ROMA - L’ Epe (Esecuzione Penale Esterna) diffonde una nota, sulle assicurazioni per gli imputati messi alla prova in lavori di pubblica utilità. Csvnet (Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato) e Cnvg (Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia) avvertono la possibilità che l’Epe prediliga le associazioni di volontariato più strutturate come datrici di lavoro e segnalano le troppe incombenze che le piccole associazioni sono costrette a svolgere per le pratiche assicurative. Lucia Castellano, Dirigente Generale Uepe (l'Ufficio per l'Esecuzione Penale Esterna) nega ogni forma di preferenza e chiarisce la soluzione per velocizzare le tutele assicurative degli imputati messi alla prova.
Il chiarimento. In merito alla recente circolare dell’Epe sulle assicurazioni lavorative per gli imputati messi alla prova in lavori di pubblica utilità non retribuiti, Lucia Castellano risponde di non voler screditare nessuna realtà e spiega le differenti forme di assicurazioni per lavori obbligatori e per mansioni facoltative da garantire agli imputati messi alla prova e la conseguente armonizzazione del lavoro di tutte le forze impegnate nella messa alla prova stessa.
La “messa alla prova”. Il nuovo assetto dell’esecuzione della pena fuori dal carcere, ha preso forma durante gli Stati Generali dell’Esecuzione Penale del 2015. L’Epe (scontata fuori dal tempo vuoto e dallo spazio coatto della prigione) coinvolge 45.456 persone. Di queste, 9.782 sono “messe alla prova”. Si tratta di imputati per reati non superiori ai 4 anni, che svolgono lavori di pubblica utilità, non retribuiti, al posto della condanna. Se la prova va a buon fine, non si celebra il processo e il reato si estingue, facendo così risparmiare tempo e costi di processo e detenzione. La recidiva, per tutti gli imputati in esecuzione penale esterna (quindi anche semilibertà e domiciliari) è del 17%, mentre è del 70% quella dei condannati in carcere: ecco perché la gestione dell’Epe è primaria e delicata assieme.
La nota Epe sulle assicurazioni lavorative. A fine maggio scorso, l’Epe ha emanato una circolare a firma del Dirigente Generale, Lucia Castellano, nella quale vengono chiarite le norme assicurative per gli imputati messi alla prova: devono essere stipulate con l’Inail (Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro) per i lavori obbligatori e non retribuiti presso enti del privato sociale; possono farsi con assicurazioni private, invece, le tutele per attività facoltative, ugualmente non retribuite, ma sempre riparative, previste dalla legge e che coinvolgono essenzialmente il volontariato. Tra le altre cose, nella circolare si legge: “Questa Direzione sta contattando gli enti del privato sociale più rilevanti (Fai, Legambiente, Cei, ecc.) a livello nazionale per stipulare nuove convenzioni o integrare quelle già esistenti, per rafforzare la rete di disponibilità ad avvalersi di una più vasta gamma di lavori di pubblica utilità”.
I dubbi di Csvnet e Cnvg. Csvnet e Cnvg hanno letto, in queste parole, il rischio che l’Epe possa prediligere le realtà di volontariato più ampie, a scapito delle piccole associazioni che, dicono, hanno invece maggiori capacità di accoglienza e innovazione. Per altro, segnalano le difficoltà delle piccole associazioni di adempiere alle pratiche con l’Inail (la quale, riconoscono Csvnet e Cnvg, si è resa positivamente collaborativa nello svolgere le pratiche per i messi alla prova). All’origine dell’allarme, c’è un fatto avvenuto a Genova nel 2016, quando un’associazione di volontariato fu multata per la mancata assicurazione Inail di un imputato in messa alla prova. Il problema, segnalava il Centro Servizi di Volontariato (Csv) di Genova, è che le associazioni, per lo più piccole, senza dipendenti e senza un apparato amministrativo adeguato, nello stipulare l’assicurazione Inail, soccombono di fronte alle troppe responsabilità delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Il rischio, avvertiva il Csv, è di bloccare un sistema virtuoso grazie al quale si evita il carcere a imputati che possono invece lavorare, per il bene loro e della comunità.
Csvnet e Cnvg: "Epe deve segnalare eventuali malintesi". Le due organizzazioni ammettono il positivo lavoro svolto dall’Epe. Fondamentale, tra gli altri provvedimenti Epe, l’aver ottenuto che tutti gli enti che impiegano imputati messi alla prova in lavori di pubblica utilità, siano esonerati dalla spesa assicurativa, grazie all’incremento di un fondo voluto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Csvnet e Cnvg, si dicono, pertanto, pronti a collaborare con l’Epe, ma vogliono fortemente continuare a monitorare e tutelare il mondo del volontariato.
