Colombia, la danza dei piccoli criminali di Bogotà che li fa stare lontano dai guai
di VALERIA FRASCHETTINei quartieri più poveri della capitale colombiana, la break dance non è solo arte: è anche una forma di salvezza. Un modo per allontanarsi dalle miserie che la povertà porta con sé, da droga, violenza e delinquenza. Per i 60 ragazzi fra i 10 e i 25 anni che piroettano sul pavimento del centro ogni fine settimana è un mezzo per sognare un futuro diverso
BOGOTA' - Forza e flessibilità, addominali di granito e schiene che s’inarcano come molle. Movimenti chiamati flares, powermoves, airspins, passi e acrobazie al ritmo di hip-hop. Ma qui, nel centro comunitario di San Blas, quartiere sud-orientale di San Cristobal, uno dei più poveri e criminali di Bogotà, la break dance non è solo arte: è anche una forma di salvezza. Un modo per stare lontano dai guai, dalla strada, da quelle miserie che la povertà porta con sé, da droga, violenza e delinquenza. Per i 60 ragazzi fra i 10 e i 25 anni che piroettano sul pavimento del centro ogni fine settimana, la break dance è anche un mezzo per sognare un futuro lontano da qui ed evitare di essere uno degli oltre 7mila giovani che ogni anno commettono un delitto ed entrano nel sistema penale minorile della capitale colombiana.
Le tentazioni della microcriminalità. Scampare alle cattive compagnie e alle tentazioni della microcrim…
Le tentazioni della microcriminalità. Scampare alle cattive compagnie e alle tentazioni della microcrim…
BOGOTA' - Forza e flessibilità, addominali di granito e schiene che s’inarcano come molle. Movimenti chiamati flares, powermoves, airspins, passi e acrobazie al ritmo di hip-hop. Ma qui, nel centro comunitario di San Blas, quartiere sud-orientale di San Cristobal, uno dei più poveri e criminali di Bogotà, la break dance non è solo arte: è anche una forma di salvezza. Un modo per stare lontano dai guai, dalla strada, da quelle miserie che la povertà porta con sé, da droga, violenza e delinquenza. Per i 60 ragazzi fra i 10 e i 25 anni che piroettano sul pavimento del centro ogni fine settimana, la break dance è anche un mezzo per sognare un futuro lontano da qui ed evitare di essere uno degli oltre 7mila giovani che ogni anno commettono un delitto ed entrano nel sistema penale minorile della capitale colombiana.
Le tentazioni della microcriminalità. Scampare alle cattive compagnie e alle tentazioni della microcriminalità di quartiere non è certo facile. Lo sa bene Andrés Sarmiento che, prima di diventare un leader comunitario per questi giovani e uno dei fondatori della Fondazione F.A.R.E – Forjando Arte, Rompiendo Esquemas (Forgiando Arte, Rompendo Schemi), ha vissuto 10 anni fra droga, furti e violenze tra bande criminali. “A 13 anni aspiravo già colla e basuco, il residuo chimico dell’estrazione della coca. Il passo da consumatore di droghe a pusher è stato breve e nel frattempo andavo anche con i ragazzi della mia gang a commettere furti”, racconta Andrés, che come tanti nella zona di San Cristobal è figlio di uno dei 7 milioni di sfollati interni colombiani, creati dai 52 anni di guerra civile. E come tanti qui anche Andrés ha avuto un figlio quando ancora non era maggiorenne, a soli 15 anni.
Crimini urbani e impuniti. Ora di anni ne ha 29, è estroverso, ha occhi dolci che brillano di energia e un numero imponderabile di tatuaggi. “Forse oggi c’è meno violenza, ma i problemi dei quartieri poveri di Bogotà restano gli stessi. E quello de consumo di droga crea anche il fenomeno della limpieza social”. Pulizia sociale: è il termine che indica gli assassini contro i “trasgressori della morale”. Contro ladri, drogati, prostitute. Un crimine perlopiù urbano e impunito che, secondo uno studio dello scorso anno del Centro Nacional por la Memoria Historica, ha fatto quasi 5000 vittime fra il 1998 e il 2013. A commettere questi omicidi, sempre secondo il rapporto, sarebbero perlopiù gruppi paramilitari, ma anche guerriglieri e bande criminali: gruppi in genere che vogliono guadagnarsi il favore della popolazione di un quartiere di cui puntano a prendere il controllo.
