Mondo Solidale

Bullismo, ecco come nasce quella carica aggressiva che si sviluppa negli adolescenti

L’approvazione della legge contro il cyberbullismo rappresenta un passo in avanti nella lotta al bullismo. Ma per prevenire il fenomeno è importante concentrarsi anche sulla psiche degli aggressori. Lo studio di un team spegnolo coordinato dallo psicanalista José Ramón Ubieto

1 minuti di lettura
ROMA - La recente approvazione da parte della Camera della nuova legge che fissa le norme di contrasto al cyberbullismo è sicuramente un importante passo avanti. Con il voto unanime ottenuto dall'Assemblea di Montecitorio, la legge mira a contrastare il fenomeno, che per la prima volta viene definito nell’ordinamento legislativo italiano. La legge prevede aspetti di prevenzione ed educazione dei ragazzi e si concentra in particolare sui minori, la fascia più colpita. L’ultimo rapporto Censis, infatti, segnala - appunto - come oltre metà dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni sia stato vittima di violenza online da parte di coetanei. Le scuole saranno più preparate ad aiutare i ragazzi oggetto di violenza e saranno sede di iniziative di prevenzione, possibili anche grazie alla creazione di uno speciale fondo governativo.

Comprendere il fenomeno: come nasce un bullo. Una legge che arriva dopo due anni di rielaborazioni e che rappresenta un importantissimo contributo alla lotta al bullismo. Ma come nasce un bullo?  Una studio condotto da un team spagnolo analizza il problema a partire da alcuni elementi riscontrabili, isolati o combinati, in moltissimi aggressori. Tra questi, l’assenza o il rifiuto dell’autorità genitoriale o scolastica; l’immagine che si ha di sé e l’approvazione degli altri; i cambiamenti legati all’identità sessuale; l’incertezza verso l’aspettativa dei genitori. Gli adolescenti che si trovano ad affrontare questi problemi legati alla crescita e al cambiamento personale in un ambiente poco accogliente o poco funzionale, tendono a sfogare sull’altro le proprie frustrazioni perché incapaci di esprimere positivamente attraverso il proprio corpo la loro identità (ad esempio tingendosi i capelli, vestendo in maniera eccentrica). Secondo lo psicanalista José Ramón Ubieto, curatore dello studio, in questo modo distolgono l’attenzione dai propri problemi e, al tempo stesso, rafforzano un'immagine “forte” di se stessi.

I social e l’esposizione alla violenza. Un problema particolarmente grave è rappresentato dai cattivi esempi di cui siamo circondati. Il discorso pubblico è infarcito di odio e aggressività e viene amplificato online, specialmente sui social, con il risultato di normalizzare e a volte premiare gli atteggiamenti violenti. Proprio parlando di cyberbullismo in un’intervista ai ragazzi di un liceo romano, la presidente della Camera, Laura Boldrini, ha dichiarato che i comportamenti violenti vanno stigmatizzati e denunciati sempre: “ È il violento che si deve vergognare, non chi viene attaccato. Per questo dico a tutti di ribellarsi, di non considerare la violenza una cosa normale”.