ROMA - Nessuna giustizia per le donne violentate e abusate nel novembre del 2012 da alcuni membri dell'esercito congolese. Nonostante il rilievo che i media hanno dato alla vicenda, il governo non ha saputo fare giustizia lasciando le vittime sole nel dolore. Dei 39 imputati nel processo per crimini di guerra, solo due militari di basso grado sono stati ritenuti colpevoli. Mentre gli altri hanno ricevuto condanne per omicidi e furti, ma le pene non sono state ancora applicate.
I fatti. Nel 2012, durante l'avanzata dell'M23, l'esercito rivoluzionario congolese, le forze governative ripararono nella piccola città di Minova, vicino Goma nel Nord Kivu. Durante la ritirata i militari congolesi non si fecero scrupoli ad uccidere, stuprare e derubare gli abitanti del paese. Tra le donne vittime di violenza anche giovani e bambine di appena sei anni. Un'efferatezza che ha reso quello di Minova uno degli stupri di gruppo più atroci nella storia del paese. Il clamore suscitato da quanto successo ha portato al rinvio a giudizio di 39 militari con l'accusa di crimini di guerra. Ma in soli cinque mesi il tribunale ha sentenziato che solo due tra loro, entrambi di basso grado, erano colpevoli di violenze sessuali. La maggior parte degli imputati è stata condannata per rapina e a nessun ufficiale di grado superiore sono state addebitate responsabilità. Inoltre, la corte ha ordinato allo Stato di risarcire le vittime di Minova, che ad oggi stanno ancora aspettando.
Ma chi sono gli M23? Nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) - ma il discorso potrebbe valere anche in molti dei 54 Stati del continente - la ragione dell'esistenza di certi gruppi sedicenti "ricoluzionari" va cercata "dietro le quinte" della scena di guerra. Basta fare capolino per scoprire, in sostanza, che ci si trova di fronte l'ennesimo conflitto per procura, protagonisti un esercito straniero (quello ruandese) che vìola i confini di un paese sovrano (la RDC) per occupare un territorio (il Nord Kivu) ricchissimo di petrolio ed altre "meraviglie" minerarie, indispensabili per la produzione di computer e cellulari. Tutto in nome e per conto di alcuni Stati occidentali, come il Regno Unito, la Francia, il Belgio, gli Usa... Potenze che avvertono la minaccia rappresentata dagli accordi che il governo di Joseph Kabila, presidente della RDC, ha imbastito con la Cina per lo sfruttamento di una parte cospicua dei giacimenti.
Un esempio per tutti. Il processo di Minova, dunque, ha messo in luce i limiti e i difetti del sistema giuridico congolese ancora impreparato ad affrontare procedimenti per crimini di guerra o riguardanti i diritti umani. "Il processo per stupro di Minova - afferma Géraldine Mattioli-Zeltne, direttrice del settore Giustizia Internazionale di Human rights watch (Hrw) - è stata una grande delusione per le vittime di uno dei peggiori stupri di massa nel paese negli ultimi anni". "Le autorità congolesi - continua - dovrebbero imparare da questo caso e garantire in futuro una giustizia più efficace".
Un fallimento su tutta la linea. A Minova la giustizia ha fallito non solo nel punire i responsabili, ma anche nel garantire un giusto processo agli imputati. Secondo il rapporto di Hrw: "Giustizia sotto processo", sia le vittime che i carnefici della cittadina nel Nord Kivu non hanno goduto delle tutele che la legge offre alle parti coinvolte. In primo luogo le tesi dell'accusa sono risultate del tutto inadeguate sia per l'incapacità di fondo nel reperire fonti di prova in una scena del crimine di massa così complessa, sia per la mancanza di competenza giuridica su tali crimini da parte del pm incaricato. Non è andata meglio agli imputati. L'esercito, nonostate alcuni soldati implicati abbiano dichiarato al Washington Post di aver eseguito gli ordini arrivati dall'alto, non ha mostrato collaborazione per individuare i responsabili. Al contrario ha esposto al giudizio della corte solo militari di gradi inferiori e non ha assicurato loro un sostegno legale adeguato. "Districare una struttura di comando - prosegue Mattioli-Zelter - e perseguire ufficiali di grado superiore richiedono competenze specifiche e coraggio politico, entrambi molto scarsi nel caso Minova".
Interventi urgenti. Il processo di Minova è solo uno dei casi di mala giustizia congolese nei casi di crimini di guerra e violazioni di diritti umani. Secondo Hrw il governo dovrebbe creare una strttura specializzata in indagini per centralizzare e sviluppare le competenze del personale nel gestire i reati più gravi, come la violenza sessuale. Inoltre dovrebbero essere garantiti un'adeguata rappresentanza legale agli imputati e l'imparzialità delle corti giudicanti. Per quanto riguarda il reato di stupro, lo stato dovrebbe svilupare centri sanitari specializzati in medicina legale e nel trattamento delle vittime di stupro. "I casi trattati dalla corte penale internazionale - conclude Mattioli Zeltner - graffiano solo la superficie dell'impunità che persiste in Congo da decenni. Il governo deve fare di più per edificare un sistema giuridico credibile per le vittime e inviare il messaggio che nessuno è al di là della legge".
