Semestre italiano UE, deludente il giudizio sulla strategia per i diritti umani
di CARMINE SAVIANO<br /><strong><br /></strong>Amnesty International bolla la presidenza italiana dell'Unione Europea. Lo fa in un documento che analizza il lavoro svolto in tema di migranti, discriminazione, diritti delle minoranze. Chiede il perché dell'assenza di una reazione alla pubblicazione del rapporto del Senato americano sulle torture della Cia
ROMA - Più ombre che luci. Un'occasione mancata per elaborare e promuovere una strategia comune dell'Unione Europea sui diritti umani. Deludente: così Amnesty International bolla il semestre italiano di presidenza dell'Unione Europea. E lo fa in un documento ufficiale che analizza il lavoro svolto in tema di migranti, discriminazione, diritti delle minoranze. Non solo: chiedendosi il perché dell'assenza di "una pronta e decisa reazione" dell'Ue alla pubblicazione del rapporto del Senato americano sulle torture commesse nei programmi di detenzione speciale della Cia. E dichiarandosi sconcertata per un fatto che non ha precedenti: "Per sei mesi lo Stato che detiene la presidenza di turno dell'Unione Europea non ha sentito la necessità d'incontrare la più grande organizzazione per i diritti umani".
Nessuna strategia. Bisogna tornare alla fine del giugno del 2014, quando Amnesty nelle sue "Raccomandazioni alla presidenza dell'Unio…
Nessuna strategia. Bisogna tornare alla fine del giugno del 2014, quando Amnesty nelle sue "Raccomandazioni alla presidenza dell'Unio…
ROMA - Più ombre che luci. Un'occasione mancata per elaborare e promuovere una strategia comune dell'Unione Europea sui diritti umani. Deludente: così Amnesty International bolla il semestre italiano di presidenza dell'Unione Europea. E lo fa in un documento ufficiale che analizza il lavoro svolto in tema di migranti, discriminazione, diritti delle minoranze. Non solo: chiedendosi il perché dell'assenza di "una pronta e decisa reazione" dell'Ue alla pubblicazione del rapporto del Senato americano sulle torture commesse nei programmi di detenzione speciale della Cia. E dichiarandosi sconcertata per un fatto che non ha precedenti: "Per sei mesi lo Stato che detiene la presidenza di turno dell'Unione Europea non ha sentito la necessità d'incontrare la più grande organizzazione per i diritti umani".
Nessuna strategia. Bisogna tornare alla fine del giugno del 2014, quando Amnesty nelle sue "Raccomandazioni alla presidenza dell'Unione europea", sottopone all'Italia una serie di richieste per assicurare l'effettiva applicazione del "Quadro strategico" in materia di diritti umani e in tutti i settori delle politiche europee. "Purtroppo non siamo stati ascoltati", dice Iverna McGowan, direttrice ad interim dell'Ufficio di Amnesty International presso le Istituzioni dell'Unione. "Questa strategia avrebbe consentito di identificare e superare le lacune esistenti nella protezione dei diritti umani e assicurarne la centralità in tutte le azioni dell'Ue".
I migranti. Difesa dei diritti di chi scappa dalla violenza e dalla persecuzione, uno sforzo concreto per garantire la sicurezza di chi intraprende quelle maledette traversate. E soprattutto la cooperazione internazionale come metodo per chiedere ai paesi terzi che il controllo dell'immigrazione sia trasparente e non determi violazioni dei diritti. Partivano da questi presupposti le richieste di Amnesty sul tema dei migranti. "Abbiamo preso nota dell'impegno della presidenza italiana a portare avanti il dialogo con i paesi di origine e di transito". Tuttavia, questi processi "non sono sufficientemente trasparenti né radicati in un quadro di diritti umani e hanno coinvolto paesi in cui si verificano gravi violazioni dei diritti umani e da cui molti rifugiati fuggono verso l'Europa, come Eritrea ed Etiopia", continua la McGowan.
La soluzione Triton. E sul successore di Mare Nostrum, il rapporto dell'associazione si fa molto duro. "Nonostante avessimo chiesto più volte chiesto di mantenere l'operazione Mare Nostrum fino a quando non fosse stata sostituita da un intervento di simile portata e nonostante gli impegni presi pubblicamente in tal senso dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, l'operazione è stata chiusa e sostituita da Triton". Un'operazione che "non offre nessuna garanzia per la tutela dei diritti dei migranti e rifugiati, in particolare per quanto riguarda le operazioni di ricerca e soccorso in mare". Inoltre, la chiusura di Mare nostrum "sta mettendo a rischio la vita di coloro che, scappando da guerre, povertà e persecuzioni, attraversano il Mediterraneo con mezzi di fortuna", commenta ancora la direttrice di Amnesty.
Le minoranze. Poi l'aumento dei fenomeni di xenofobia e intolleranza contro le minoranze, in particolare contro le comunità rom e le persone Lgbt. Anche in questo campo "la presidenza italiana non ha incoraggiato abbastanza gli stati membri dell'Unione europea ad adottare e attuare una legislazione orizzontale antidiscriminazione, che avrebbe assicurato la protezione delle persone da ogni forma di discriminazione e di violenza, tra cui quelle basate su orientamento sessuale e identità di genere e l'odio razziale". E per l'associazione desta molti interrogativi l'assenza "di una pronta e decisa reazione, da parte della presidenza dell'Unione europea, alla pubblicazione da parte del Senato statunitense del rapporto sulle torture e le altre gravi violazioni dei diritti umani commesse nell'ambito del programma di detenzioni segrete e della Cia".