Come nacque l'idea della break dance. A interrompere la parabola criminale di Andrés furono un arresto cardiaco dovuto alle droghe, che gli mise abbastanza paura da convincerlo che era ora di cambiare strada, e il “piso white”, uno spazio di fronte a una scuola del quartiere dove si riunivano i b-boys, i ballerini di break dance, della zona. Affascinato dalla danza, iniziò a frequentarlo anche lui. Tutti i giorni, tutto il giorno. Tanto che quattro anni dopo è riuscito a fare del ballo il suo lavoro, arrivando a partecipare a spettacoli in altre città colombiane e a concorsi internazionali con il suo compagno Luis, sotto il nome di Skyzofrenia Crew. Fu a uno di questi eventi che nacque poi l’idea della break dance come mezzo di trasformazione sociale e di F.A.R.E, che un anno fa ha acquisito lo stato giuridico di fondazione, affinché i ragazzi possano accedere in futuro a bandi di concorso pubblici per finanziarsi. Intanto, hanno ricevuto il sostegno economico di Fondazione Enel Colombia.
Quei valori dimenticati. “Gratis” è stata la parola decisiva perché Karen iniziasse a praticare la break dance tre anni fa. “Volevo ballare, e non certo la break dance. Solo che nella mia famiglia non c’erano abbastanza risorse per farmi andare a una normale scuola di ballo, così quando ho sentito che qui il corso era gratis sono venuta a vedere di che si trattava”, racconta questa ragazza, una delle sei della scuola, 17enne, allegra come i suoi ricci neri e per la quale la break dance è diventata anche un modo di sfidare pregiudizi di genere e machismo latino. “La mia famiglia è molto credente, conservatrice, mio padre si opponeva all’idea che venissi qui: troppi maschi, diceva. E anche se ormai se n’è fatto una ragione, alcuni familiari e amici ancora mi sfottono dandomi del maschiaccio”, ci dice Karen, secondo cui la breakdance ha un effetto di trasformazione interiore su tutti quelli che la praticano seriamente. “Qui mettiamo in pratica quei valori che ci vengono insegnati a casa ma che spesso dimentichiamo: umiltà, rispetto, impegno, consapevolezza dei propri obiettivi”.
Quando non c'è posto per la droga. La break-dance come disciplina fisica ma anche morale. È quanto confermano anche gli altri allievi della scuola che, come Karen, sognano quasi tutti di riuscire a fare del ballo il proprio mestiere. “Se vuoi diventare un ballerino professionista non c’è posto per droga e alcol nella tua vita. Devi mangiar sano e allenarti ogni santo giorno”, ci dice Cristhian, 22 anni, che ha già partecipato ad alcune gare di break-dance all’estero e aiuta Andrés a portare la sua pedagogia informale in alcune scuole di Bogotà. “Quando ho iniziato, sette ani fa, il ballo era solo un gioco in più. Oggi mi alleno ogni giorno per 3-4 ore”, racconta un altro Cristian, 14 anni, baffetti incipienti e il nome della madre tatuato su un braccio accanto ad un serpente, simbolo di forza. Quella forza di cui ha bisogno per realizzare il suo sogno di andare via da San Cristobal e viaggiare all’estero per rappresentare il suo Paese con la break dance.
Le tentazioni della microcriminalità. Scampare alle cattive compagnie e alle tentazioni della microcriminalità di quartiere non è certo facile. Lo sa bene Andrés Sarmiento che, prima di diventare un leader comunitario per questi giovani e uno dei fondatori della Fondazione F.A.R.E – Forjando Arte, Rompiendo Esquemas (Forgiando Arte, Rompendo Schemi), ha vissuto 10 anni fra droga, furti e violenze tra bande criminali. “A 13 anni aspiravo già colla e basuco, il residuo chimico dell’estrazione della coca. Il passo da consumatore di droghe a pusher è stato breve e nel frattempo andavo anche con i ragazzi della mia gang a commettere furti”, racconta Andrés, che come tanti nella zona di San Cristobal è figlio di uno dei 7 milioni di sfollati interni colombiani, creati dai 52 anni di guerra civile. E come tanti qui anche Andrés ha avuto un figlio quando ancora non era maggiorenne, a soli 15 anni.
