"Noi, al servizio delle donne invisibili": l'appello della diplomazia al femminile
Dopo le celebrazioni dell'8 marzo, il Consiglio Donne Italiane in Diplomazia ricorda con una lettera a Repubblica.it l'urgenza di solidarietà a chi si trova in condizioni di difficoltà estrema, ovunque. Dalle migranti alle donne che in ogni angolo del mondo vivono nella precarietà, in pericolo, nell'umiliazione
ROMA - Nei giorni scorsi abbiamo festeggiato un altro 8 marzo. Chi lo ha ricordato? Le Istituzioni, certo, e in primo luogo la massima carica dello Stato, il Presidente Sergio Mattarella, che ringraziamo. E qualche giornalista più sensibile al tema. Ma nel complesso, la giornata è trascorsa senza manifestazioni clamorose e senza troppe mimose, in sottotono. Forse qualcuno ritiene che si tratti di una ricorrenza obsoleta, che si debba pensare ad altro, celebrare altro. E’ vero. In Italia le donne hanno tutti i diritti, quasi tutti, almeno sulla carta, le leggi ci sono. Ma a ben guardare, questi diritti sono nella realtà quotidianamente violati, o disattesi, nei luoghi pubblici e privati, nel mondo del lavoro e delle professioni.
Pregiudizi e disistima. Stime accreditate danno ancora ampi scarti nei salari, nelle mansioni, nelle opportunità di lavoro, nelle pari opportunità nei posti di lavoro, negli alti ranghi dell’Amministrazione …
Pregiudizi e disistima. Stime accreditate danno ancora ampi scarti nei salari, nelle mansioni, nelle opportunità di lavoro, nelle pari opportunità nei posti di lavoro, negli alti ranghi dell’Amministrazione …
ROMA - Nei giorni scorsi abbiamo festeggiato un altro 8 marzo. Chi lo ha ricordato? Le Istituzioni, certo, e in primo luogo la massima carica dello Stato, il Presidente Sergio Mattarella, che ringraziamo. E qualche giornalista più sensibile al tema. Ma nel complesso, la giornata è trascorsa senza manifestazioni clamorose e senza troppe mimose, in sottotono. Forse qualcuno ritiene che si tratti di una ricorrenza obsoleta, che si debba pensare ad altro, celebrare altro. E’ vero. In Italia le donne hanno tutti i diritti, quasi tutti, almeno sulla carta, le leggi ci sono. Ma a ben guardare, questi diritti sono nella realtà quotidianamente violati, o disattesi, nei luoghi pubblici e privati, nel mondo del lavoro e delle professioni.
Pregiudizi e disistima. Stime accreditate danno ancora ampi scarti nei salari, nelle mansioni, nelle opportunità di lavoro, nelle pari opportunità nei posti di lavoro, negli alti ranghi dell’Amministrazione e del settore privato. Alle parole e ai principi stentano a seguire i fatti. Pregiudizi e disistima restano un ostacolo culturale, ancor prima che sociale. L’8 marzo ci ricorda i successi conseguiti, ma anche le lacune da colmare per raggiungere un riequilibrio di genere e vere condizioni di pari opportunità.
Solidali con le donne negli angoli remoti del mondo. Noi, Donne Italiane in Diplomazia, con la fierezza che ci anima nel difendere gli interessi e i cittadini italiani ovunque si trovino nel mondo, siamo solidali con coloro che i pieni diritti ancora non li hanno, nemmeno sulla carta, coloro che sono discriminati perché percepiti come “diversi”, distinti dalla “normalità”. Siamo solidali con tutte le donne “invisibili” che in angoli remoti o meno remoti del mondo ancora subiscono violenze, discriminazioni, emarginazione, sottomissione. Con quella marea di donne che si trovano in condizioni di precarietà, di pericolo, di umiliazione, e con quelle che con immensa fatica fisica e indomito coraggio percorrono strade impervie per sfuggire a guerre e sottosviluppo, raccogliendo attorno a sé grandi e piccoli delle loro famiglie e approssimative masserizie. Circa la metà dei migranti globali sono donne. La loro causa è la nostra causa.
