Rana Plaza, si comincia a pagare ma non è ancora sufficiente
di CARMINE SAVIANOBenetton verserà 1,1 milioni di dollari nel Rana Plaza Donor Trust Fund. Un passo in avanti che però viene ritenuto non sufficiente dalle associazioni, come Clean Clothes e Avaaz, che da mesi tengono alta l'attenzione dell'opinione pubblica sul tema del risarcimento alle famiglie delle 1138 vittime del crollo avvenuto il 24 aprile del 2013
ROMA - Due anni sono troppo pochi. E le immagini di quel rogo sono ancora vivide. Ad una settimana dal secondo anniversario della tragedia del Rana Plaza, Bangladesh, 24 aprile 2013, mille cento trentotto operai vittime della totale assenza di sicurezza su quel luogo di lavoro, in tutto il mondo sono programmate azioni per chiedere che i sopravvissuti e i familiari delle vittime siano finalmente risarciti. E dall'Italia arriva la notizia che Benetton verserà 1,1 milioni di dollari nel Rana Plaza Donor Trust Fund. Un passo in avanti che però viene ritenuto non sufficiente dalle associazioni, come Clean Clothes e Avaaz, che da mesi tengono alta l'attenzione dell'opinione pubblica sul tema.
Le critiche di Clean Clothes. La richiesta da parte delle associazioni all'azienda italiana, infatti, era ben altra. Alla Benetton era stato chiesto un versamento di cinque milioni di dollari. "Benetton ha avuto la possibilità di emergere come le…
Le critiche di Clean Clothes. La richiesta da parte delle associazioni all'azienda italiana, infatti, era ben altra. Alla Benetton era stato chiesto un versamento di cinque milioni di dollari. "Benetton ha avuto la possibilità di emergere come le…
ROMA - Due anni sono troppo pochi. E le immagini di quel rogo sono ancora vivide. Ad una settimana dal secondo anniversario della tragedia del Rana Plaza, Bangladesh, 24 aprile 2013, mille cento trentotto operai vittime della totale assenza di sicurezza su quel luogo di lavoro, in tutto il mondo sono programmate azioni per chiedere che i sopravvissuti e i familiari delle vittime siano finalmente risarciti. E dall'Italia arriva la notizia che Benetton verserà 1,1 milioni di dollari nel Rana Plaza Donor Trust Fund. Un passo in avanti che però viene ritenuto non sufficiente dalle associazioni, come Clean Clothes e Avaaz, che da mesi tengono alta l'attenzione dell'opinione pubblica sul tema.
Le critiche di Clean Clothes. La richiesta da parte delle associazioni all'azienda italiana, infatti, era ben altra. Alla Benetton era stato chiesto un versamento di cinque milioni di dollari. "Benetton ha avuto la possibilità di emergere come leader nella cura e nel rispetto dei diritti delle vittime, dimostrando che le sue parole non erano solo operazioni di marketing" dice Ineke Zeldenrust della Clean Clothes Campaign. E la critica di Clean Clothes riguarda anche il metodo attraverso cui si è arrivati a stabilire questa cifra. Nello scorso febbraio, l'azienda italiana aveva chiesto alla società di revisione Price Waterhouse Coopers (PWC), di stabilire l'ammontare del risarcimento. "Parliamoci chiaro, il comportamento di Benetton non è stato per niente trasparente. Il processo ha escluso tutti i sindacati e le organizzazioni che si occupano di diritti dei lavoratori" commenta Deborah Lucchetti della Campagna Abiti Puliti, sezione italiana della Clean Clothes Campaign.
La voce dei superstiti. E numerosi commenti arrivano in queste ore anche dal Bangladesh. Da chi in quel crollo ha perso tutto. "Benetton dovrebbe sapere quanto, a causa sue e degli altri marchi coinvolti, abbiamo sofferto per l'accaduto e adesso esce pubblicamente con 1,1 milioni di dollari. Questo è così irrispettoso per noi e per tutte le vittime Rana Plaza", il commento di Latif Sheikh, che quel giorno di due anni fa ha perso la moglie. Latif insieme alle altre famiglie delle vittime e ai superstiti mantengono la loro richiesta a Benetton di colmare quanto manca a raggiungere la cifra totale necessaria al fondo: altri sette milioni di dollari a fronte dei 23 già raccolti.
Avaaz: "Un prezioso precedente". "Il contributo di Benetton non è certamente sufficiente a risarcire la morte e le sofferenze causate dai loro vestiti. Ma è solo grazie alla richiesta di oltre un milione di persone che l'azienda ha finalmente cambiato posizione e deciso di contribuire", dice Dalia Hashad, direttore delle campagne di Avaaz. "Questo introduce un precedente per le imprese di tutto il mondo: quando dei lavoratori muoiono, non ci si può girare dall'altra parte. I riflettori vanno ora puntati sulle compagnie collegate alla tragedia e che ancora si rifiutano, come Carrefour e Walmart a livello internazionale o Manifattura Corona, Robe di Kappa e Yes Zee in Italia, affinché facciano la loro parte e mettano i fondi mancanti per consentire che tutte le vittime ricevano quello di cui hanno bisogno e che si meritano".
