Argentina, povertà dissimulata: piante e cartelloni per nascondere i ghetti
di MARIA CRISTINA FRADDOSIOFa discutere la scelta del Comune di Buenos Aires di erigere recinzioni lungo la superstrada che attraversa la capitale e che costeggia la “Villa 31”, uno dei ghetti più popolosi e centrali della città. Secondo gli abitanti, è in atto un tentativo di occultamento
ROMA - Risale a pochi mesi fa la notizia di un primo passo verso la riqualificazione delle zone più povere di Buenos Aires. La mappatura sul web delle aree in questione, 38 in tutto, aveva fatto ben sperare. Soprattutto per realtà drammatiche come quella della “Villa 31”, la bidonville adiacente alla superstrada a poche centinaia di metri dai quartieri bene. Impossibile non vederla, giacché qui – nell’ultimo decennio – la popolazione è cresciuta in modo esponenziale. Imprigionata tra la ferrovia e la superstrada, la “Villa 31” ha resistito al corso della storia e si è espansa nell’illegalità.
Adolescenti e droga. “La situazione sta diventando rovente. I narcos vogliono marcare il territorio, ora che si è insediato il nuovo governo. E mentre qua sotto perdiamo i nostri ragazzi a causa del paco (scarto della cocaina), che mischiano con una droga per cavalli, lì sopra provano a …
Adolescenti e droga. “La situazione sta diventando rovente. I narcos vogliono marcare il territorio, ora che si è insediato il nuovo governo. E mentre qua sotto perdiamo i nostri ragazzi a causa del paco (scarto della cocaina), che mischiano con una droga per cavalli, lì sopra provano a …
ROMA - Risale a pochi mesi fa la notizia di un primo passo verso la riqualificazione delle zone più povere di Buenos Aires. La mappatura sul web delle aree in questione, 38 in tutto, aveva fatto ben sperare. Soprattutto per realtà drammatiche come quella della “Villa 31”, la bidonville adiacente alla superstrada a poche centinaia di metri dai quartieri bene. Impossibile non vederla, giacché qui – nell’ultimo decennio – la popolazione è cresciuta in modo esponenziale. Imprigionata tra la ferrovia e la superstrada, la “Villa 31” ha resistito al corso della storia e si è espansa nell’illegalità.
Adolescenti e droga. “La situazione sta diventando rovente. I narcos vogliono marcare il territorio, ora che si è insediato il nuovo governo. E mentre qua sotto perdiamo i nostri ragazzi a causa del paco (scarto della cocaina), che mischiano con una droga per cavalli, lì sopra provano a creare una boscaglia per impedire che dalla superstrada si veda la nostra povertà”. Vive in questo ghetto da 40 anni, Jorge. Due dei suoi figli sono tossicodipendenti. E, come spiega al El País, le sue giornate trascorrono a tirar fuori dalla droga gli adolescenti, assieme agli altri volontari di “Sí a la vida”. Tra cavi elettrici, sporcizia e miseria, vivono quasi 50.000 persone. Il doppio di dieci anni fa. E continuano ad arrivarne. Sebbene sia proibito costruire, i lavori qui non si arrestano neanche davanti alla polizia.
Edilizia sfrenata. “Non so come facciano a portare dentro il materiale, ma è sicuro che la ‘villa’ continua a crescere. Qui c’è di tutto. Puoi trovare qualsiasi cosa. E non paghi luce, né bollette, né nulla. Ti regalo questa vita. Io sono qui tutti i giorni e non ci vivrei mai. È durissima”, fa sapere una delle agenti. Sono in totale 40 i poliziotti che la presidiano, 40 per 50.000 abitanti. Omicidi, traffico di droga, prostituzione, peruviani contro paraguaiani per il controllo dei cartelli. Ogni giornoaccade qualcosa. Nell’ultimo mese sono morte cinque persone, l’ultima aveva 14 anni. Ma il flusso verso la “Villa 31”, che – ad ogni modo – non è considerata la peggiore nel panorama cittadino, continua inarrestabile. “La maggior parte sono lavoratori stranieri che non possono permettersi un altro alloggio. Qui l’affitto è più o meno economico: 1.500 pesos (110 dollari) per una stanza senza bagno”, fa sapere Gabriel che ci vive da oltre trent’anni.
Promesse e chimere.“Questo è un luogo perfetto di esclusione” – aggiunge – “qui ci sono quelli che lavorano nelle case e negli uffici dei ricchi che vivono in centro. Quelli che le puliscono, le costruiscono, quelli che badano ai loro figli, agli anziani”. Ed è proprio ai loro datori di lavoro che si vuole risparmiare la vista di un ghetto maleodorante e problematico. La miseria è antiestetica, ma il Comune di Buenos Aires ha pensato bene di fare cosa gradita ai passanti: piante, recinzioni metalliche e cartelloni pubblicitari alleggeriranno l’animo. Mauricio Macrí, l’attuale presidente dell’Argentina, conosce a menadito questo posto. Ha governato la città per otto anni e, tra le promesse fatte al suo elettorato, ce n’era una rivolta proprio alla gente della “Villa 31”: lui riuscirà a mettere fine al narcotraffico. Qualche cartello sparso qua e là con il suo nome in vista ricorda i giorni della speranza, oggi – sebbene non sia passato troppo tempo – la sua sembra piuttosto una chimera.
