"There is no time left: climate change, environmental threats, and human rights in Turkana County, Kenya": questo il titolo del report col quale Human Rights Watch ha denunciato pochi giorni fa la drammatica situazione in cui versa la popolazione del Turkana, la regione più povera del Kenya, costretta ogni giorno ad affrontare mille difficoltà per aver accesso a diritti di base come cibo e acqua.
Una regione in ginocchio. I cambiamenti climatici e i progetti di sviluppo, ormai sempre più diffusi in tutta l'Africa, stanno minacciando la salute e il sostentamento dell'1,2 milioni di indigeni che abitano questa zona a nordest del Paese e il reportage, presentato a Nairobi in occasione della conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si terrà a Bonn, Germania, dal 19 al 23 ottobre, sottolinea le crescenti difficoltà affrontate dal Governo kenyota nel tentativo di assicurare cibo, salute, sicurezza e accesso all'acqua alla popolazione, già duramente provata dalla miseria. "La combinazione tra cambiamenti climatici, improvviso sviluppo economico e aumento della popolazione rappresenta una minaccia concreta per la sopravvivenza di queste persone", ha detto Joseph Amon, direttore del settore salute e diritti umani per Human Rights Watch. "Il lago Turkana rischia di scomparire, e con lui anche la gente che vive lì".
I cambiamenti climatici. Tra il 1967 e il 2012, stando alle rilevazioni della stazione meteorologica della capitale del Turkana, il range di temperatura è aumentato di 2 e 3°C e la portata delle precipitazioni è cambiata drasticamente, facendo diventare più breve e arida quella che un tempo era la lunga e preziosa stagione delle piogge.
L'ipersfruttamento delle risorse idriche. Anche i progetti rivolti alla produzione di energia idroelettrica e canna da zucchero, avviati in Etiopia nella valle dell'Omo, minacciano di ridurre il livello del lago (ad ora la più grande distesa d'acqua al mondo situata in un deserto) e quindi anche la sopravvivenza dei suoi 300mila abitanti, che vivono per lo più di pesca e pastorizia. Vari esperti hanno già pronosticato che lo specchio d'acqua presto si ridurrà a due semplici pozze, con conseguente morìa dei pesci e alterazione dell'intero ecosistema.
L'acqua è un bene sempre più raro. Le donne e le ragazze del Turkana ormai sono costrette a camminare per chilometri per portare l'acqua al villaggio, ogni giorno è una lotta per la sopravvivenza. I bambini si ammalano, l'acqua da bere e per lavarsi è un bene sempre più prezioso, da centellinare. "Come farò a sopravvivere quando i miei animali saranno morti e il lago scomparso?", ha chiesto un anziano indigeno turkana agli operatori di Human Rights Watch.
L'appello alle Nazioni Unite. A Bonn, durante la conferenza dedicata ai cambiamenti del clima, si parlerà appunto di come la tutela dei diritti umani possa integrarsi con i progetti ambientali, e i governi discuteranno di come ridurre le emissioni così da limitare l'aumento delle temperature globali. Human Rights Watch ovviamente auspica che, in sede decisionale, i Paesi si attivino per dare una mano a questa popolazione: ormai non c'è più tempo da perdere.
Tra le più artistiche forme di reportage realizzate finora su questa drammatica situazione anche una mostra fotografica, "Turkana", del fotografo Brent Stirton, che ha documentato le sfide che ogni giorno i kenyoti di questa regione devono affrontare per sopravvivere.
Una regione in ginocchio. I cambiamenti climatici e i progetti di sviluppo, ormai sempre più diffusi in tutta l'Africa, stanno minacciando la salute e il sostentamento dell'1,2 milioni di indigeni che abitano questa zona a nordest del Paese e il reportage, presentato a Nairobi in occasione della conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si terrà a Bonn, Germania, dal 19 al 23 ottobre, sottolinea le crescenti difficoltà affrontate dal Governo kenyota nel tentativo di assicurare cibo, salute, sicurezza e accesso all'acqua alla popolazione, già duramente provata dalla miseria. "La combinazione tra cambiamenti climatici, improvviso sviluppo economico e aumento della popolazione rappresenta una minaccia concreta per la sopravvivenza di queste persone", ha detto Joseph Amon, direttore del settore salute e diritti umani per Human Rights Watch. "Il lago Turkana rischia di scomparire, e con lui anche la gente che vive lì".
I cambiamenti climatici. Tra il 1967 e il 2012, stando alle rilevazioni della stazione meteorologica della capitale del Turkana, il range di temperatura è aumentato di 2 e 3°C e la portata delle precipitazioni è cambiata drasticamente, facendo diventare più breve e arida quella che un tempo era la lunga e preziosa stagione delle piogge.
L'ipersfruttamento delle risorse idriche. Anche i progetti rivolti alla produzione di energia idroelettrica e canna da zucchero, avviati in Etiopia nella valle dell'Omo, minacciano di ridurre il livello del lago (ad ora la più grande distesa d'acqua al mondo situata in un deserto) e quindi anche la sopravvivenza dei suoi 300mila abitanti, che vivono per lo più di pesca e pastorizia. Vari esperti hanno già pronosticato che lo specchio d'acqua presto si ridurrà a due semplici pozze, con conseguente morìa dei pesci e alterazione dell'intero ecosistema.
L'acqua è un bene sempre più raro. Le donne e le ragazze del Turkana ormai sono costrette a camminare per chilometri per portare l'acqua al villaggio, ogni giorno è una lotta per la sopravvivenza. I bambini si ammalano, l'acqua da bere e per lavarsi è un bene sempre più prezioso, da centellinare. "Come farò a sopravvivere quando i miei animali saranno morti e il lago scomparso?", ha chiesto un anziano indigeno turkana agli operatori di Human Rights Watch.
L'appello alle Nazioni Unite. A Bonn, durante la conferenza dedicata ai cambiamenti del clima, si parlerà appunto di come la tutela dei diritti umani possa integrarsi con i progetti ambientali, e i governi discuteranno di come ridurre le emissioni così da limitare l'aumento delle temperature globali. Human Rights Watch ovviamente auspica che, in sede decisionale, i Paesi si attivino per dare una mano a questa popolazione: ormai non c'è più tempo da perdere.
Tra le più artistiche forme di reportage realizzate finora su questa drammatica situazione anche una mostra fotografica, "Turkana", del fotografo Brent Stirton, che ha documentato le sfide che ogni giorno i kenyoti di questa regione devono affrontare per sopravvivere.