Benetton: "Orgoglio per il nostro impegno sociale". La posizione dell'azienda italiana è del tutto opposta. Dapprima una precisazione: la donazione si aggiunge a quella di cinquecentomila dollari già compiuta prima della nascita del Fondo. Poi la volontà di sottolineare la trasparenza del metodo utilizzato. Così Marco Airoldi, Amministratore Delegato di Benetton Group. "Sebbene non possa esistere alcun vero risarcimento per la tragica perdita di vite umane, ci auguriamo che questo meccanismo chiaro ed efficace per il calcolo dell'indennizzo venga utilizzato più ampiamente. Per questo abbiamo voluto mettere a disposizione il report di PwC a tutti gli stakeholder". Ancora: "Benetton vanta con orgoglio una tradizione d'impegno sociale. Siamo convinti che, lavorando a stretto contatto con i fornitori, possiamo contribuire a migliorare le condizioni di lavoro nelle fabbriche, in Bangladesh e in molte altre parti del mondo".
Il "concerto per macchine da cucine". E le manifestazioni per ricordare le vittime partono proprio dall'Italia. Oggi, 18 aprile alle 19, al Palazzo Ducale di Genova la Campagna Abiti Puliti in collaborazione con l'Associazione Culturale Hòferlab porterà in scena "136OOhZ concerto per macchine per cucire", una performance artistica curata da Sara Conforti. A seguire il dibattito "Mai più Rana Plaza. Attivismo, arte e giornalismo per una nuova età dei diritti". La settimana prossima sono previste azioni negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Belgio, in Francia, in Germania, in Spagna. In Bangladesh sindacati e Ong (come Workers Safety Forum, BLAST e BILS) daranno voce alle vittime di quel disastro che continua a far discutere.
Le critiche di Clean Clothes. La richiesta da parte delle associazioni all'azienda italiana, infatti, era ben altra. Alla Benetton era stato chiesto un versamento di cinque milioni di dollari. "Benetton ha avuto la possibilità di emergere come leader nella cura e nel rispetto dei diritti delle vittime, dimostrando che le sue parole non erano solo operazioni di marketing" dice Ineke Zeldenrust della Clean Clothes Campaign. E la critica di Clean Clothes riguarda anche il metodo attraverso cui si è arrivati a stabilire questa cifra. Nello scorso febbraio, l'azienda italiana aveva chiesto alla società di revisione Price Waterhouse Coopers (PWC), di stabilire l'ammontare del risarcimento. "Parliamoci chiaro, il comportamento di Benetton non è stato per niente trasparente. Il processo ha escluso tutti i sindacati e le organizzazioni che si occupano di diritti dei lavoratori" commenta Deborah Lucchetti della Campagna Abiti Puliti, sezione italiana della Clean Clothes Campaign.
La voce dei superstiti. E numerosi commenti arrivano in queste ore anche dal Bangladesh. Da chi in quel crollo ha perso tutto. "Benetton dovrebbe sapere quanto, a causa sue e degli altri marchi coinvolti, abbiamo sofferto per l'accaduto e adesso esce pubblicamente con 1,1 milioni di dollari. Questo è così irrispettoso per noi e per tutte le vittime Rana Plaza", il commento di Latif Sheikh, che quel giorno di due anni fa ha perso la moglie. Latif insieme alle altre famiglie delle vittime e ai superstiti mantengono la loro richiesta a Benetton di colmare quanto manca a raggiungere la cifra totale necessaria al fondo: altri sette milioni di dollari a fronte dei 23 già raccolti.
Avaaz: "Un prezioso precedente". "Il contributo di Benetton non è certamente sufficiente a risarcire la morte e le sofferenze causate dai loro vestiti. Ma è solo grazie alla richiesta di oltre un milione di persone che l'azienda ha finalmente cambiato posizione e deciso di contribuire", dice Dalia Hashad, direttore delle campagne di Avaaz. "Questo introduce un precedente per le imprese di tutto il mondo: quando dei lavoratori muoiono, non ci si può girare dall'altra parte. I riflettori vanno ora puntati sulle compagnie collegate alla tragedia e che ancora si rifiutano, come Carrefour e Walmart a livello internazionale o Manifattura Corona, Robe di Kappa e Yes Zee in Italia, affinché facciano la loro parte e mettano i fondi mancanti per consentire che tutte le vittime ricevano quello di cui hanno bisogno e che si meritano".
Benetton: "Orgoglio per il nostro impegno sociale". La posizione dell'azienda italiana è del tutto opposta. Dapprima una precisazione: la donazione si aggiunge a quella di cinquecentomila dollari già compiuta prima della nascita del Fondo. Poi la volontà di sottolineare la trasparenza del metodo utilizzato. Così Marco Airoldi, Amministratore Delegato di Benetton Group. "Sebbene non possa esistere alcun vero risarcimento per la tragica perdita di vite umane, ci auguriamo che questo meccanismo chiaro ed efficace per il calcolo dell'indennizzo venga utilizzato più ampiamente. Per questo abbiamo voluto mettere a disposizione il report di PwC a tutti gli stakeholder". Ancora: "Benetton vanta con orgoglio una tradizione d'impegno sociale. Siamo convinti che, lavorando a stretto contatto con i fornitori, possiamo contribuire a migliorare le condizioni di lavoro nelle fabbriche, in Bangladesh e in molte altre parti del mondo".
Il "concerto per macchine da cucine". E le manifestazioni per ricordare le vittime partono proprio dall'Italia. Oggi, 18 aprile alle 19, al Palazzo Ducale di Genova la Campagna Abiti Puliti in collaborazione con l'Associazione Culturale Hòferlab porterà in scena "136OOhZ concerto per macchine per cucire", una performance artistica curata da Sara Conforti. A seguire il dibattito "Mai più Rana Plaza. Attivismo, arte e giornalismo per una nuova età dei diritti". La settimana prossima sono previste azioni negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Belgio, in Francia, in Germania, in Spagna. In Bangladesh sindacati e Ong (come Workers Safety Forum, BLAST e BILS) daranno voce alle vittime di quel disastro che continua a far discutere.