Mondo Solidale

Etiopia, violati i diritti umani: la Banca Mondiale si difende

Respinte le accuse di violazione dei diritti umani da parte della Banca Mondiale, che risponde all'appello di Human Rights Watch con il diniego di qualsiasi responsabilità in merito all'evacuazione forzata della popolazione indigena degli Anuak nella regione di Gambella. Il programma di sviluppo dei servizi primari in Etiopia, attivo dal 2006 e cofinanziato dal colosso mondiale, prevede che entro il 2030 nel paese africano non vi siano più casi di povertà estrema

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ROMA - Il rapporto pubblicato lo scorso novembre dalla Inspection Panel, un organo interno alla Banca Mondiale, rivela che lo sviluppo dei servizi primari in Etiopia implica lo sgombero forzoso di migliaia di indigeni Anuak, un'etnia africana che vive lungo i fiumi del Sudan del Sud e dell'Etiopia occidentale, costretti a subire l'oppressione militare del governo etiope, tanto che l'ONG Genocide Watch ha annoverato gli Anuak nell'elenco mondiale dei popoli sottoposti a genocidio in corso. Abitano nella regione di Gambella, nella parte orientale del paese al confine con il Sud Sudan, sono costretti a lasciare le terre dei loro antenati. E, in caso di resistenza alle autorità, vengono picchiati, violentati e uccisi. Agli appelli di Human Rights Watch (HRW) e del Consiglio di Giustizia degli Anuak, ha fatto seguito una risposta della Banca Mondiale in cui respinge ogni tipo di responsabilità, rimettendo la questione al Governo etiope.

PBS: il programma che vale due miliardi di dollari. Il PBS (Programma di Promozione dei Servizi Primari) conta sul finanziamento di diversi donatori internazionali, fra i quali la Banca Mondiale. L'esecuzione del progetto è iniziata nel 2006 e consta di tre fasi. Oggi, si sta portando a compimento la terza. Lo scopo è di facilitare l'accesso e migliorare i servizi primari relativi all'educazione, alla salute, all'agricoltura, all'igiene e alle infrastrutture per un totale di 84 milioni di persone. Il 24 settembre del 2012 due rappresentanti dell'etnia anuak hanno presentato un esposto in merito alle modalità di svolgimento del PBS. La Banca Mondiale ha un ruolo centrale nel processo di villagization, ovvero nell'insediamento della popolazione in appositi villaggi.

Le terre degli Anuak agli investitori privati: 2 milioni di sgomberi. Con la prospettiva di garantire agli Anuak una vita migliore, le autorità hanno avviato lo sgombero delle terre in cui questa etnia vive da secoli. Il pretesto di offrire loro zone più prospere ha occultato un interesse più concreto, ovvero la cessione delle loro terre ad investitori privati. A partire dal 2010, 2 milioni di abitanti delle zone rurali sono stati ricollocati. Nella regione di Gambella, secondo le statistiche ufficiali elaborate dalla Banca Mondiale, il Governo ha fatto sgomberare 37.883 abitazioni, ovvero il 60% del totale. Si tratta di evacuazioni volontarie, stando a quanto dichiarato dal colosso mondiale. Ma sono svariate le denunce che testimoniano il contrario. Lo stesso rapporto della Inspection Panel ne dimostra l'infondatezza.

L'ICIJ costringe la Banca Mondiale ad un chiarimento. È una fuga di notizie quella che ha imposto alla Banca Mondiale (BM) di esprimersi in merito alle accuse. Risale, infatti, al 21 novembre 2014 il rapporto da parte della Inspection Panel. L'organo interno alla BM denuncia la violazione dei diritti umani in Etiopia. È l'ICIJ, ovvero il Consorzio Internazionale dei Giornalisti d'inchiesta, a renderne pubblico il contenuto. Dalla relazione non si evincono accuse dirette alla BM, che si occupa principalmente della salute e dell'educazione. Gli abusi più gravi vengono quindi ascritti al Governo etiope. Le Ong e la popolazione locale, però, si rivolgono direttamente alla BM.

Human Rights Watch chiede spiegazioni alla Banca Mondiale. Non è la prima volta che questa ONG internazionale, impegnata nella difesa dei diritti umani, denuncia la situazione in Etiopia: lo ha già fatto nel 2012 ed anche nel 2013. Lo scorso 2 febbraio è tornata sulla questione, inviando una lettera al vicepresidente della BM in Africa, Makhtar Diop, in cui viene criticato il piano d'azione con cui si sta procedendo nella ricollocazione di intere comunità senza tener conto della loro volontà. "Il rapporto della Commissione dimostra che la Banca Mondiale ha ignorato i rischi che i suoi progetti stanno avendo sui diritti umani in Etiopia" -  ha dichiarato Jessica Evans, capo ricercatore del settore delle istituzioni finanziarie internazionali della HRW, e ha aggiunto che  -  "In questo momento la Banca ha l'opportunità e la responsabilità di migliorare il suo programma nel paese e di restituire quanto dovuto alle vittime".

"Vogliamo ritornare nelle nostre terre senza temere le conseguenze". L'appello disatteso degli Anuak. Anche il Consiglio di Giustizia degli Anuak, AJC, si è rivolto al colosso mondiale per la terza volta. Il destinatario è direttamente il presidente Jim Yong Kim. Nella missiva si legge: "Siamo stati obbligati a fuggire dalle nostre case a Gambella, perché abbiamo osato opporci al programma di ricollocamento forzato del governo, conosciuto come villagization. Noi Anuak non abbiamo mai acconsentito a rinunciare alle nostre terre ancestrali, che sono la fonte della nostra vita e della nostra identità". Sono scappati per paura. Quelli che non hanno accettato di andar via sono stati arrestati e torturati. Numerosi sono i casi di violenze sessuali da parte dei soldati nei confronti delle donne di questa etnia. Per questo motivo, oggi, vivono in una condizione di rifugiati e chiedono alla Banca Mondiale di non finanziare questa fase del programma fino a quando il Governo non avrà assicurato il rispetto dei loro diritti.

"Faremo di più": la Banca Mondiale risponde. La bufera che si è scatenata a seguito della fuga di notizie ha obbligato la BM ad esprimersi in merito alle drammatiche vicissitudini etiopi. L'auspicio è di "lavorare in modo ambizioso in ambienti di sfida come Gambella, che ha un alto tasso di popolazione che vive in condizioni di povertà". Nel documento, pubblicato lo scorso 27 febbraio, si legge: "La nostra missione è di mettere fine alla povertà estrema entro il 2030" e "Sebbene la Inspection Panel non ritenga che la Banca sia responsabile di alcun danneggiamento, sono state indicate le aree dove possiamo fare di più per aiutare il popolo Anuak e gli altri gruppi indifesi". La BM dichiara di aver imparato una lezione importante da questo dramma. Eppure, quelle terre espropriate perché presumibilmente inadatte alla sopravvivenza, oggi, vengono sfruttate, ma da altri. E agli Anuak non resta che adattarsi in luoghi sconosciuti, privi di scuole e servizi.