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Ungheria, il centrodestra di Orban dispensa leggi restrittive e semina odio razziale

Lo si deduce dal rapporto che il  Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d'Europa. Il lettone Nils Muižnieks lo ha reso pubblico sulla base dei risultati di una missione compiuta nel paese. Non c'è alcuna concreta politica per contrastare il dilagare del razzismo e dell'intolleranza nei confronti di rom, ebrei, omosessuali, richiedenti asilo, disabili e persone in situazioni di estrema povertà

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ROMA
- Giornali, radio e tv oggetto di intimidazioni e censure, diritti delle minoranze e dei migranti calpestati, rom oggetto di campagne di odio, aperte manifestazioni di antisemitismo, discriminazioni nei confronti degli omosessuali: l'Ungheria del centrodestra di Viktor Orban  si tiene stretto il suo primato di inciviltà in Europa. E' quanto si deduce dal rapporto che il  Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d'Europa, il lettone Nils Muižnieks, ha reso pubblico sulla base dei risultati di una missione compiuta nel paese.

L'effetto intimidatorio sulla liberta nei media. Nella sua relazione, Muižnieks prende atto di alcune minime correzioni apportate dal regime di Orbán alla durissima legislazione sulla stampa approvata, nonostante le proteste e le perplessità delle istituzioni europee, nel dicembre del 2010, ma rappresenta un quadro tuttora preoccupante della situazione dei media, che  -  si legge nel rapporto  -  non dispongono di un adeguato quadro giuridico di tutela e sono sottoposti a pressioni politiche: "La semplice esistenza di disposizioni che prevedono sanzioni severe" contro i media non allineati, esercita, secondo il Commissario "un effetto intimidatorio sulla libertà dei mezzi d'informazione e spinge alcuni di essi a scegliere l'autocensura".

Le restrizioni sulla pubblicità politica.
Inoltre, il Consiglio nazionale dei media, istituito con il pacchetto del 2010 con ampi poteri in fatto di controlli amministrativi, appare inevitabilmente vulnerabile all'influenza e al controllo politico da parte del governo. Anche il pluralismo dell'informazione è minacciato da disposizioni dall'alto, quali la tassa sui proventi delle inserzioni e le restrizioni sulla pubblicità "politica". In sostanza, si sostiene nel rapporto, tutte le disposizioni contenute nella legge-bavaglio del 2010 andrebbero riviste e si dovrebbe cominciare dall'eliminazione delle disposizioni in materia di espressione delle opinioni politiche, per poi estendere la protezione delle fonti, superare le restrizioni per i giornalisti free-lance, escludere gli obblighi di registrazione e riformare in senso più liberale le norme in fatto di diffamazione.

I legami con gli estremisti di destra Jobbik. Particolarmente allarmante è, secondo il rapporto Muižnieks, la situazione legislativa in materia di reati motivati dall'odio verso le minoranze e dell'uso di stereotipi razzisti (hate speech). Nonostante qualche timida riforma degli ultimi tempi, in Ungheria non viene attuata alcuna politica pubblica per contrastare il dilagare del razzismo e dell'intolleranza nei confronti dei rom, degli ebrei, degli omosessuali, dei migranti richiedenti asilo e anche dei disabili, di persone in situazione di estrema povertà e senzatetto. "Uno degli aspetti inquietanti di questo problema - si legge nel rapporto - è dato dalla presenza alla luce del sole di organizzazioni estremiste e dei loro dichiarati legami con il partito di estrema destra Jobbik, che è presente in Parlamento e i cui membri sono noti per la loro retorica antisemita e anti rom". 

Le troppe risorse per creare novi ghetti.
Le autorità magiare dovrebbero impegnarsi di più a contrastare intolleranza e discriminazioni e provvedere a che le motivazioni razziste o sessiste dei reati siano prese in considerazione nelle indagini e nei processi e vengano sanzionate adeguatamente. Il rapporto Muižnieks indica anche la necessità di adottare politiche che favoriscano l'accesso dei rom all'istruzione, al diritto a un alloggio decente e all'occupazione e ritiene "urgente" adottare forme di tutela dei diritti delle persone con disabilità. "Le autorità dovrebbero porre fine alla pratica di ricoverare le persone disabili in istituti ed evitare il proliferare degli istituti stessi". Le risorse impegnate per la creazione di nuovi ghetti andrebbero invece stanziate per finanziare servizi di sostegno. C'è da sperare che la relazione del Commissario del Consiglio d'Europa arrivi sul tavolo della Commissione e del Consiglio dell'Unione che fino ad oggi non hanno certo brillato nell'opera di vigilanza e di contrasto alle derive autoritarie e razziste del regime di Orbán.