ROMA – Negli ultimi decenni le elezioni nel Paese dell'Africa Occidentale hanno dato vita a lotte intestine tra fazioni ed esponenti politici. Più di tremila ivoriani sono morti all'indomani delle votazioni che hanno decretato nel 2010 l'ascesa al potere di Alassane Ouattara e l'arresto per crimini contro l'umanità del predecessore Laurent Gbagbo.
Urne aperte. Le presidenziali di ottobre potrebbero porre fine una volta per tutte alle tensioni interne e dare un'ulteriore accelerazione alla crescita economica della Costa D'Avorio. Con un decreto il governo ha ufficializzato la data del 25 ottobre come prima chiamata alle urne. Dal 5 agosto la commissione elettorale indipendente che vigila e organizza la tornata elettorale ha aperto l'iscrizione dei candidati alle presidenziali, ma secondo sondaggi interni il favorito sembra essere il presidente uscente Ouattara.
Lo scorso luglio europarlamentari e importanti personaggi di spicco del mondo della politica e dell'economia hanno firmato un appello indirizzato agli attorai politici ivoriani per "intraprendere ogni necessaria iniziativa affinché le prossime elezioni siano pacifiche, democratiche e aperte alla partecipazione di tutti" e alla comunità internazionale responsabile di vigilare sulla democraticità delle elezioni "nella chiara consapevolezza che solo la regolarità di queste elezioni potrà consentire l'avvio di una fase libera dalle violenze del passato, e favorire la crescita economica e sociale necessarie per battere la povertà di gran parte della popolazione".
La critica di Hrw contro la corte penale. Con un rapporto di 88 pagine l'organizzazione Human rights watch ha accusato l'operato della Corte penale internazionale incaricata di indagare sugli scontri che nel periodo post elettorale 2010-2011 hanno ucciso più di 3 mila ivoriani. Nonostante i risultati delle commissioni d'indagine Onu, il tribunale dell'Aia ha preso in considerazione unicamente gli atti di violenza perpretati dalle forze allineate con l'ex presidente Gbagbo tralasciando di indagare anche sui simpatizzanti di Ouattara, anche loro responsabili di delitti e violenze. Ad esser limitate sono anche le zone prese in considerazione. La Cip infatti si è concentrata sui fatti che hanno interessato Abidjan, la capitale commerciale del Paese, nonostante alcuni dei peggiori abusi siano avvenuti nella regioni occidentali. Una serie di decisioni che da un lato hanno fortemente limitato l'efficacia dell'operato, dall'altro hanno alimentato lo scontento di quella parte di popolazione che si è sentita abbandoata anche dalla comunità internazionale. "Da parte della Corte penale internazionale - ha detto Elizabeth Evenson, Senior counsel di Human Rights Watch - sono necessarie ulteriori indagini. Ma finora l'attenzione data alle forze pro-Ggbabo ha polarizzato profondamente l'opinione pubblica nei confronti del tribunale dell'Aia. Molte vittime ritengono che la corte abbia ignorato la loro sofferenza".
Pochi fondi per la giustizia. La palese parzialità della Corte è dovuta in parte alla mancanza di contatti diretti con le persone interessate dalle violenze nel 2011. Per evitare che questo accada è stato istituito un'Unità di ricerca interna alla Corte penale responsabile della raccolta di informazioni neutrali circa i procedimenti giudiziari nel Paese. Ma a causa della scarsità dei fondi a disposizione, l'unità può lavorare in modo discontinuo o utilizzando come mediatori alcune organizzazioni del luogo. "La Costa D'Avorio - ha aggiunto Evansons - ha rivelato tutte le insidie che si possono nascondere dietro all'approccio unilaterale della Corte". "La decisione di rafforzare l'impatto della corte sul territorio - ha concluso - non dovrebbe avere ulteriore riflessioni. I membri dovrebbero assicurare risorse sufficienti per far in modo che la sua giustizia abbia un peso anche a livello locale".
Urne aperte. Le presidenziali di ottobre potrebbero porre fine una volta per tutte alle tensioni interne e dare un'ulteriore accelerazione alla crescita economica della Costa D'Avorio. Con un decreto il governo ha ufficializzato la data del 25 ottobre come prima chiamata alle urne. Dal 5 agosto la commissione elettorale indipendente che vigila e organizza la tornata elettorale ha aperto l'iscrizione dei candidati alle presidenziali, ma secondo sondaggi interni il favorito sembra essere il presidente uscente Ouattara.
Lo scorso luglio europarlamentari e importanti personaggi di spicco del mondo della politica e dell'economia hanno firmato un appello indirizzato agli attorai politici ivoriani per "intraprendere ogni necessaria iniziativa affinché le prossime elezioni siano pacifiche, democratiche e aperte alla partecipazione di tutti" e alla comunità internazionale responsabile di vigilare sulla democraticità delle elezioni "nella chiara consapevolezza che solo la regolarità di queste elezioni potrà consentire l'avvio di una fase libera dalle violenze del passato, e favorire la crescita economica e sociale necessarie per battere la povertà di gran parte della popolazione".
La critica di Hrw contro la corte penale. Con un rapporto di 88 pagine l'organizzazione Human rights watch ha accusato l'operato della Corte penale internazionale incaricata di indagare sugli scontri che nel periodo post elettorale 2010-2011 hanno ucciso più di 3 mila ivoriani. Nonostante i risultati delle commissioni d'indagine Onu, il tribunale dell'Aia ha preso in considerazione unicamente gli atti di violenza perpretati dalle forze allineate con l'ex presidente Gbagbo tralasciando di indagare anche sui simpatizzanti di Ouattara, anche loro responsabili di delitti e violenze. Ad esser limitate sono anche le zone prese in considerazione. La Cip infatti si è concentrata sui fatti che hanno interessato Abidjan, la capitale commerciale del Paese, nonostante alcuni dei peggiori abusi siano avvenuti nella regioni occidentali. Una serie di decisioni che da un lato hanno fortemente limitato l'efficacia dell'operato, dall'altro hanno alimentato lo scontento di quella parte di popolazione che si è sentita abbandoata anche dalla comunità internazionale. "Da parte della Corte penale internazionale - ha detto Elizabeth Evenson, Senior counsel di Human Rights Watch - sono necessarie ulteriori indagini. Ma finora l'attenzione data alle forze pro-Ggbabo ha polarizzato profondamente l'opinione pubblica nei confronti del tribunale dell'Aia. Molte vittime ritengono che la corte abbia ignorato la loro sofferenza".
Pochi fondi per la giustizia. La palese parzialità della Corte è dovuta in parte alla mancanza di contatti diretti con le persone interessate dalle violenze nel 2011. Per evitare che questo accada è stato istituito un'Unità di ricerca interna alla Corte penale responsabile della raccolta di informazioni neutrali circa i procedimenti giudiziari nel Paese. Ma a causa della scarsità dei fondi a disposizione, l'unità può lavorare in modo discontinuo o utilizzando come mediatori alcune organizzazioni del luogo. "La Costa D'Avorio - ha aggiunto Evansons - ha rivelato tutte le insidie che si possono nascondere dietro all'approccio unilaterale della Corte". "La decisione di rafforzare l'impatto della corte sul territorio - ha concluso - non dovrebbe avere ulteriore riflessioni. I membri dovrebbero assicurare risorse sufficienti per far in modo che la sua giustizia abbia un peso anche a livello locale".