Mondo Solidale

Repubblica Dominicana, uomini senza stato. La dura lotta degli apolidi contro la discriminazione

Nonostante una legge del 2014 per regolarizzare coloro che sono senza una cittadinanza, ancora sono decine di migliaia le persone invisibili agli occhi dello Stato

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ROMA - Non possono studiare, lavorare, curarsi. Il motivo? Nessuno Stato al mondo li riconosce come suoi cittadini. E' questo il destino di decine di migliaia di persone che a causa delle leggi discriminatorie della Repubblica Dominicana, non hanno accesso ai servizi. Sono apolidi. Una parola che definisce un'esistenza privata di diritti e di speranze. Nella Repubblica Dominicana si stima che siano circa un milione i cittadini soprattutto di origini haitiane cui è stato negato o sottratto lo status di cittadino.

Nessun documento. Un semplice foglio di carta può cambiare l'esistenza. Privati dei documenti d'identità, gli apolidi sono tagliati fuori dalla vita socio-economica dello Stato con forti ripercussioni sulle possibilità di emancipazione e miglioramento delle proprie condizioni. Senza documenti infatti è impossibile esercitare i propri diritti, studiare, curarsi, denunciare abusi. In un rapporto di Amnesty International, gli apolidi sono definiti "cittadini fantasma". "Senza documenti - spiega Chiara Liguori, ricercatrice sui Caraibi di Amnesty -  le persone non possono accedere a lavori formali perché non possono firmare un contratto di lavoro. Senza documenti, gli apolidi non possono viaggiare fuori dal Paese e spesso limitano i loro viaggi all'interno per paura di essere arrestati ed essere espulsi verso Haiti. Se sono vittime di abusi o violazioni di diritti umani non possono sporgere denuncia. Per questo diciamo che sono 'cittadini fantasma', perché le loro vite si svolgono nell'incertezza e nell'anonimato".

Vite da fuorilegge. Dagli anni Novanta il governo di Santo Domingo ha dato il via a una serie di leggi mirate a discriminare gli stranieri, in particolar modo le persone provenienti dalla vicina Haiti. Un percorso fatto di atti amministrativi e giudiziari che hanno portato al disconoscimento dei cittadini dominicani con origini haitiane. L'apice di questa serie di riforme si è toccato nel 2013 quando la Corte Costituzionale ha privato della cittadinanza dominicana i discendenti di migranti haitiani nati sul territorio dominicano dal 1929. Una decisione che in un sol colpo ha lasciato decine di migliaia di persone senza nazionalità, diritti e doveri. "Tra le ragioni di questa politica così discriminatoria - continua Liguori - è inclusa una manipolazione dell'opinione pubblica operata da alcuni settori nazionalisti del Paese che hanno cominciato a diffondere la paura per l''invasione haitiana'. I discendenti dei migranti haitiani nati nella Repubblica Dominicana sono diventati il capro espiatorio di questi settori, perché si riteneva che limitando il loro accesso alla nazionalità dominicana si sarebbe evitata l''haitianizzazione' del Paese".

Piccoli passi. Arrivato al potere nel 2012, il presidente Danilo Medina ha dovuto far fronte a una situazione quasi paradossale, dove circa un decimo della popolazione non era riconosciuta dallo Stato. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale la situazione è andata peggiorando tanto che l'esecutivo, schiacciato tra le critiche della comunità internazionale e le pressioni interne di politici che chiedevano l'applicazione della sentenza costituzionale ha cercato di correre ai ripari. Così il governo Medina ha cercato di trovare un compromesso adottando nel maggio 2014 una legge che riconosce la nazionalità ai figli di immigrati irregolari già iscritti nel registro civile prima della sentenza della Corte Costituzionale. Inoltre il provvedimento prevedeva la registrazione come stranieri dei figli di immigrati irregolari non iscritti ai registri civili. In seguito poi, per questo secondo gruppo, era prevista la possibilità di richiedere la naturalizzazione come cittadini dominicani.

Una legge compromesso lontana dal dare soluzioni definitive. Secondo Amnesty infatti il primo gruppo deve fare affidamento sui registri civili che a causa di lungaggini burocratiche e disorganizzazione hanno lasciato ancora la maggior parte degli interessati senza documento di identità. Mentre per il secondo gruppo, i figli di immigrati irregolari non iscritti al registro civile, la situazione si è ulteriormente complicata. Secondo il rapporto infatti solo 8.755 persone su 50mila si sono registrate come straniere a causa della mancata informazione ei tempi della popolazione. In pochi sapevano di questa possibilità. Inoltre per chi si è registrato persiste lo stato di apolidia fino a quando non sarà sollecitata la naturalizzazione come dominicani. "E' importante notare - sottolinea Liguori - che la maggioranza delle persone private della nazionalità dominicana sono di origine haitiana e i figli di haitiani nati all'estero non acquisiscono la nazionalità haitiana in maniera automatica, ma ci sono ostacoli amministrativi e legali che impediscono alla grande maggioranza delle persone nate all'estero di godere della nazionalità. Ecco perché la grande maggioranza di quelli privati della nazionalità dominicana restano apolidi".

Sospesi. La maggior parte dei dominicani con origini haitiane si trova in un limbo politico che impedisce loro di partecipare alla vita sociale, amministrativa ed economica dello Stato. Un'esclusione che alimenta il malcontento. Gli apolidi di norma hanno un reddito, un'istruzione e possibilità di ascesa sociale nettamente inferiori rispetto ai dominicani. Un risentimento sempre più evidente cova negli animi di chi si vede negati i diritti fondamentali di ogni persona. "Il governo - conclude Liguori - deve dimostrare volontà politica sufficiente per risolvere questa crisi. La legge votata nel 2014 ha rappresentato un buon inizio ma certamente non è stata sufficiente. Il governo dovrebbe proporre una nuova legge che riconosca la nazionalità dominicana a tutti quelli che l'avevano in base alle costituzioni vigenti dal 1929 in poi e che erano stati privati della nazionalità dalla sentenza del 2013. Si devono anche stabilire meccanismi di supervisione e accertamento delle responsabilità dei funzionari pubblici che hanno negato i documenti di identità alle persone di origine haitiana anche dopo l'approvazione della legge del 2014".