Crimini urbani e impuniti. Ora di anni ne ha 29, è estroverso, ha occhi dolci che brillano di energia e un numero imponderabile di tatuaggi. “Forse oggi c’è meno violenza, ma i problemi dei quartieri poveri di Bogotà restano gli stessi. E quello de consumo di droga crea anche il fenomeno della limpieza social”. Pulizia sociale: è il termine che indica gli assassini contro i “trasgressori della morale”. Contro ladri, drogati, prostitute. Un crimine perlopiù urbano e impunito che, secondo uno studio dello scorso anno del Centro Nacional por la Memoria Historica, ha fatto quasi 5000 vittime fra il 1998 e il 2013. A commettere questi omicidi, sempre secondo il rapporto, sarebbero perlopiù gruppi paramilitari, ma anche guerriglieri e bande criminali: gruppi in genere che vogliono guadagnarsi il favore della popolazione di un quartiere di cui puntano a prendere il controllo.
Come nacque l'idea della break dance. A interrompere la parabola criminale di Andrés furono un arresto cardiaco dovuto alle droghe, che gli mise abbastanza paura da convincerlo che era ora di cambiare strada, e il “piso white”, uno spazio di fronte a una scuola del quartiere dove si riunivano i b-boys, i ballerini di break dance, della zona. Affascinato dalla danza, iniziò a frequentarlo anche lui. Tutti i giorni, tutto il giorno. Tanto che quattro anni dopo è riuscito a fare del ballo il suo lavoro, arrivando a partecipare a spettacoli in altre città colombiane e a concorsi internazionali con il suo compagno Luis, sotto il nome di Skyzofrenia Crew. Fu a uno di questi eventi che nacque poi l’idea della break dance come mezzo di trasformazione sociale e di F.A.R.E, che un anno fa ha acquisito lo stato giuridico di fondazione, affinché i ragazzi possano accedere in futuro a bandi di concorso pubblici per finanziarsi. Intanto, hanno ricevuto il sostegno economico di Fondazione Enel Colombia.
Quei valori dimenticati. “Gratis” è stata la parola decisiva perché Karen iniziasse a praticare la break dance tre anni fa. “Volevo ballare, e non certo la break dance. Solo che nella mia famiglia non c’erano abbastanza risorse per farmi andare a una normale scuola di ballo, così quando ho sentito che qui il corso era gratis sono venuta a vedere di che si trattava”, racconta questa ragazza, una delle sei della scuola, 17enne, allegra come i suoi ricci neri e per la quale la break dance è diventata anche un modo di sfidare pregiudizi di genere e machismo latino. “La mia famiglia è molto credente, conservatrice, mio padre si opponeva all’idea che venissi qui: troppi maschi, diceva. E anche se ormai se n’è fatto una ragione, alcuni familiari e amici ancora mi sfottono dandomi del maschiaccio”, ci dice Karen, secondo cui la breakdance ha un effetto di trasformazione interiore su tutti quelli che la praticano seriamente. “Qui mettiamo in pratica quei valori che ci vengono insegnati a casa ma che spesso dimentichiamo: umiltà, rispetto, impegno, consapevolezza dei propri obiettivi”.
Quando non c'è posto per la droga. La break-dance come disciplina fisica ma anche morale. È quanto confermano anche gli altri allievi della scuola che, come Karen, sognano quasi tutti di riuscire a fare del ballo il proprio mestiere. “Se vuoi diventare un ballerino professionista non c’è posto per droga e alcol nella tua vita. Devi mangiar sano e allenarti ogni santo giorno”, ci dice Cristhian, 22 anni, che ha già partecipato ad alcune gare di break-dance all’estero e aiuta Andrés a portare la sua pedagogia informale in alcune scuole di Bogotà. “Quando ho iniziato, sette ani fa, il ballo era solo un gioco in più. Oggi mi alleno ogni giorno per 3-4 ore”, racconta un altro Cristian, 14 anni, baffetti incipienti e il nome della madre tatuato su un braccio accanto ad un serpente, simbolo di forza. Quella forza di cui ha bisogno per realizzare il suo sogno di andare via da San Cristobal e viaggiare all’estero per rappresentare il suo Paese con la break dance.