ROMA - "Un primo passo per rendere giustizia ai familiari di quei 1129 morti. E per aiutare gli oltre duemila feriti di quella che è stata definita come la più grande tragedia di sempre nel settore tessile". Era il 24 aprile del 2013 e un'esplosione causata da un corto circuito fa crollare il Rana Plaza. Succede a Dacca, capitale del Bangladesh. Nell'edificio ci sono diverse fabbriche tessili che lavorano per i giganti dell'alta moda occidentale come Primark, Walmart, Matalan e Benetton. E oggi l'azienda di Treviso annuncia che contribuirà al risarcimento di quelle vittime e di quei feriti partecipando al Rana Plaza Donor Trust Fund, il fondo predisposto dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro delle Nazioni Unite.
La decisione di Benetton. Arriva dopo l'impegno e la pressione di numerose associazioni. Tra cui Clean Clothes (CCC) e Labour Behind The Label. E arriva dopo il lancio di una campagna internazionale da parte di Avaaz: Un milione di sottoscrizioni tra i cittadini di tutti i paesi del mondo per chiedere alle aziende tessili coinvolte in quell'esplosione di partecipare al fondo delle Nazioni Unite. E l'azienda italiana di abbigliamento ha annunciato che entro il 24 aprile versare una propria quota per il fondo. In totale c'è bisogno di nove milioni di dollari: si tratta della cifra che serve a "garantire a tutte le vittime e i sopravvissuti il dovuto risarcimento per i salari persi e le spese mediche sostenute".
"Sarà un contributo significativo". "Oggi Benetton ha mostrato il suo vero volto, impegnandosi a contribuire al fondo di indennizzo per i sopravvissuti e le vittime di quella che è stata la tragedia con più morti nella storia dell'industria tessile", dice Dalia Hashad che sta dirigendo la campagna di Avaaz. E aggiunge: "Siamo sicuri che il contributo di Benetton sarà significativo e che le famiglie dei lavoratori del Rana Plaza non resteranno abbandonate a se stesse". Anche perché il procedimento che ha portato alla selezione dei destinatari del contributo si è svolto nella massima trasparenza. Il comitato di coordinamento, infatti, ha condotto un processo "esaustivo e indipendente" per valutare l'assegnazione delle richieste per 5.000 persone tra vittime e sopravvissuti.
Trasparente come le modalità dell'impegno di Benetton. Un impegno in due fasi, ricordano dall'azienda di Treviso: "In una prima fase, subito dopo il tragico crollo, poiché in quel momento non esisteva ancora alcuna iniziativa multistakeholder, a solo un mese dai tragici eventi già nel maggio 2013 abbiamo immediatamente attivato un nostro programma di aiuti in partnership con BRAC, la ONG globale con sede in Bangladesh per sostenere 280 vittime e i loro familiari con cure mediche urgenti e per garantire loro i mezzi - inclusi quelli finanziari - per costruirsi un futuro dignitoso".
La fase due. E la fase due consiste proprio nell'adesione al fondo dell'Onu. Ma a quanto ammonterà questo risarcimento? "Una terza parte indipendente e globalmente riconosciuta, sta lavorando per definire i principi per un risarcimento equo e proporzionale da parte nostra, dal momento che per il Rana Plaza Trust Fund non è stato possibile stabilire i principi di suddivisione della compensation tra i marchi". Quantificare l'impegno sarà possibile solo questo processo di valutazione verrà concluso. "Si tratta di attendere le prossime settimane e comunque non si andrà oltre il 24 aprile 2015".
La risposta di Clean Clothes Campaign. Gli attivisti dell'organizzazione, che fin dall'inizio segue la vicenda del risarcimento delle vittime del Rana Plaza, in un comunicato "invitano la Benetton a contribuire con almeno 5 milioni dollari da versare nel Rana Plaza Trust Fund ". Le iniziative prenderanno il via oggi a Bruxelles, dove gli aderenti alla Campagna parteciperanno ad una protesta di fronte al negozio della Benetton nella capitale belga. A Milano, il 28 febbraio prossimo, gli attivisti di tutta Europa si riuniranno in Piazza Duomo e continueranno la pressione nei confronti della società, anche attraverso i social media. Benetton è stato uno dei bersagli della campagna fin dal momento che il Rana Plaza Trust Fund fu lanciato, nei primi mesi del 2014. Alla fine della scorsa settimana, Benetton ha annunciato la decisione di voler risarcire ma - si legge nel comunicato di Clean Clothes - "si sta tardando nella decisione che riguarda l'importo da versare". "Non c'è alcuna giustificazione per ritardare ulteriormente questo processo", dice Ilona Kelly della Clean Clothes Campaign. "Il Fondo è stato aperto per un anno e Benetton è ben consapevole del fatto che ci si aspetta che paghi almeno 5 milioni di dollari".