ROMA - Il caso di Meriam Ibrahim Ishag, una giovane cristiana in procinto di partorire e madre di un bimbo di 20 mesi condannata a morte in Sudan per apostasia e poi liberata grazie alla mobilitazione internazionale, è ora un libro. "Il mio nome è Meriam", scritto dalla giornalista Antonella Napoli e pubblicato da Piemme, è arrivato in libreria proprio nei giorni in cui ricorreva l'anniversario della sentenza, poi ribaltata, a carico della giovane sudanese.
Non ha mai smesso di lottare. Incarcerata all'ottavo mese ha dato alla luce la sua bambina in condizioni durissime, incatenata. Anche per quella bambina Mariam non ha mai abbassato lo sguardo. Anche per lei non ha smesso di lottare. E con lei ha lottato l'autrice del libro, una giornalista italiana che ha promosso la campagna per portare il caso all'attenzione del mondo. La Napoli, da anni impegnata in campagne di sensibilizzazione per i diritti umani, ha raccontato la storia di Meriam e la campagna che si è animata in Italia e che ha visto il nostro Paese pienamente coinvolto nella sua liberazione. "Questa storia non è isolata - afferma Antonella Napoli - ci sono ancora tante, troppe bambine, ragazze, donne vittime della sharia. Troppe Meriam, Malala, Hina, Sanaa, Asia, Sakineh. Oggi più che mai".
Chi è l'autrice. Scrittrice e collaboratrice di Vanity Fair, Limes e Huffington Post, Napoli è l'unica giornalista italiana ad aver raccolto in un libro (ndr "Volti e colori del Darfur", Edizioni Gorée) le testimonianze delle donne vittime in Sudan di stupro, utilizzato come arma di guerra. Autrice del reportage "Andata e ritorno dall'inferno del Darfur", ha inoltre ricevuto la Medaglia di Rappresentanza della Presidenza della Repubblica.
Non ha mai smesso di lottare. Incarcerata all'ottavo mese ha dato alla luce la sua bambina in condizioni durissime, incatenata. Anche per quella bambina Mariam non ha mai abbassato lo sguardo. Anche per lei non ha smesso di lottare. E con lei ha lottato l'autrice del libro, una giornalista italiana che ha promosso la campagna per portare il caso all'attenzione del mondo. La Napoli, da anni impegnata in campagne di sensibilizzazione per i diritti umani, ha raccontato la storia di Meriam e la campagna che si è animata in Italia e che ha visto il nostro Paese pienamente coinvolto nella sua liberazione. "Questa storia non è isolata - afferma Antonella Napoli - ci sono ancora tante, troppe bambine, ragazze, donne vittime della sharia. Troppe Meriam, Malala, Hina, Sanaa, Asia, Sakineh. Oggi più che mai".
Chi è l'autrice. Scrittrice e collaboratrice di Vanity Fair, Limes e Huffington Post, Napoli è l'unica giornalista italiana ad aver raccolto in un libro (ndr "Volti e colori del Darfur", Edizioni Gorée) le testimonianze delle donne vittime in Sudan di stupro, utilizzato come arma di guerra. Autrice del reportage "Andata e ritorno dall'inferno del Darfur", ha inoltre ricevuto la Medaglia di Rappresentanza della Presidenza della Repubblica.