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Africa, la memoria del pioniere che filmò i neri "carne da macello" durante la Grande Guerra

Restaurati dalla Cineteca di Bologna e presentati al Cinema Ritrovato, ritrovano la luce dopo quasi un secolo alcuni fra i filmati girati dal fotografo e regista tunisino Albert Samama Chicky durante la Prima Guerra Mondiale. Una riscoperta sorprendente, per tecnica cinematografica e memoria storica, fra i fiori all'occhiello di un Festival in costante crescita.
 

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BOLOGNA - Si tende a dimenticarlo, ma circa 7-8 milioni di africani - è impossibile avere dati certi - persero la vita durante la Grande Guerra. Sudditi presi e spediti al fronte dalle forze coloniali, un paio di stivali e le divise degli eserciti francese, belga, portoghese, britannico, tedesco. Impiegati nelle trincee, nelle prime linee, scudi umani alla stregua di un pezzo di carne da macello. Principali interpreti delle battaglie della Marna, di Ypres, di Aisne, di Verdun e di Fort Douamont, furono proprio i soldati africani a farsi largo fino a Belgrado. Era un secolo fa, il 1914-1918, ed il sogno di pace e crescita culturale della Belle Epoque si era infranto di schianto, come colpito da quel proiettile sparato da Gavrilo Princip contro Francesco Ferdinando d'Asburgo. Impazzava la guerra, gli Alleati contro gli Imperi Centrali e via via sempre più nazioni coinvolte, la logorante trincea, le perdite sempre più numerose sui vari fronti, fino agli armistizi del 1918. Un conflitto sanguinoso, traumatizzante, pronto a riaccendersi poco più di vent'anni dopo con modalità ancora peggiori.

Albert Samama Chikly, il pioniere. Ma facciamo un passo indietro. Nel 1897, per la prima volta, l'obiettivo di una cinepresa si apre sull'Africa: il girare della manovella immortala le prime immagini in movimento della Storia della Tunisia. Si tratta di vedute di Tunisi, la stazione ed il porto, realizzate da Alexandre Promio, operatore francese in giro per il mondo per conto dei Lumière. Dal colonialismo che tanto ha tolto, arrivano i progressi tecnici di recente invenzione, la pellicola a piccolo formato, le macchine fotografiche, le cineprese. Albert Samama Chikly, altolocato borghese franco-tunisino di larghe vedute e moglie italiana, ne diviene il pioniere africano, dimostrando talento e coraggio per realizzare le proprie opere, che si dimostreranno per il tempo assolutamente rivoluzionarie. Dall'emotività dei suoi scatti fotografici e dalla classe delle vedute in movimento, appare evidente il talento di Chikly come fotografo e cineoperatore, pronto a salire, nei primi anni del Novecento, su un pallone aerostatico, o a scendere 40 metri sotto la superficie del mare con un sottomarino di legno pur di immortalare la realtà. Ma non mancheranno, nella sua poliedrica carriera, film di finzione, sceneggiati ed interpretati dalla figlia Haydèe, su tutti Zohra (1922), del quale ci sono giunti solo dieci minuti su oltre un'ora.

Il periodo bellico. Il Cinema Ritrovato, kermesse di sole retrospettive e rara cinefilia giunta all'edizione numero 29, che s'è tenuta recentemente a Bologna, ha omaggiato Albert Samama Chicky con la proiezione di ben quattro programmi a lui dedicati. Restaurate dalla Cineteca di Bologna, le parti superstiti del suo lavoro mostrano - dalle prime vedute fino alla fiction, passando per il periodo bellico - l'unione fra la curiosità del cronista e la sensibilità del cineasta, vicino ai fatti e agli uomini ma anche sublime narratore per immagini, testimonianza e memoria di un tempo, di un luogo, di una condizione. Di emozioni. Nel gennaio 1916, Chicky si arruola nell'esercito francese per realizzare reportage di guerra, dall'anno successivo affiancherà la macchina da presa a quella fotografica.

I volti e la memoria. I soldati, per lo più africani, stanchi ma sorridenti dopo la battaglia, approfittano di una piccola pausa in riva al mare per fare un bagno. Li vediamo nudi correre sulla battigia, spensierati, come per lasciarsi la guerra alle spalle, e con lei la paura, la morte, la devastazione. L'offensive de Verdun du 20 Aout 1917 è primo cortometraggio-cinegiornale di guerra di Chikly sopravvissuto al tempo e all'infiammabilità del nitrato. Contiene, intrappolata nel pigro scorrere di 16 fotogrammi al secondo (lo standard a 24 verrà coniato solo con l'avvento del sonoro), una carrellata di volti senza nome, che rivivono sullo schermo a distanza di un secolo. La loro speranza di tornare a casa è stata con ogni probabilità fugata, e solo una piccola parte di questi visi, forse nemmeno uno, si è potuta di nuovo illuminare alla visione dei propri cari. Chikly, non sapremo mai se conscio o meno dei propri intenti antropologici, ha reso loro un po' di giustizia con la sua cinepresa, portandoci memoria del loro passaggio.

Le bombe e la necessità del racconto. Gli addestramenti, le baionette, gli arrivi delle truppe e le sanguinose battaglie. L'attesa nel freddo o nel caldo insopportabili della trincea, le visite dei più alti in grado, le città devastate. Le panoramiche di un'ampiezza ai limiti dell'impossibile per i mezzi degli anni Dieci, perizia tecnica sorprendente in grado di accentuare ulteriormente la portata emotiva delle immagini. La produzione bellica di Samama Chikly non ha bisogno di cartelli, è il linguaggio cinematografico che parla, è l'immagine che racconta, emoziona, ricorda. Un Cinema che nasce dalla necessità di mostrare una realtà che atterrisce, cercando e trovando nuove forme per farlo.

Il rischio e la catarsi nel filmare. La sequenza dei bombardamenti in particolare, inserita nella serie di vedute Terre Sacrée, anticipa di quasi 80 anni l'Apocalisse nel Deserto di Werner Herzog: Chikly, con lo stesso amore spavaldo del bavarese davanti ai pozzi di petrolio in fiamme, rimane in mezzo alle bombe che cadono, conscio di poter essere colpito, a girare la manovella per immortalare il cielo e la terra che si rischiarano di esplosioni. L'atto stesso di filmare diventa rischio e catarsi, morte e immortalità. Sullo schermo, l'effetto è ancora oggi straniante, emozionante, vitale. Ci permette, cent'anni dopo, di capire davvero cosa è stata la Grande Guerra, di provarne sulla pelle la paura e la distruzione. Ci permette, cent'anni dopo, di ricordare le troppe vittime dimenticate, dall'estremo Nord dell'Europa al caldo equatoriale dell'Africa. Vittime che avevano la sola colpa di vivere nella loro Terra, a migliaia di chilometri dal sovrano.

Come vedere i film. Questo sarà meno semplice: una distribuzione in sala, per una serie di film di non fiction datata 1917-19, di durata varia fra i 4 e i 17 minuti, è pressoché impossibile. Ma non è escluso che la Cineteca di Bologna, in possesso del materiale restaurato, decida di farne un'uscita in DVD o Blu-Ray. Vista l'importanza storica e cinematografica dei documenti, sarebbe una scelta fondamentale perché questo materiale non rischi di finire nuovamente nell'oblio, soffocato dal peso degli anni e dalle gravi amnesie sociali di cui l'essere umano è così capace.