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Diritti umani: non più solo sdegno on line, ora si raccolgono fondi per difenderli in concreto

Si potrebbe chiamare crowdfunding umanitario il filone di siti web che sta mettendo in imbarazzo i regimi autoritari, specialmente in Medio Oriente. Vengono anche solo suggerite possibili soluzioni su apposite piattaforme internettiane
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GERUSALEMME  -  Non basta commentare su Facebook o esprimere sdegno rilanciando su Twitter le denunce per le violazioni dei diritti umani. Adesso chi condanna gli abusi ha l'opportunità di dimostrarlo in concreto, partecipando alle raccolte fondi on line, o anche soltanto suggerendo possibili soluzioni su apposite piattaforme internettiane. Si potrebbe chiamare crowdfunding umanitario il filone di siti web che sta mettendo in imbarazzo i regimi autoritari, specialmente in Medio Oriente.

La piattaforma per chi si sente oppresso. Organizzazioni come Advancing Human Rights oppure Safer VPN permettono un utilizzo nuovo del web, reinventando i meccanismi di raccolta fondi o di mobilitazione ideale per adattarli a situazioni politiche difficili. La prima ha inventato la piattaforma Movements.org: serve a raccogliere suggerimenti e idee, ma anche contatti utili, traduzioni, e persino canzoni, prima ancora che aiuto economico, per chi si sente oppresso. E' il caso, r…
GERUSALEMME  -  Non basta commentare su Facebook o esprimere sdegno rilanciando su Twitter le denunce per le violazioni dei diritti umani. Adesso chi condanna gli abusi ha l'opportunità di dimostrarlo in concreto, partecipando alle raccolte fondi on line, o anche soltanto suggerendo possibili soluzioni su apposite piattaforme internettiane. Si potrebbe chiamare crowdfunding umanitario il filone di siti web che sta mettendo in imbarazzo i regimi autoritari, specialmente in Medio Oriente.

La piattaforma per chi si sente oppresso. Organizzazioni come Advancing Human Rights oppure Safer VPN permettono un utilizzo nuovo del web, reinventando i meccanismi di raccolta fondi o di mobilitazione ideale per adattarli a situazioni politiche difficili. La prima ha inventato la piattaforma Movements.org: serve a raccogliere suggerimenti e idee, ma anche contatti utili, traduzioni, e persino canzoni, prima ancora che aiuto economico, per chi si sente oppresso. E' il caso, racconta il quotidiano israeliano "Haaretz", del blogger Sherif Gaber, che aveva osato criticare su Facebook i docenti universitari troppo chiusi sul tema dell'omosessualità e spesso rigidamente maschilisti.

L'arresto per "offesa alla religione". Nell'ottobre 2013 Gaber è stato arrestato dopo che un docente aveva stampato alcuni suoi post su Facebook in cui si dichiarava ateo. Accusato di "offesa alla religione", due mesi fa è stato condannato a un anno di carcere. Mentre aspetta l'appello, Gaber si è rivolto a Movements.org per cercare aiuto e magari anche la possibilità di ricevere asilo politico. Una vicenda simile ha avuto per protagonista una donna transgender, che grazie al web è stata messa in contatto con associazioni che sostengono i diritti delle persone LGBT. E storie del genere hanno vissuto oppositori politici, ma anche candidati alle elezioni in cerca di informazioni sui diritti umani.

La formazione della "massa critica". Secondo i fondatori di Advancing Human Rights, il vantaggio delle piattaforme internet non è più quello di far uscire le informazioni prima censurate, ma piuttosto quello di raccogliere attenzione tale da rendere impossibile per i regimi autoritari ignorare il dissenso internazionale. Quando sul loro sito si schierano trentamila attivisti da 147 Paesi, la "massa critica" è raggiunta, la storia di abusi non può più passare inosservata.

Obiettivo: rendere impossibile il controllo. L'israeliana Safer VPN invece si occupa di fornire "reti private virtuali", cioè in sostanza di garantire l'accesso a internet a chi viene bloccato dalla censura del suo Paese, provvedendo allo stesso tempo a nasconderne l'identità e a rendere quasi impossibile il controllo governativo. E questo meccanismo è fornito anche a singoli militanti. Il fondatore Sagi Gidali ironizza sul fatto che sia un'azienda israeliana a fornire aiuto agli attivisti dei diritti umani di tutto il Medio Oriente.

Le contromisure dei regimi. Naturalmente i regimi autoritari stanno prendendo le contromisure: in Turchia Erdogan ha ordinato il blocco di Facebook e Twitter (rientrato solo pochi giorni fa), provocando un picco di richieste turche a Movements. org. La Cina invece ha bloccato ai VPN l'accesso alla rete. E non mancano attacchi di hacker ai siti del crowdfunding, tentativi di intrusione molto sospetti, probabilmente legati a governi ostili, che per ora gli organizzatori sono riusciti a fermare. Insomma, sottolinea "Haaretz", nessuna piattaforma è sicura al cento per cento, e la tecnologia non sempre è in grado di risolvere i problemi politici. Ma quanto meno, dice David Keyes, direttore esecutivo di Advancing Human Rights, "è un'altra freccia disponibile per l'arco dei diritti umani. E per le nuove generazioni, è la prima da usare".