Sistematicamente ignorati. "Ci rammarichiamo del fatto che siano state sistematicamente ignorate, per tutta la durata del semestre, le numerose richieste d'incontro al presidente del Consiglio Matteo Renzi e ai membri del suo governo, tra cui il ministro dell'Interno Alfano per illustrare le raccomandazioni alla presidenza italiana dell'Unione europea e per conoscere le eventuali azioni intraprese", dice Gianni Rufini, direttore di Amnesty International Italia. Che aggiunge, concludendo: "Il fatto che per sei mesi lo stato che detiene la presidenza di turno dell'Unione europea non senta la necessità d'incontrare la più grande organizzazione per i diritti umani o, almeno, di rispondere per iscritto alle sue richieste, è sconcertante e non ha molti precedenti".
Qualche luce. E malgrado lo sconcerto Amnesty riconosce alcune positività. Tra cui l'impegno di Lady Pesc, Federica Mogherini, per fare della difesa dei diritti umani la chiave di volta della politica estera europea. E quello del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, per l'attuazione e la diffusione della Carta Sociale europea.
Nessuna strategia. Bisogna tornare alla fine del giugno del 2014, quando Amnesty nelle sue "Raccomandazioni alla presidenza dell'Unione europea", sottopone all'Italia una serie di richieste per assicurare l'effettiva applicazione del "Quadro strategico" in materia di diritti umani e in tutti i settori delle politiche europee. "Purtroppo non siamo stati ascoltati", dice Iverna McGowan, direttrice ad interim dell'Ufficio di Amnesty International presso le Istituzioni dell'Unione. "Questa strategia avrebbe consentito di identificare e superare le lacune esistenti nella protezione dei diritti umani e assicurarne la centralità in tutte le azioni dell'Ue".
I migranti. Difesa dei diritti di chi scappa dalla violenza e dalla persecuzione, uno sforzo concreto per garantire la sicurezza di chi intraprende quelle maledette traversate. E soprattutto la cooperazione internazionale come metodo per chiedere ai paesi terzi che il controllo dell'immigrazione sia trasparente e non determi violazioni dei diritti. Partivano da questi presupposti le richieste di Amnesty sul tema dei migranti. "Abbiamo preso nota dell'impegno della presidenza italiana a portare avanti il dialogo con i paesi di origine e di transito". Tuttavia, questi processi "non sono sufficientemente trasparenti né radicati in un quadro di diritti umani e hanno coinvolto paesi in cui si verificano gravi violazioni dei diritti umani e da cui molti rifugiati fuggono verso l'Europa, come Eritrea ed Etiopia", continua la McGowan.
La soluzione Triton. E sul successore di Mare Nostrum, il rapporto dell'associazione si fa molto duro. "Nonostante avessimo chiesto più volte chiesto di mantenere l'operazione Mare Nostrum fino a quando non fosse stata sostituita da un intervento di simile portata e nonostante gli impegni presi pubblicamente in tal senso dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, l'operazione è stata chiusa e sostituita da Triton". Un'operazione che "non offre nessuna garanzia per la tutela dei diritti dei migranti e rifugiati, in particolare per quanto riguarda le operazioni di ricerca e soccorso in mare". Inoltre, la chiusura di Mare nostrum "sta mettendo a rischio la vita di coloro che, scappando da guerre, povertà e persecuzioni, attraversano il Mediterraneo con mezzi di fortuna", commenta ancora la direttrice di Amnesty.
Le minoranze. Poi l'aumento dei fenomeni di xenofobia e intolleranza contro le minoranze, in particolare contro le comunità rom e le persone Lgbt. Anche in questo campo "la presidenza italiana non ha incoraggiato abbastanza gli stati membri dell'Unione europea ad adottare e attuare una legislazione orizzontale antidiscriminazione, che avrebbe assicurato la protezione delle persone da ogni forma di discriminazione e di violenza, tra cui quelle basate su orientamento sessuale e identità di genere e l'odio razziale". E per l'associazione desta molti interrogativi l'assenza "di una pronta e decisa reazione, da parte della presidenza dell'Unione europea, alla pubblicazione da parte del Senato statunitense del rapporto sulle torture e le altre gravi violazioni dei diritti umani commesse nell'ambito del programma di detenzioni segrete e della Cia".
Sistematicamente ignorati. "Ci rammarichiamo del fatto che siano state sistematicamente ignorate, per tutta la durata del semestre, le numerose richieste d'incontro al presidente del Consiglio Matteo Renzi e ai membri del suo governo, tra cui il ministro dell'Interno Alfano per illustrare le raccomandazioni alla presidenza italiana dell'Unione europea e per conoscere le eventuali azioni intraprese", dice Gianni Rufini, direttore di Amnesty International Italia. Che aggiunge, concludendo: "Il fatto che per sei mesi lo stato che detiene la presidenza di turno dell'Unione europea non senta la necessità d'incontrare la più grande organizzazione per i diritti umani o, almeno, di rispondere per iscritto alle sue richieste, è sconcertante e non ha molti precedenti".
Qualche luce. E malgrado lo sconcerto Amnesty riconosce alcune positività. Tra cui l'impegno di Lady Pesc, Federica Mogherini, per fare della difesa dei diritti umani la chiave di volta della politica estera europea. E quello del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, per l'attuazione e la diffusione della Carta Sociale europea.