Il Comune si difende.L’attuale sindaco, Horacio Rodríguez Larreta, è reticente alle critiche. I progetti per la bidonville ci sono, anzi sono la sua priorità. Per Diego Fernández, che si occupa di integrazione urbana e sociale per conto del Comune, “la città non ha alcuna intenzione di occultarla, ma vuole inglobarla”.Sono di tutt’altro avviso gli abitanti, che si sentono ulteriormente ghettizzati. Non convince il vano tentativo di dissimulare il disastro. Non convince nemmeno la promessa di una vita migliore o, addirittura, di un possibile trasferimento in un luogo più dignitoso. Per il momento, come del resto affermano quelli del posto, boscaglia e recinzioni sono insufficienti a nasconderli. “Non è possibile coprire il sole con un dito”.
Adolescenti e droga. “La situazione sta diventando rovente. I narcos vogliono marcare il territorio, ora che si è insediato il nuovo governo. E mentre qua sotto perdiamo i nostri ragazzi a causa del paco (scarto della cocaina), che mischiano con una droga per cavalli, lì sopra provano a creare una boscaglia per impedire che dalla superstrada si veda la nostra povertà”. Vive in questo ghetto da 40 anni, Jorge. Due dei suoi figli sono tossicodipendenti. E, come spiega al El País, le sue giornate trascorrono a tirar fuori dalla droga gli adolescenti, assieme agli altri volontari di “Sí a la vida”. Tra cavi elettrici, sporcizia e miseria, vivono quasi 50.000 persone. Il doppio di dieci anni fa. E continuano ad arrivarne. Sebbene sia proibito costruire, i lavori qui non si arrestano neanche davanti alla polizia.
Edilizia sfrenata. “Non so come facciano a portare dentro il materiale, ma è sicuro che la ‘villa’ continua a crescere. Qui c’è di tutto. Puoi trovare qualsiasi cosa. E non paghi luce, né bollette, né nulla. Ti regalo questa vita. Io sono qui tutti i giorni e non ci vivrei mai. È durissima”, fa sapere una delle agenti. Sono in totale 40 i poliziotti che la presidiano, 40 per 50.000 abitanti. Omicidi, traffico di droga, prostituzione, peruviani contro paraguaiani per il controllo dei cartelli. Ogni giornoaccade qualcosa. Nell’ultimo mese sono morte cinque persone, l’ultima aveva 14 anni. Ma il flusso verso la “Villa 31”, che – ad ogni modo – non è considerata la peggiore nel panorama cittadino, continua inarrestabile. “La maggior parte sono lavoratori stranieri che non possono permettersi un altro alloggio. Qui l’affitto è più o meno economico: 1.500 pesos (110 dollari) per una stanza senza bagno”, fa sapere Gabriel che ci vive da oltre trent’anni.
Promesse e chimere.“Questo è un luogo perfetto di esclusione” – aggiunge – “qui ci sono quelli che lavorano nelle case e negli uffici dei ricchi che vivono in centro. Quelli che le puliscono, le costruiscono, quelli che badano ai loro figli, agli anziani”. Ed è proprio ai loro datori di lavoro che si vuole risparmiare la vista di un ghetto maleodorante e problematico. La miseria è antiestetica, ma il Comune di Buenos Aires ha pensato bene di fare cosa gradita ai passanti: piante, recinzioni metalliche e cartelloni pubblicitari alleggeriranno l’animo. Mauricio Macrí, l’attuale presidente dell’Argentina, conosce a menadito questo posto. Ha governato la città per otto anni e, tra le promesse fatte al suo elettorato, ce n’era una rivolta proprio alla gente della “Villa 31”: lui riuscirà a mettere fine al narcotraffico. Qualche cartello sparso qua e là con il suo nome in vista ricorda i giorni della speranza, oggi – sebbene non sia passato troppo tempo – la sua sembra piuttosto una chimera.
Il Comune si difende.L’attuale sindaco, Horacio Rodríguez Larreta, è reticente alle critiche. I progetti per la bidonville ci sono, anzi sono la sua priorità. Per Diego Fernández, che si occupa di integrazione urbana e sociale per conto del Comune, “la città non ha alcuna intenzione di occultarla, ma vuole inglobarla”.Sono di tutt’altro avviso gli abitanti, che si sentono ulteriormente ghettizzati. Non convince il vano tentativo di dissimulare il disastro. Non convince nemmeno la promessa di una vita migliore o, addirittura, di un possibile trasferimento in un luogo più dignitoso. Per il momento, come del resto affermano quelli del posto, boscaglia e recinzioni sono insufficienti a nasconderli. “Non è possibile coprire il sole con un dito”.