“Lavoro obbligatorio e attività facoltative: questa la vera differenza”. “Sono stupita dall’interpretazione che il Csvnet ha dato della nota sulla questione dell’assicurazione Inail, inviata a tutti gli Uffici Epe a mia firma - commenta Lucia Castellano - La faccenda è semplice: la legge subordina la concessione della misura della “messa alla prova” alla prestazione, per almeno 10 giorni l’anno, di lavori di pubblica utilità. L'assicurazione con l’Inail è obbligatoria quando si tratti di lavori di pubblica utilità, non retribuito. Nel programma di trattamento per la concessione della misura sono poi inserite altre attività, non obbligatorie, di tipo riparativo, ugualmente funzionali al recupero e al reinserimento sociale dell’autore di reato. Nella nota, semplicemente, chiarisco questa differenza, chiedendo agli uffici di predisporre con attenzione i programmi per ciascun soggetto che richieda la misura, inserendo entrambe le attività, sia obbligatorie sia di volontariato”.
Separare le attività di volontariato dai lavori di pubblica utilità. “È appena il caso di ricordare - continua Castellano - l’obbligo di assicurarsi con l’Inail e che la stessa Inail vuole fare chiarezza sull’interpretazione della norma, per facilitare l’accesso all’istituto della messa alla prova (la nota Inail è inserita nella circolare di Lucia Castellano, il link è citato sopra). È del tutto evidente (e la mia nota lo chiarisce ulteriormente) che alcune associazioni non hanno la struttura per sostenere gli adempimenti richiesti dall’Inail. Il problema viene affrontato sia chiedendo, e ottenendo, dall’Inail di facilitare le procedure per l’assicurazione nelle sedi periferiche, sia chiedendo agli Uffici Epe di indirizzare verso le associazioni più piccole le attività di volontariato, lasciando agli enti pubblici e alle associazioni più strutturate i lavori di pubblica utilità e gli oneri derivanti dall’assicurazione con l’Inail”.
Valorizzare tutte le realtà di volontariato in egual modo. “Non si deve interpretare come una deminutio delle associazioni meno strutturate quella che è la doverosa interpretazione della normativa vigente: la nota intende, al contrario, valorizzare l’apporto di tutte e di ciascuna le realtà di volontariato all’attivazione della misura della messa alla prova. Stupisce, poi, come tale protesta (oltre a confondere l’interpretazione di una legge con l’indirizzo discrezionale dell’azione amministrativa verso una soluzione piuttosto che un’altra) si levi immediatamente dopo l’emanazione della nota interpretativa, senza lasciare nemmeno il tempo di verificare, insieme agli Uepe, l’efficacia delle linee di indirizzo date agli uffici dal centro. Infine, ricordo che non sono mancati incontri di chiarimento prima e dopo la diffusione della nota”.
Il chiarimento. In merito alla recente circolare dell’Epe sulle assicurazioni lavorative per gli imputati messi alla prova in lavori di pubblica utilità non retribuiti, Lucia Castellano risponde di non voler screditare nessuna realtà e spiega le differenti forme di assicurazioni per lavori obbligatori e per mansioni facoltative da garantire agli imputati messi alla prova e la conseguente armonizzazione del lavoro di tutte le forze impegnate nella messa alla prova stessa.
La “messa alla prova”. Il nuovo assetto dell’esecuzione della pena fuori dal carcere, ha preso forma durante gli Stati Generali dell’Esecuzione Penale del 2015. L’Epe (scontata fuori dal tempo vuoto e dallo spazio coatto della prigione) coinvolge 45.456 persone. Di queste, 9.782 sono “messe alla prova”. Si tratta di imputati per reati non superiori ai 4 anni, che svolgono lavori di pubblica utilità, non retribuiti, al posto della condanna. Se la prova va a buon fine, non si celebra il processo e il reato si estingue, facendo così risparmiare tempo e costi di processo e detenzione. La recidiva, per tutti gli imputati in esecuzione penale esterna (quindi anche semilibertà e domiciliari) è del 17%, mentre è del 70% quella dei condannati in carcere: ecco perché la gestione dell’Epe è primaria e delicata assieme.
La nota Epe sulle assicurazioni lavorative. A fine maggio scorso, l’Epe ha emanato una circolare a firma del Dirigente Generale, Lucia Castellano, nella quale vengono chiarite le norme assicurative per gli imputati messi alla prova: devono essere stipulate con l’Inail (Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro) per i lavori obbligatori e non retribuiti presso enti del privato sociale; possono farsi con assicurazioni private, invece, le tutele per attività facoltative, ugualmente non retribuite, ma sempre riparative, previste dalla legge e che coinvolgono essenzialmente il volontariato. Tra le altre cose, nella circolare si legge: “Questa Direzione sta contattando gli enti del privato sociale più rilevanti (Fai, Legambiente, Cei, ecc.) a livello nazionale per stipulare nuove convenzioni o integrare quelle già esistenti, per rafforzare la rete di disponibilità ad avvalersi di una più vasta gamma di lavori di pubblica utilità”.
