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Palestina, "Riconosciamola e liberiamo Israele"

La petizione organizzata dalla Fondazione Lelio Basso perché il Parlamento italiano riconosca lo stato di Palestina, come hanno fatto altri paesi europei nel corso del 2014 - Francia, Inghilterra, Spagna, Svezia, Romania, Irlanda - assieme al Parlamento europeo
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ROMA
- La Fondazione Lelio Basso ha intrapreso una azione di pressione perché il Parlamento italiano riconosca lo stato di Palestina, come hanno fatto altri paesi europei nel corso del 2014 - Francia, Inghilterra, Spagna, Svezia, Romania, Irlanda - assieme al Parlamento europeo. Riteniamo che si tratti di un'azione coerente con le posizioni assunte in sede ONU dal nostro paese. Domani, venerdì 27 febbraio, il tema sarà posto in votazione alla Camera dei Deputati. Non possiamo permettere che l'Italia interrompa l'ondata di innovazione politico-diplomatica di cui l'Europa si è fatta protagonista.
 
Le firme di intellettuali israeliani.
Abbiamo deciso di coinvolgere a questo scopo alcune figure riconosciute della società italiana, fuori dagli schemi polarizzati di posizioni chiuse a favore di uno o dell'altro popolo. Il riconoscimento formale dello stato di Palestina è funzionale al bene di entrambi i popoli, devastati da 60 anni di occupazion…

ROMA
- La Fondazione Lelio Basso ha intrapreso una azione di pressione perché il Parlamento italiano riconosca lo stato di Palestina, come hanno fatto altri paesi europei nel corso del 2014 - Francia, Inghilterra, Spagna, Svezia, Romania, Irlanda - assieme al Parlamento europeo. Riteniamo che si tratti di un'azione coerente con le posizioni assunte in sede ONU dal nostro paese. Domani, venerdì 27 febbraio, il tema sarà posto in votazione alla Camera dei Deputati. Non possiamo permettere che l'Italia interrompa l'ondata di innovazione politico-diplomatica di cui l'Europa si è fatta protagonista.
 
Le firme di intellettuali israeliani.
Abbiamo deciso di coinvolgere a questo scopo alcune figure riconosciute della società italiana, fuori dagli schemi polarizzati di posizioni chiuse a favore di uno o dell'altro popolo. Il riconoscimento formale dello stato di Palestina è funzionale al bene di entrambi i popoli, devastati da 60 anni di occupazione, sia come occupanti che come occupati. Con questa iniziativa abbiamo inteso replicare in Italia l'azione di mobilitazione che gli intellettuali stanno conducendo in Israele da alcuni mesi, con la formulazione della stessa richiesta.  In cinque mesi, l'appello israeliano ha raccolto adesione di oltre mille firme.
 
Un passo decisivo verso la pace.
L'innovazione diplomatica del riconoscimento dello Stato di Palestina è necessaria a superare lo stallo  negoziale, ma anche a colmare l'asimmetria di forze a tutti i livelli fra Israele e Palestina, squilibrio che sta all'origine di molti dei fallimenti raccolti sul fronte diplomatico in questi anni. Il riconoscimento della Palestina non è un obiettivo finale, bensì una condizione preliminare per riprendere un vero negoziato e incamminarsi verso la pace. Chiediamo ai parlamentari italiani di intraprendere con convinzione questo cammino.

Sblocchiamo uno stallo decennale. "Noi cittadine e cittadini italiani - si legge nell'appello della Fondazione Lelio Basso - ravvisiamo in questa ondata diplomatica una novità importantissima, anzi decisiva, per sbloccare lo stallo decennale che avvelena i rapporti tra il popolo arabo e il popolo israeliano, rendendo quell'area uno dei luoghi più insanguinati e violenti del pianeta. E' chiaro - prosegue il documento - che le prospettive per la sicurezza di Israele dipendono dall'esistenza dello Stato di Palestina e dall'autodeterminazione del suo popolo. Ed è chiaro che la diplomazia rappresenta la sola alternativa alla sequenza di attacchi reciproci che ciclicamente compromettono le possibilità di una soluzione,  e corrompono la fibra di entrambe le società. La strategia adottata finora - su legge ancora - ha generato esiti tutt'altro che soddisfacenti per la sicurezza e la stabilità dell'area. Il riconoscimento dello Stato di Palestina può viceversa produrre un nuovo presupposto negoziale, e accelerare il processo di pace".

L'Italia non interrompa il nuovo "vento diplomatico".  "E' nostra convinzione che l'Europa debba farsi protagonista di un percorso diplomatico per porre termine a questo conflitto, com'è nel suo stesso interesse. L'Italia, dal canto suo, non può assumersi la responsabilità di interrompere il vento diplomatico nuovo che sospinge il riconoscimento della Palestina in Europa. Sarebbe ingiustificabile, politicamente. L'Italia ha detto sì all'adesione della Palestina come Stato non membro delle Nazioni Unite nel novembre 2012 all'Assemblea Generale dell'ONU. Il riconoscimento lo chiedono oltre mille cittadini e cittadine di Israele, intellettuali, scrittori, accademici, noti anche in Italia. "E' terribile odiare ed essere odiati per così tanto tempo. E' estenuante occupare ed essere occupati per così tanto tempo. Questa liberazione riguarda anche noi israeliani!", scrive lo scrittore David Grossman.  Riconoscere lo Stato di Palestina è un primo fondamentale passo nella direzione della pace. Chiediamo al Parlamento Italiano di compiere questo passo senza esitazione.

I firmatari dell'appello ad ora sono: Dacia Maraini, Moni Ovadia, Michela Murgia, Loredana Lipperini, Salvatore Senese, Roberta de Monticelli, Franco Ippolito, Francesca Comencini, Luigi Ferrajoli, Marinella Perroni, Andrea Segre Sandro Portelli, Vladimiro Zagrebelsky. Per sottoscrizioni,  scrivere a: nicolettadentico@fondazionebasso.it

* Nicoletta Dentico Responsabile Internazionale Fondazione Lelio Basso