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Sudan, frustate in pubblico per le donne attiviste in difesa dei diritti civili

Lo rtiferisce Human Rights Watch (HRW) in un rapporto pubblicato oggi. Il documento, di 61 pagine, " Repressione e abuso delle donne che difendono i diritti umani in Sudan," contiene video e testimonianze che mostrano gli "sforzi" compiuti dalle autorità sudanesi nel mettere a tacere le cittadine sudanesi coinvolte in proteste
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NAIROBI - Le forze di sicurezza sudanesi hanno usato la violenza sessuale, l'intimidazione ed altre forme di abuso per mettere a tacere le donne che difendono i diritti umani in tutto il paese. Lo rtiferisce Human Rights Watch (HRW) in un rapporto pubblicato oggi. Il rapporto, di 61 pagine, " 'Good Girls non protestano': repressione e abuso delle donne che difendono i diritti umani, attivisti e manifestanti in Sudan," contiene documenti che mostrano gli "sforzi" compiuti dalle autorità sudanesi nel mettere a tacere le donne coinvolte in proteste, in campagne per i diritti o altre azioni pubbliche, o ancora che forniscono servizi sociali e assistenza legale a chi subisce abusi. Stesso trattamento per i giornalisti che ne parlano.

Gli stupri, le violenze, le intimidazioni. "Le donne sudanesi che difendono i diritti umani sperimentano la repressione politica come i loro colleghi maschi, ma sono soggette alle aggressioni sessuali e intimidazion…
NAIROBI - Le forze di sicurezza sudanesi hanno usato la violenza sessuale, l'intimidazione ed altre forme di abuso per mettere a tacere le donne che difendono i diritti umani in tutto il paese. Lo rtiferisce Human Rights Watch (HRW) in un rapporto pubblicato oggi. Il rapporto, di 61 pagine, " 'Good Girls non protestano': repressione e abuso delle donne che difendono i diritti umani, attivisti e manifestanti in Sudan," contiene documenti che mostrano gli "sforzi" compiuti dalle autorità sudanesi nel mettere a tacere le donne coinvolte in proteste, in campagne per i diritti o altre azioni pubbliche, o ancora che forniscono servizi sociali e assistenza legale a chi subisce abusi. Stesso trattamento per i giornalisti che ne parlano.

Gli stupri, le violenze, le intimidazioni. "Le donne sudanesi che difendono i diritti umani sperimentano la repressione politica come i loro colleghi maschi, ma sono soggette alle aggressioni sessuali e intimidazioni, solo in quanto donne", ha detto Daniel Bekele, direttore dell'Africa di Human Rights Watch. "Funzionari della sicurezza sudanese spesso approfittano delle leggi discriminatorie e le convenzioni sociali per farle tacere." L'organizzazione umanitaria ha documentato più di una dozzina di casi in cui i funzionari della sicurezza violentano o minacciano di violentare attiviste sudanesi impegnate in battaglie civili e sottoposte a detenzione arbitraria. Le stesse donne hanno spesso ricevuto intimidazioni di non parlare degli abusi subiti. Alcune hanno lasciato il paese.

"Siete tutte sharmuta": puttane. Hanno detto così: "Voi donne attiviste e membri del partito, siete tutte sharmuta, cioè puttane", ricorda un attivista, che è stato arrestato circa un anno fa, per il suo modo per distribuire volantini con i quali invitava gli elettori a boicottare le elezioni. "Ho dichiarato che lavoravo in ciò in cui credevo, e credo ancora. Così hanno cominciato a prendermi a calci e uno di loro mi ha tolto i pantaloni e mi ha stuprato. Dopo mi hanno rilasciato, minacciandomi di non parlare di ciò che era accaduto". Gli abusi sembrano aver aumentato le proteste pubbliche, esacerbando le rivolte.

Alcuni episodi riferiti da testimoni. Nell'ottobre 2014, gli addetti alla sicurezza hanno picchiato e molestato sessualmente studentesse del Darfur che protestavano per essere state sfrattate da un dormitorio alla Khartoum University. Una delle leader della contestazione, è stata incarcerata  per più di un mese, ed ha poi riferito che gli agenti di sicurezza l'hanno violentata diverse volte mentre era in cella. Poi è stata messa in guardia affinché non parlasse dello stupro. La donna, anche lei, ha lasciato il paese. Durante le elezioni nell'aprile 2015, funzionari della sicurezza hanno arrestato una nota attivista della gioventù, Sandra Kadouda, mentre stava andando ad una riunione. Lei riapparve, dopo tre giorni di detenzione, piena di contusioni. L'agenzia di sicurezza nazionale ha negato la responsabilità per l'arresto, ma sia lei che altri hanno raccontato di essere stati minacciati perché mantenessero il silenzio su quanto accaduto.

Per i responsabili la massima impunità. A Human Rights Watch non risulta, al momento, che nessun agente di sicurezza è stato mai sottoposto ad azione disciplinare per stupro, violenza sessuale, molestie. Il Sudan ha sempre negato le violenze sessuali dalle sue forze di sicurezza, soprattutto nel Darfur. "Il fallimento del governo di indagare sulle accuse di violenza sessuale e molestie contribuisce ad aumentare la tensione e a creare un ambiente ostile per gli attivisti di sesso femminile", ha detto Bekele. Inoltre, sono ancora in vigore leggi sulla moralità pubblica in Sudan, che discriminano le donne, che sanzionano il loro modo di vestire, ne limitano il movimento e il ruolo nella vita pubblica, imponendo le pene corporali umilianti della flagellazione e della lapidazione.