La Diplomazia dei valori. Pensiamo che la Diplomazia deve porsi al servizio anche di queste donne. Difendendo e sorreggendo anche i loro diritti. Pratichiamo una “diplomazia dell’ascolto”, in un mondo globale che parla molto, usando i più avanzati strumenti a disposizione, ma che ascolta poco. Una “diplomazia dell’incontro”, che, dopo aver ascoltato e ben colto i punti di vista altrui, illustra puntualmente i propri, e si spende per ricercare pazientemente la lunghezza d’onda che permetta di far emergere e valorizzare ciò che accomuna. Che esiste sempre, se solo si voglia individuarne i termini, perché i popoli del mondo hanno le stesse aspirazioni ed esigenze fondamentali, qualunque sia la loro storia ed identità culturale. Crediamo nella “diplomazia dei valori”.
Ascolto e pazienza. Ascolto, pazienza, mediazione, e riferimento ai valori fondamentali, che ritroviamo nel mirabile testo della Dichiarazione dei Diritti Umani scaturita dalle ceneri della più grande tragedia dell’umanità originata proprio qui in Europa. Siamo al servizio di questi valori, di cui l’Europa stessa e il mondo nuovo intorno a noi rischiano oggi di perdere memoria. Siamo determinate a promuoverli e tutelarli, dando sostanza alle parole e verificando i fatti. Questa è la nostra diplomazia.
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Il Consiglio DID (Donne Italiane in Diplomazia): Laura Mirakian, Sara Rezoagli, Caterina Bertolini, Gloria Bellelli, Valentina Muiesan, Maria Chiara Greggi
Pregiudizi e disistima. Stime accreditate danno ancora ampi scarti nei salari, nelle mansioni, nelle opportunità di lavoro, nelle pari opportunità nei posti di lavoro, negli alti ranghi dell’Amministrazione e del settore privato. Alle parole e ai principi stentano a seguire i fatti. Pregiudizi e disistima restano un ostacolo culturale, ancor prima che sociale. L’8 marzo ci ricorda i successi conseguiti, ma anche le lacune da colmare per raggiungere un riequilibrio di genere e vere condizioni di pari opportunità.
Solidali con le donne negli angoli remoti del mondo. Noi, Donne Italiane in Diplomazia, con la fierezza che ci anima nel difendere gli interessi e i cittadini italiani ovunque si trovino nel mondo, siamo solidali con coloro che i pieni diritti ancora non li hanno, nemmeno sulla carta, coloro che sono discriminati perché percepiti come “diversi”, distinti dalla “normalità”. Siamo solidali con tutte le donne “invisibili” che in angoli remoti o meno remoti del mondo ancora subiscono violenze, discriminazioni, emarginazione, sottomissione. Con quella marea di donne che si trovano in condizioni di precarietà, di pericolo, di umiliazione, e con quelle che con immensa fatica fisica e indomito coraggio percorrono strade impervie per sfuggire a guerre e sottosviluppo, raccogliendo attorno a sé grandi e piccoli delle loro famiglie e approssimative masserizie. Circa la metà dei migranti globali sono donne. La loro causa è la nostra causa.
La Diplomazia dei valori. Pensiamo che la Diplomazia deve porsi al servizio anche di queste donne. Difendendo e sorreggendo anche i loro diritti. Pratichiamo una “diplomazia dell’ascolto”, in un mondo globale che parla molto, usando i più avanzati strumenti a disposizione, ma che ascolta poco. Una “diplomazia dell’incontro”, che, dopo aver ascoltato e ben colto i punti di vista altrui, illustra puntualmente i propri, e si spende per ricercare pazientemente la lunghezza d’onda che permetta di far emergere e valorizzare ciò che accomuna. Che esiste sempre, se solo si voglia individuarne i termini, perché i popoli del mondo hanno le stesse aspirazioni ed esigenze fondamentali, qualunque sia la loro storia ed identità culturale. Crediamo nella “diplomazia dei valori”.
Ascolto e pazienza. Ascolto, pazienza, mediazione, e riferimento ai valori fondamentali, che ritroviamo nel mirabile testo della Dichiarazione dei Diritti Umani scaturita dalle ceneri della più grande tragedia dell’umanità originata proprio qui in Europa. Siamo al servizio di questi valori, di cui l’Europa stessa e il mondo nuovo intorno a noi rischiano oggi di perdere memoria. Siamo determinate a promuoverli e tutelarli, dando sostanza alle parole e verificando i fatti. Questa è la nostra diplomazia.
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Il Consiglio DID (Donne Italiane in Diplomazia): Laura Mirakian, Sara Rezoagli, Caterina Bertolini, Gloria Bellelli, Valentina Muiesan, Maria Chiara Greggi