✕

Beirut, il Ramadan povero e triste dei siriani rifugiati

Testimonianze da uno dei tanti insediamenti informali che accolgono migliaia di rifugiati siriani nella Valle della Bekaa, nel nord del Libano. "Per noi non è solo questo. Durante il mese sacro ogni sera al tramonto la cena che conclude la giornata di digiuno è una festa che si condivide"
2 minuti di lettura
ANJAR (Libano) - Giovedì scorso è iniziato per il mondo islamico il mese sacro del Ramadan. "La maggior parte dei non islamici crede che il Ramadan sia solo un periodo di penitenza e preghiera". A parlare è Bassan Khalili, un religioso che ci accompagna in uno dei tanti insediamenti informali che accolgono migliaia di rifugiati siriani nella Valle della Bekaa, nel nord del Libano. "Per noi non è solo questo. Durante il mese sacro ogni sera al tramonto l'iftar (la cena che conclude la giornata di digiuno ndr) è una festa che si condivide con i parenti, gli amici e i vicini".

La festa negata. Davanti alla tenda che da più di un anno è la sua casa Zeinab prepara pochi sarma (foglie di vite riempite con riso e carne ndr), "Avremo solo questo per il nostro primo iftar, neppure un sarma per uno e senza carne, costa troppo per comprarla. Ad Aleppo la mia famiglia viveva il Ramadan con tanta gioia, tanti amici, tan…
ANJAR (Libano) - Giovedì scorso è iniziato per il mondo islamico il mese sacro del Ramadan. "La maggior parte dei non islamici crede che il Ramadan sia solo un periodo di penitenza e preghiera". A parlare è Bassan Khalili, un religioso che ci accompagna in uno dei tanti insediamenti informali che accolgono migliaia di rifugiati siriani nella Valle della Bekaa, nel nord del Libano. "Per noi non è solo questo. Durante il mese sacro ogni sera al tramonto l'iftar (la cena che conclude la giornata di digiuno ndr) è una festa che si condivide con i parenti, gli amici e i vicini".

La festa negata. Davanti alla tenda che da più di un anno è la sua casa Zeinab prepara pochi sarma (foglie di vite riempite con riso e carne ndr), "Avremo solo questo per il nostro primo iftar, neppure un sarma per uno e senza carne, costa troppo per comprarla. Ad Aleppo la mia famiglia viveva il Ramadan con tanta gioia, tanti amici, tanto cibo".

Da anni in rifugi improbabili. La tristezza e la nostalgia di Zeinab è comune alle circa mille famiglie che in rifugi improbabili da anni lottano per sopravvivere in questo campo. Uno dei tanti della regione. "Non sono un credente e in Siria non ho mai celebrato il Ramadan, ma da quando sono arrivato qui nel settembre del 2013 mangio talmente poco che in pratica faccio Ramadan tutto l'anno". Sorride Ahmed, un ventenne che tenta di sdrammatizzare. "Anzi durante il mese sacro la distribuzione alimentare un poco migliora, almeno i primi giorni tutte le associazioni islamiche si impegnano per portare qualcosa di più. D'altra parte, però, i commercianti libanesi per la festa aumentano i prezzi, come fanno i cristiani per il Natale".

Un abitante su quattro è un profugo. Il Libano ospita circa 1,5 milioni di rifugiati siriani e questo piccolo Paese, già afflitto da una pesante crisi economica, non è in grado di fornire loro un aiuto adeguato. Molti dei fondi promessi dai donatori internazionali non sono mai arrivati e la situazione di migliaia di rifugiati si fa ogni giorno più drammatica. A questo si devono aggiungere le tensioni politiche e sociali proprie del Paese dei Cedri, che un aumento repentino del 25% della popolazione sta acuendo. "Il mese sacro è il tempo della famiglia, dei vicini e degli amici  -  dice ancora Bassan Khalili  -  ci si incontra a casa o nei ristoranti per rompere il digiuno quotidiano e festeggiare. Ora per molti dei miei concittadini rifugiati in tutto il Paese questo è davvero impossibile".

Neanche una tazza d'acqua da offrire. Umm Rahaf il marito e la figlia arrivano da Raqqa, sono in Libano da più di due anni. Sul volto di Umm si sommano i segni della sofferenza alla fatica del digiuno. "È solo il secondo giorno di Ramadan ed è stato già molto duro. Non so come faremo a sopravvivere. Non abbiamo soldi e in questi giorni tutto è più caro, al digiuno religioso dovremo aggiungere la nostra fame di profughi?". Il primo giorno del mese sacro, Umm Rahaf è riuscita a cucinare solo un poco di mujadara, un piatto di riso e lenticchie. "Questo non è l'iftar che aveva sperato di celebrare, tanto meno dopo un'intera giornata di digiuno. Volevo un pasto a cui poter invitare i miei vicini, per festeggiare con loro".

La fuga verso l'occidente è la sola speranza. Molti dei rifugiati in Libano arrivano da quelle aree della Siria dove la guerra è stata più violenta e che ora sono in mano agli uomini di ISIS o del Fronte al-Nusra. Vengono da Raqqa, da Idlib o dalla regione di Aleppo. Hanno perso tutto e oggi sembra impossibile solo immaginare il loro ritorno. In Libano non riescono a lavorare e per i loro bambini è difficile anche andare a scuola. Così molti partono cercando di raggiungere l'Europa o addirittura il Canada. "Sto cercando i organizzarmi per andare in Turchia  -  dice  Ahmed  -  e da lì cercare di imbarcarmi o di arrivare in Germania via terra. Il viaggio mi costerà più di 2.000 dollari e spero di riuscire a trovarli presto. Non dirmi che è pericoloso, rispetto a quello che ho passato in Siria e per arrivare qui sarà una passeggiata. Poi qui cosa ho trovato? Fame, freddo e disperazione". In questi accampamenti il tradizionale saluto del mese sacro "Ramadan kareem", l'augurio di un Ramadan prospero e generoso, acquista un sapore davvero amaro.