I dubbi di Csvnet e Cnvg. Csvnet e Cnvg hanno letto, in queste parole, il rischio che l’Epe possa prediligere le realtà di volontariato più ampie, a scapito delle piccole associazioni che, dicono, hanno invece maggiori capacità di accoglienza e innovazione. Per altro, segnalano le difficoltà delle piccole associazioni di adempiere alle pratiche con l’Inail (la quale, riconoscono Csvnet e Cnvg, si è resa positivamente collaborativa nello svolgere le pratiche per i messi alla prova). All’origine dell’allarme, c’è un fatto avvenuto a Genova nel 2016, quando un’associazione di volontariato fu multata per la mancata assicurazione Inail di un imputato in messa alla prova. Il problema, segnalava il Centro Servizi di Volontariato (Csv) di Genova, è che le associazioni, per lo più piccole, senza dipendenti e senza un apparato amministrativo adeguato, nello stipulare l’assicurazione Inail, soccombono di fronte alle troppe responsabilità delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Il rischio, avvertiva il Csv, è di bloccare un sistema virtuoso grazie al quale si evita il carcere a imputati che possono invece lavorare, per il bene loro e della comunità.
Csvnet e Cnvg: "Epe deve segnalare eventuali malintesi". Le due organizzazioni ammettono il positivo lavoro svolto dall’Epe. Fondamentale, tra gli altri provvedimenti Epe, l’aver ottenuto che tutti gli enti che impiegano imputati messi alla prova in lavori di pubblica utilità, siano esonerati dalla spesa assicurativa, grazie all’incremento di un fondo voluto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Csvnet e Cnvg, si dicono, pertanto, pronti a collaborare con l’Epe, ma vogliono fortemente continuare a monitorare e tutelare il mondo del volontariato.
“Lavoro obbligatorio e attività facoltative: questa la vera differenza”. “Sono stupita dall’interpretazione che il Csvnet ha dato della nota sulla questione dell’assicurazione Inail, inviata a tutti gli Uffici Epe a mia firma - commenta Lucia Castellano - La faccenda è semplice: la legge subordina la concessione della misura della “messa alla prova” alla prestazione, per almeno 10 giorni l’anno, di lavori di pubblica utilità. L'assicurazione con l’Inail è obbligatoria quando si tratti di lavori di pubblica utilità, non retribuito. Nel programma di trattamento per la concessione della misura sono poi inserite altre attività, non obbligatorie, di tipo riparativo, ugualmente funzionali al recupero e al reinserimento sociale dell’autore di reato. Nella nota, semplicemente, chiarisco questa differenza, chiedendo agli uffici di predisporre con attenzione i programmi per ciascun soggetto che richieda la misura, inserendo entrambe le attività, sia obbligatorie sia di volontariato”.
Separare le attività di volontariato dai lavori di pubblica utilità. “È appena il caso di ricordare - continua Castellano - l’obbligo di assicurarsi con l’Inail e che la stessa Inail vuole fare chiarezza sull’interpretazione della norma, per facilitare l’accesso all’istituto della messa alla prova (la nota Inail è inserita nella circolare di Lucia Castellano, il link è citato sopra). È del tutto evidente (e la mia nota lo chiarisce ulteriormente) che alcune associazioni non hanno la struttura per sostenere gli adempimenti richiesti dall’Inail. Il problema viene affrontato sia chiedendo, e ottenendo, dall’Inail di facilitare le procedure per l’assicurazione nelle sedi periferiche, sia chiedendo agli Uffici Epe di indirizzare verso le associazioni più piccole le attività di volontariato, lasciando agli enti pubblici e alle associazioni più strutturate i lavori di pubblica utilità e gli oneri derivanti dall’assicurazione con l’Inail”.
Valorizzare tutte le realtà di volontariato in egual modo. “Non si deve interpretare come una deminutio delle associazioni meno strutturate quella che è la doverosa interpretazione della normativa vigente: la nota intende, al contrario, valorizzare l’apporto di tutte e di ciascuna le realtà di volontariato all’attivazione della misura della messa alla prova. Stupisce, poi, come tale protesta (oltre a confondere l’interpretazione di una legge con l’indirizzo discrezionale dell’azione amministrativa verso una soluzione piuttosto che un’altra) si levi immediatamente dopo l’emanazione della nota interpretativa, senza lasciare nemmeno il tempo di verificare, insieme agli Uepe, l’efficacia delle linee di indirizzo date agli uffici dal centro. Infine, ricordo che non sono mancati incontri di chiarimento prima e dopo la diffusione della nota”.