I fatti. Nel 2012, durante l'avanzata dell'M23, l'esercito rivoluzionario congolese, le forze governative ripararono nella piccola città di Minova, vicino Goma nel Nord Kivu. Durante la ritirata i militari congolesi non si fecero scrupoli ad uccidere, stuprare e derubare gli abitanti del paese. Tra le donne vittime di violenza anche giovani e bambine di appena sei anni. Un'efferatezza che ha reso quello di Minova uno degli stupri di gruppo più atroci nella storia del paese. Il clamore suscitato da quanto successo ha portato al rinvio a giudizio di 39 militari con l'accusa di crimini di guerra. Ma in soli cinque mesi il tribunale ha sentenziato che solo due tra loro, entrambi di basso grado, erano colpevoli di violenze sessuali. La maggior parte degli imputati è stata condannata per rapina e a nessun ufficiale di grado superiore sono state addebitate responsabilità. Inoltre, la corte ha ordinato allo Stato di risarcire le vittime di Minova, che ad oggi stanno ancora aspettando.
Ma chi sono gli M23? Nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) - ma il discorso potrebbe valere anche in molti dei 54 Stati del continente - la ragione dell'esistenza di certi gruppi sedicenti "ricoluzionari" va cercata "dietro le quinte" della scena di guerra. Basta fare capolino per scoprire, in sostanza, che ci si trova di fronte l'ennesimo conflitto per procura, protagonisti un esercito straniero (quello ruandese) che vìola i confini di un paese sovrano (la RDC) per occupare un territorio (il Nord Kivu) ricchissimo di petrolio ed altre "meraviglie" minerarie, indispensabili per la produzione di computer e cellulari. Tutto in nome e per conto di alcuni Stati occidentali, come il Regno Unito, la Francia, il Belgio, gli Usa... Potenze che avvertono la minaccia rappresentata dagli accordi che il governo di Joseph Kabila, presidente della RDC, ha imbastito con la Cina per lo sfruttamento di una parte cospicua dei giacimenti.
Un esempio per tutti. Il processo di Minova, dunque, ha messo in luce i limiti e i difetti del sistema giuridico congolese ancora impreparato ad affrontare procedimenti per crimini di guerra o riguardanti i diritti umani. "Il processo per stupro di Minova - afferma Géraldine Mattioli-Zeltne, direttrice del settore Giustizia Internazionale di Human rights watch (Hrw) - è stata una grande delusione per le vittime di uno dei peggiori stupri di massa nel paese negli ultimi anni". "Le autorità congolesi - continua - dovrebbero imparare da questo caso e garantire in futuro una giustizia più efficace".
Un fallimento su tutta la linea. A Minova la giustizia ha fallito non solo nel punire i responsabili, ma anche nel garantire un giusto processo agli imputati. Secondo il rapporto di Hrw: "Giustizia sotto processo", sia le vittime che i carnefici della cittadina nel Nord Kivu non hanno goduto delle tutele che la legge offre alle parti coinvolte. In primo luogo le tesi dell'accusa sono risultate del tutto inadeguate sia per l'incapacità di fondo nel reperire fonti di prova in una scena del crimine di massa così complessa, sia per la mancanza di competenza giuridica su tali crimini da parte del pm incaricato. Non è andata meglio agli imputati. L'esercito, nonostate alcuni soldati implicati abbiano dichiarato al Washington Post di aver eseguito gli ordini arrivati dall'alto, non ha mostrato collaborazione per individuare i responsabili. Al contrario ha esposto al giudizio della corte solo militari di gradi inferiori e non ha assicurato loro un sostegno legale adeguato. "Districare una struttura di comando - prosegue Mattioli-Zelter - e perseguire ufficiali di grado superiore richiedono competenze specifiche e coraggio politico, entrambi molto scarsi nel caso Minova".
Interventi urgenti. Il processo di Minova è solo uno dei casi di mala giustizia congolese nei casi di crimini di guerra e violazioni di diritti umani. Secondo Hrw il governo dovrebbe creare una strttura specializzata in indagini per centralizzare e sviluppare le competenze del personale nel gestire i reati più gravi, come la violenza sessuale. Inoltre dovrebbero essere garantiti un'adeguata rappresentanza legale agli imputati e l'imparzialità delle corti giudicanti. Per quanto riguarda il reato di stupro, lo stato dovrebbe svilupare centri sanitari specializzati in medicina legale e nel trattamento delle vittime di stupro. "I casi trattati dalla corte penale internazionale - conclude Mattioli Zeltner - graffiano solo la superficie dell'impunità che persiste in Congo da decenni. Il governo deve fare di più per edificare un sistema giuridico credibile per le vittime e inviare il messaggio che nessuno è al di là della legge".