Diritti umani: non più solo sdegno on line, ora si raccolgono fondi per difenderli in concreto
dal nostro inviato GIAMPAOLO CADALANUSi potrebbe chiamare crowdfunding umanitario il filone di siti web che sta mettendo in imbarazzo i regimi autoritari, specialmente in Medio Oriente. Vengono anche solo suggerite possibili soluzioni su apposite piattaforme internettiane
GERUSALEMME - Non basta commentare su Facebook o esprimere sdegno rilanciando su Twitter le denunce per le violazioni dei diritti umani. Adesso chi condanna gli abusi ha l'opportunità di dimostrarlo in concreto, partecipando alle raccolte fondi on line, o anche soltanto suggerendo possibili soluzioni su apposite piattaforme internettiane. Si potrebbe chiamare crowdfunding umanitario il filone di siti web che sta mettendo in imbarazzo i regimi autoritari, specialmente in Medio Oriente.
La piattaforma per chi si sente oppresso. Organizzazioni come Advancing Human Rights oppure Safer VPN permettono un utilizzo nuovo del web, reinventando i meccanismi di raccolta fondi o di mobilitazione ideale per adattarli a situazioni politiche difficili. La prima ha inventato la piattaforma Movements.org: serve a raccogliere suggerimenti e idee, ma anche contatti utili, traduzioni, e persino canzoni, prima ancora che aiuto economico, per chi si sente oppresso. E' il caso, r…
La piattaforma per chi si sente oppresso. Organizzazioni come Advancing Human Rights oppure Safer VPN permettono un utilizzo nuovo del web, reinventando i meccanismi di raccolta fondi o di mobilitazione ideale per adattarli a situazioni politiche difficili. La prima ha inventato la piattaforma Movements.org: serve a raccogliere suggerimenti e idee, ma anche contatti utili, traduzioni, e persino canzoni, prima ancora che aiuto economico, per chi si sente oppresso. E' il caso, r…
GERUSALEMME - Non basta commentare su Facebook o esprimere sdegno rilanciando su Twitter le denunce per le violazioni dei diritti umani. Adesso chi condanna gli abusi ha l'opportunità di dimostrarlo in concreto, partecipando alle raccolte fondi on line, o anche soltanto suggerendo possibili soluzioni su apposite piattaforme internettiane. Si potrebbe chiamare crowdfunding umanitario il filone di siti web che sta mettendo in imbarazzo i regimi autoritari, specialmente in Medio Oriente.
La piattaforma per chi si sente oppresso. Organizzazioni come Advancing Human Rights oppure Safer VPN permettono un utilizzo nuovo del web, reinventando i meccanismi di raccolta fondi o di mobilitazione ideale per adattarli a situazioni politiche difficili. La prima ha inventato la piattaforma Movements.org: serve a raccogliere suggerimenti e idee, ma anche contatti utili, traduzioni, e persino canzoni, prima ancora che aiuto economico, per chi si sente oppresso. E' il caso, racconta il quotidiano israeliano "Haaretz", del blogger Sherif Gaber, che aveva osato criticare su Facebook i docenti universitari troppo chiusi sul tema dell'omosessualità e spesso rigidamente maschilisti.
L'arresto per "offesa alla religione". Nell'ottobre 2013 Gaber è stato arrestato dopo che un docente aveva stampato alcuni suoi post su Facebook in cui si dichiarava ateo. Accusato di "offesa alla religione", due mesi fa è stato condannato a un anno di carcere. Mentre aspetta l'appello, Gaber si è rivolto a Movements.org per cercare aiuto e magari anche la possibilità di ricevere asilo politico. Una vicenda simile ha avuto per protagonista una donna transgender, che grazie al web è stata messa in contatto con associazioni che sostengono i diritti delle persone LGBT. E storie del genere hanno vissuto oppositori politici, ma anche candidati alle elezioni in cerca di informazioni sui diritti umani.
La formazione della "massa critica". Secondo i fondatori di Advancing Human Rights, il vantaggio delle piattaforme internet non è più quello di far uscire le informazioni prima censurate, ma piuttosto quello di raccogliere attenzione tale da rendere impossibile per i regimi autoritari ignorare il dissenso internazionale. Quando sul loro sito si schierano trentamila attivisti da 147 Paesi, la "massa critica" è raggiunta, la storia di abusi non può più passare inosservata.
