiegazione dei termini legati al mondo Lgbti e a dibattiti su religione, cultura e società in relazione ai pregiudizi contro l'omosessualità.
Una narrazione differente. La sfida è imporsi all'interno dell'ambiente mediatico con lo scopo di criticare e combattere il clima di odio che gli stessi media hanno contribuito a creare negli anni passati. "Dal 1999 - continua Nabagesera - i media hanno esposto quotidianamente la comunità Lgbti all'umiliazione pubblica. Molti sono stati sfrattati, arrestati o detenuti arbitrariamente e hanno subito estorsioni e abusi sessuali. È proprio a causa dell'odio diffuso dai media che abbiamo deciso di sfatare miti e bugie attraverso la pubblicazine del nostro magazine". Con circa 30 mila copie diffuse in tutto il paese e l'edizione online, entrambi consultabili gratuitamente, Bombastic è un progetto ambizioso che si affianca al sito Kuchu Times, punto di riferimento per la comunità Lgbti in tutta l'Africa.
Discriminati per legge. Dopo anni di dibattiti, nel febbraio 2014 il presidente ugandese Yoweri Museveni ha firmato l'Anti-Homosexuality Act, una legge che puniva con l'ergastolo l'omosessualità. Quasi una buona notizia in realtà, perché pochi mesi prima si era proposto di punire il reato con la pena capitale. A giugno 2014 la Corte costituzionale ha tacciato la legge di incostituzionalità in quanto non conforme al diritto all'uguaglianza espresso nella costituzione ugandese.
In India eletta un sindaco trans. Ha trentacinque anni ed è entrata nella storia della lotta per i diritti Lgbti. Si chiama Madhu Kinnar e oltre a essere una dalit (intoccabile), è la prima sindaca transgender del subcontinente indiano. Indipendente, ha vinto le elezioni sconfiggendo il candidato del Bharatiya Janata Party Mahaveer Guruji ed è stata eletta prima cittadina di Raigarh, nello stato del Chhattisgarh. Una vittoria che arriva a nove mesi dal riconoscimento dei transgender come terzo sesso da parte della Corte suprema dell'India e che apre un orizzonte di speranza per la comunità Lgbti indiana ancora vittima di violenze e discriminazioni.