ROMA - Leggendo Africa e Affari si apprende della morte, in un ospedale di Bruxelles, del fondatore e leader nella Repubblica Democratica del Congo (ex Congo belga) del partito Unione per la democrazia e il progresso sociale (Udps) nel 1982. Si chiamava Etienne Tshisekedi, negli ultimi 35 anni emblema della difesa dei diritti e delle libertà democratiche, oltre che dell'opposizione politica dell’ex Zaire. Dopo i primi passi in politica, a fianco del dittatore Mobutu Sese Seko, di cui fu il ministro, Tshisekedi denunciò le derive del regime, trasformandosi in uno dei suoi peggiori nemici.
La contesa con Kabila figlio. Alla caduta di Mobutu nel 1997, Tshisekedi rifiutò di accettare il trasferimento di potere fuori dalle urne a Laurent Désiré Kabila, di cui divenne a sua volta un rivale popolare e populista. Più volte imprigionato e costretto agli arresti domiciliari, Tshisekedi non ha mai smesso di lottare politicamente per un cambiamento “democratico”. Nel 2011, candidato alle elezioni presidenziali contro Joseph Kabila, Etienne Tsisekedi denunciò frodi nel conteggio dei voti e si autoproclamò presidente, contro il verdetto della commissione elettorale che proclamò Kabila vincitore. L’episodio suscitò tensioni e violenze tra simpatizzanti delle due fazioni. Soltanto grazie alla mediazione della Chiesa congolese, l’anziano oppositore aveva accettato nelle scorse settimane di partecipare al dialogo nazionale voluto per evitare di far sprofondare il Congo in una nuova crisi a causa del rinvio delle elezioni generali.
La contesa con Kabila figlio. Alla caduta di Mobutu nel 1997, Tshisekedi rifiutò di accettare il trasferimento di potere fuori dalle urne a Laurent Désiré Kabila, di cui divenne a sua volta un rivale popolare e populista. Più volte imprigionato e costretto agli arresti domiciliari, Tshisekedi non ha mai smesso di lottare politicamente per un cambiamento “democratico”. Nel 2011, candidato alle elezioni presidenziali contro Joseph Kabila, Etienne Tsisekedi denunciò frodi nel conteggio dei voti e si autoproclamò presidente, contro il verdetto della commissione elettorale che proclamò Kabila vincitore. L’episodio suscitò tensioni e violenze tra simpatizzanti delle due fazioni. Soltanto grazie alla mediazione della Chiesa congolese, l’anziano oppositore aveva accettato nelle scorse settimane di partecipare al dialogo nazionale voluto per evitare di far sprofondare il Congo in una nuova crisi a causa del rinvio delle elezioni generali.