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Microcredito in Italia, opportunità per abbattere disuguaglianze di genere

"Il Microcredito per sfidare la crisi. Istituzioni, operatori ed esperienze concrete a confronto" è stato il tema di un confronto che s'è svolto alla Camera dei Deputati in collaborazione con l'Ente Nazionale per il Microcredito. Simona Lanzoni, vicepresidente e responsabile progetti di Fondazione Pangea ragiona su quell'incontro
 

 
 
 
 
 
 
 
 

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ROMA - Dal 2003 Fondazione Pangea ha costruito progetti di microcredito connessi ai diritti in diversi paesi del mondo con e per le donne. Abbiamo esperienze in zone di conflitto a bassa intensità, come l'Afghanistan o segnate da sviluppo a due velocità come l'India, in cui ricchi e poveri convivono nell'era delle diseguaglianze. Da qualche anno ci siamo anche cimentati in Italia, per creare emancipazione economica e traguardi nel rispetto dei diritti. Il mio intervento, durante l'incontro alla Camera, ha voluto sottolineare l'importanza della questione di genere all'interno del microcredito e l'importanza dell'accompagnamento.

Al mondo ogni 10 persone povere, 6 sono donne . Ogni 10 persone nel mondo che vivono sotto la soglia della povertà, 6 sono donne. Dati recenti della Banca Mondiale sottolineano che 1,3 miliardi di donne sono fuori dal sistema finanziario, il 75% non può ricevere prestiti  a causa del lavoro mal retribuito, precario, quasi mai nei posti decisionali, o a causa di leggi contrarie. Le donne da sempre nel mondo, Italia compresa, pur di lavorare devono accettare condizioni a ribasso. Tutto questo influisce nella qualità e nella quantità di reddito percepito rispetto agli uomini e affievolisce il potere di consumo e di acquisto di proprietà, terra, beni immobili, che sono alla base  delle garanzie per la concessione del credito degli istituti bancari.
 
Gli stereotipi cristallizzati dalla disuguaglianza. La diseguaglianza tra uomini e donne si è cristallizzata nei secoli attraverso stereotipi, pratiche discriminanti e violenze, e crea ancora oggi ingiustizia nell'accesso ai diritti, alla possibilità di realizzarsi sul lavoro, all'accesso al credito. Il microcredito, concepito nel suo ideale, ribalta questo paradigma, riconoscendo il pieno apporto e il contributo fondamentale alla creazione di benessere ed economia del 52% della popolazione mondiale, le donne. Per questo le donne ne sono le clienti privilegiate. Ciò anche se nella pratica la maggioranza degli operatori hanno un approccio semplicemente di business verso le clienti.
 
Il riconoscimento, a partire da sé. Anche in Italia, infatti, Fondazione Pangea svolge un lavoro di accompagnamento, guardando più alla qualità che alla quantità, anche a costo di orientare le donne a non prendere il credito. Ciò perché punta a diminuire i rischi di esposizione creditizia per la donna che vuole cimentarsi in una nuova impresa e i rischi di asimmetria informativa (informazioni sui clienti) per la banca che eroga il finanziamento. L'Unico vero problema che si sta ponendo in questi tempi, dopo i regolamenti bancari del dicembre 2014, è che in Italia questi servizi, chiamati "ausiliari", rappresentano un lavoro complesso che richiede più professionalità messe a disposizione, in modo trasversale e contemporaneo. Un lavoro che va oltre il semplice fatto di ricevere un business plan compilato della propria impresa.

La vera sfida di oggi. Al momento, questi servizi non sono finanziati da nessun ente pubblico o banca. Forse dovrebbero essere le future e futuri imprenditori ad assumersi il costo dell'accompagnamento, ma non ci sono sempre i termini per farlo anzi, quasi mai. La vera sfida oggi è proprio questa: che tipo di "sistema microcredito" vogliamo strutturare in Italia? Quello per rendere il microimprenditore o imprenditrice  sostenibili anche nella vita, oppure quello che dimostra di aver erogato molti soldi senza guardare alla qualità? Questa è la domanda finale del mio intervento posta ai rappresentanti delle istituzioni del Governo, della Camera dei Deputati e dell'Ente Nazionale del Microcredito presenti al convegno. La risposta rimane aperta, staremo a vedere gli sviluppi futuri in questi mesi.

* Simona Lanzoni della Fondazione Pangea