TEGUCIGALPA - In un'occasione pubblica, un alto ufficiale dell'esercito ha detto ad un giornalista honduregno, César Omar Silva Rosales, che sarebbe stato trovato "in un fosso, imbavagliato e con le gambe ingiallite", come dire in via di putrefazione, solo se avesse continuato a produrre articoli sfavorevole nei contronti dei militari. L'alto ufficiale ha fatto questa minaccia direttamente, griadandola in faccia al giornalista, mentre stava seguendo una sessione di un congresso sulla politica militare in Honduras. Amnesty International ha diffuso questo episodio ed ha chiesto un intervento urgente, da parte delle pubbliche autorità.
Minacce da prendere sul serio. Purtroppo però, i giornalisti honduregni hanno buone ragioni per prendere sul serio queste minacce. Nel mese di aprile dell'anno scorso, ad esempio, Amnesty ha denunciato l'assassinio del giornalista di Radio Progreso, Carlos Mejía, ricordando anche come negli ultimi 5 anni ben 32 operatori dei media sono stati uccisi nel paese centroamericano. Nel dicembre del 2014, l'organizzazione umanitaria ha pubblicato un nuovo rapporto sugli abusi contro i giornalisti e gli altri difensori dei diritti umani, nelle Americhe, compresi i casi segnalati in Argentina, Bolivia, Brasile, Colombia, Cuba, Repubblica Dominicana, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Haiti, Honduras, Giamaica, Messico, Nicaragua, Panama, Paraguay, Perù e Venezuela. Amnesty segnala, nei suoi rapporti, come, "la realtà di molti difensori dei diritti umani in America Latina e nei Caraibi sia spaventosa".
Istituzioni deboli e impreparate. Oltre a fornire i dettagli di diversi casi di abusi contro i difensori dei diritti umani in Honduras, il rapporto ha anche sottolineato il fallimento del Congresso dell'Honduras nel passare una proposta di legge di protezione per i difensori dei diritti umani, giornalisti, commentatori e giuristi. Amnesty ha osservato che "le istituzioni che potrebbero offrire una protezione, attualmente non hanno la formazione necessaria, risorse adeguate e la fiducia del pubblico".
Minacce da prendere sul serio. Purtroppo però, i giornalisti honduregni hanno buone ragioni per prendere sul serio queste minacce. Nel mese di aprile dell'anno scorso, ad esempio, Amnesty ha denunciato l'assassinio del giornalista di Radio Progreso, Carlos Mejía, ricordando anche come negli ultimi 5 anni ben 32 operatori dei media sono stati uccisi nel paese centroamericano. Nel dicembre del 2014, l'organizzazione umanitaria ha pubblicato un nuovo rapporto sugli abusi contro i giornalisti e gli altri difensori dei diritti umani, nelle Americhe, compresi i casi segnalati in Argentina, Bolivia, Brasile, Colombia, Cuba, Repubblica Dominicana, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Haiti, Honduras, Giamaica, Messico, Nicaragua, Panama, Paraguay, Perù e Venezuela. Amnesty segnala, nei suoi rapporti, come, "la realtà di molti difensori dei diritti umani in America Latina e nei Caraibi sia spaventosa".
Istituzioni deboli e impreparate. Oltre a fornire i dettagli di diversi casi di abusi contro i difensori dei diritti umani in Honduras, il rapporto ha anche sottolineato il fallimento del Congresso dell'Honduras nel passare una proposta di legge di protezione per i difensori dei diritti umani, giornalisti, commentatori e giuristi. Amnesty ha osservato che "le istituzioni che potrebbero offrire una protezione, attualmente non hanno la formazione necessaria, risorse adeguate e la fiducia del pubblico".