Obiettivo: rendere impossibile il controllo. L'israeliana Safer VPN invece si occupa di fornire "reti private virtuali", cioè in sostanza di garantire l'accesso a internet a chi viene bloccato dalla censura del suo Paese, provvedendo allo stesso tempo a nasconderne l'identità e a rendere quasi impossibile il controllo governativo. E questo meccanismo è fornito anche a singoli militanti. Il fondatore Sagi Gidali ironizza sul fatto che sia un'azienda israeliana a fornire aiuto agli attivisti dei diritti umani di tutto il Medio Oriente.
Le contromisure dei regimi. Naturalmente i regimi autoritari stanno prendendo le contromisure: in Turchia Erdogan ha ordinato il blocco di Facebook e Twitter (rientrato solo pochi giorni fa), provocando un picco di richieste turche a Movements. org. La Cina invece ha bloccato ai VPN l'accesso alla rete. E non mancano attacchi di hacker ai siti del crowdfunding, tentativi di intrusione molto sospetti, probabilmente legati a governi ostili, che per ora gli organizzatori sono riusciti a fermare. Insomma, sottolinea "Haaretz", nessuna piattaforma è sicura al cento per cento, e la tecnologia non sempre è in grado di risolvere i problemi politici. Ma quanto meno, dice David Keyes, direttore esecutivo di Advancing Human Rights, "è un'altra freccia disponibile per l'arco dei diritti umani. E per le nuove generazioni, è la prima da usare".
La piattaforma per chi si sente oppresso. Organizzazioni come Advancing Human Rights oppure Safer VPN permettono un utilizzo nuovo del web, reinventando i meccanismi di raccolta fondi o di mobilitazione ideale per adattarli a situazioni politiche difficili. La prima ha inventato la piattaforma Movements.org: serve a raccogliere suggerimenti e idee, ma anche contatti utili, traduzioni, e persino canzoni, prima ancora che aiuto economico, per chi si sente oppresso. E' il caso, racconta il quotidiano israeliano "Haaretz", del blogger Sherif Gaber, che aveva osato criticare su Facebook i docenti universitari troppo chiusi sul tema dell'omosessualità e spesso rigidamente maschilisti.
L'arresto per "offesa alla religione". Nell'ottobre 2013 Gaber è stato arrestato dopo che un docente aveva stampato alcuni suoi post su Facebook in cui si dichiarava ateo. Accusato di "offesa alla religione", due mesi fa è stato condannato a un anno di carcere. Mentre aspetta l'appello, Gaber si è rivolto a Movements.org per cercare aiuto e magari anche la possibilità di ricevere asilo politico. Una vicenda simile ha avuto per protagonista una donna transgender, che grazie al web è stata messa in contatto con associazioni che sostengono i diritti delle persone LGBT. E storie del genere hanno vissuto oppositori politici, ma anche candidati alle elezioni in cerca di informazioni sui diritti umani.
La formazione della "massa critica". Secondo i fondatori di Advancing Human Rights, il vantaggio delle piattaforme internet non è più quello di far uscire le informazioni prima censurate, ma piuttosto quello di raccogliere attenzione tale da rendere impossibile per i regimi autoritari ignorare il dissenso internazionale. Quando sul loro sito si schierano trentamila attivisti da 147 Paesi, la "massa critica" è raggiunta, la storia di abusi non può più passare inosservata.
Obiettivo: rendere impossibile il controllo. L'israeliana Safer VPN invece si occupa di fornire "reti private virtuali", cioè in sostanza di garantire l'accesso a internet a chi viene bloccato dalla censura del suo Paese, provvedendo allo stesso tempo a nasconderne l'identità e a rendere quasi impossibile il controllo governativo. E questo meccanismo è fornito anche a singoli militanti. Il fondatore Sagi Gidali ironizza sul fatto che sia un'azienda israeliana a fornire aiuto agli attivisti dei diritti umani di tutto il Medio Oriente.
Le contromisure dei regimi. Naturalmente i regimi autoritari stanno prendendo le contromisure: in Turchia Erdogan ha ordinato il blocco di Facebook e Twitter (rientrato solo pochi giorni fa), provocando un picco di richieste turche a Movements. org. La Cina invece ha bloccato ai VPN l'accesso alla rete. E non mancano attacchi di hacker ai siti del crowdfunding, tentativi di intrusione molto sospetti, probabilmente legati a governi ostili, che per ora gli organizzatori sono riusciti a fermare. Insomma, sottolinea "Haaretz", nessuna piattaforma è sicura al cento per cento, e la tecnologia non sempre è in grado di risolvere i problemi politici. Ma quanto meno, dice David Keyes, direttore esecutivo di Advancing Human Rights, "è un'altra freccia disponibile per l'arco dei diritti umani. E per le nuove generazioni, è la prima da usare".