Libano, il lento ritorno a casa dei siriani, ma per i profughi che restano è ancora dura
di MAURO POMPILIBambini che vivono ancora in tenda nel nord del Libano. E che raccolgono patate per 6.000 Lire libanesi al giorno, circa 3,5 Euro. Trattati male dai datori di lavoto, tanto che uno per fuggire dalle bastonate è caduto e un trattore gli ha schiacciato una mano, che gli è stata amputata. La scuola pubblica e gratuita è ancora per una minoranza dei bambini profughi
BEIRUT - Moussa ha 12 anni e da sei è un rifugiato siriano che vive in una tenda nel nord del Libano. In questo periodo raccoglie patate per 6.000 Lire libanesi al giorno, circa 3,5 Euro. “Non mi piace andare a lavorare. Restiamo al sole tutto il giorno. Siamo costretti a correre dietro al trattore che passa a raccogliere le patate e spesso il padrone ci colpisce con un lungo bastone per farci correre più veloce. È anche pericoloso, uno dei miei compagni è inciampato e il trattore gli ha schiacciato la mano. In ospedale gliela hanno amputata.”
Mezzo milione di siriani sono rientrati in patria. Recentemente l’UNHCR (l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati) ha comunicato che circa mezzo milione di profughi siriani è rientrato nel proprio Paese. Un piccolo segnale positivo rispetto ai nove milioni che, a causa della guerra civile, hanno abbandonato la Siria negli ultimi anni. Intanto la vita dei rifugiati nei paesi che li …
Mezzo milione di siriani sono rientrati in patria. Recentemente l’UNHCR (l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati) ha comunicato che circa mezzo milione di profughi siriani è rientrato nel proprio Paese. Un piccolo segnale positivo rispetto ai nove milioni che, a causa della guerra civile, hanno abbandonato la Siria negli ultimi anni. Intanto la vita dei rifugiati nei paesi che li …
BEIRUT - Moussa ha 12 anni e da sei è un rifugiato siriano che vive in una tenda nel nord del Libano. In questo periodo raccoglie patate per 6.000 Lire libanesi al giorno, circa 3,5 Euro. “Non mi piace andare a lavorare. Restiamo al sole tutto il giorno. Siamo costretti a correre dietro al trattore che passa a raccogliere le patate e spesso il padrone ci colpisce con un lungo bastone per farci correre più veloce. È anche pericoloso, uno dei miei compagni è inciampato e il trattore gli ha schiacciato la mano. In ospedale gliela hanno amputata.”
Mezzo milione di siriani sono rientrati in patria. Recentemente l’UNHCR (l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati) ha comunicato che circa mezzo milione di profughi siriani è rientrato nel proprio Paese. Un piccolo segnale positivo rispetto ai nove milioni che, a causa della guerra civile, hanno abbandonato la Siria negli ultimi anni. Intanto la vita dei rifugiati nei paesi che li ospitano continua a essere difficile, a volte drammatica. In Libano, nei campi profughi informali dove vivono i siriani più poveri, migliaia di bambini sono costretti a lavorare per aiutare le loro famiglie a sopravvivere. Lentamente, ma inesorabilmente il sostegno delle diverse agenzie umanitarie sta diminuendo, per la riduzione dei fondi disponibili.
Le iniziative a sostegno della scuola. A pagare il prezzo maggiore di questa rinnovata emergenza sono soprattutto i bambini. Dagli insediamenti stanno sparendo le strutture e le attività che garantivano ai piccoli la cosiddetta educazione informale. Attività che erano svolte principalmente da associazioni libanesi, ora a corto di risorse, mentre le Agenzie delle nazioni Unite si sono concentrate sul sostegno alla scuola pubblica. Un impegno per impedire che il sistema scolastico del Paese dei Cedri crollasse sotto il peso rappresentato dal raddoppio degli scolari in poco più di tre anni.
Non tutti frequentano scuole pubbliche. Purtroppo, solo 160.000 dei 550.000 bambini rifugiati siriani frequentano le scuole pubbliche. Dallo scorso gennaio diciannove associazioni libanesi, presenti nei campi dall’inizio della crisi, non sono più finanziate dalle Nazioni Unite, che continuano a finanziare le ONG internazionali. Alcune ONG libanesi hanno dovuto ridurre fortemente la loro presenza nei campi. Così, l’associazione “Beyond” ha dovuto chiudere 120 dei suoi centri per l’educazione in sei mesi e i bambini accolti sono scesi da 22.000 a poco più di 6.000.
Hanaa ha 10 anni e arriva da Aleppo. Finché era aperto andava quasi ogni giorno in uno dei centri gestiti da “Beyond”. Aveva poco più di cinque anni quando è arrivata in Libano e non parlava. “Era sotto un forte shock – dice Ahmed, un assistente sociale di “Beyond” – dalla madre abbiamo saputo che aveva visto morire il padre e un fratello dilaniati dalle schegge di una bomba.” Ora, come tanti suoi coetanei, lavora nei campi raccogliendo patate e cipolle. Al centro giocando e studiando con gli altri bambini ha ricominciato a parlare. “In Siria avevo una casa con il giardino e una mia cameretta. Qui dormo in una tenda e ci sono anche i topi. Ma non voglio tornare indietro, non voglio tornare alla guerra.”
Tutto il giorno a pulire agli. Aisha 7 anni, Yasmine 10, Taghrid 12, e Bouchar 14, lavorano con la loro madre Kalima a sbucciare l'aglio. L'intera famiglia ogni giorno pulisce dai 5 ai 7 chili di aglio per venderli ai ristoranti della Valle della Bekaa. Per ogni chilo la famiglia guadagna 500 Lire Libanesi (circa 0,30 centesimi di Euro). Alla piccola Aisha non piace sbucciare l'aglio, ma è obbligata ad aiutare. “L’odore è cattivo e poi spesso mi sono fatta male con il coltello.” “Mio marito è morto. Tutta la famiglia deve lavorare per sbucciare almeno sette chili di aglio al giorno e poter sopravvivere – dice Kalima - Vorrei Che i miei figli andassero a scuola, ma non posso permettermelo.”
Mezzo milione di siriani sono rientrati in patria. Recentemente l’UNHCR (l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati) ha comunicato che circa mezzo milione di profughi siriani è rientrato nel proprio Paese. Un piccolo segnale positivo rispetto ai nove milioni che, a causa della guerra civile, hanno abbandonato la Siria negli ultimi anni. Intanto la vita dei rifugiati nei paesi che li ospitano continua a essere difficile, a volte drammatica. In Libano, nei campi profughi informali dove vivono i siriani più poveri, migliaia di bambini sono costretti a lavorare per aiutare le loro famiglie a sopravvivere. Lentamente, ma inesorabilmente il sostegno delle diverse agenzie umanitarie sta diminuendo, per la riduzione dei fondi disponibili.
Le iniziative a sostegno della scuola. A pagare il prezzo maggiore di questa rinnovata emergenza sono soprattutto i bambini. Dagli insediamenti stanno sparendo le strutture e le attività che garantivano ai piccoli la cosiddetta educazione informale. Attività che erano svolte principalmente da associazioni libanesi, ora a corto di risorse, mentre le Agenzie delle nazioni Unite si sono concentrate sul sostegno alla scuola pubblica. Un impegno per impedire che il sistema scolastico del Paese dei Cedri crollasse sotto il peso rappresentato dal raddoppio degli scolari in poco più di tre anni.
Non tutti frequentano scuole pubbliche. Purtroppo, solo 160.000 dei 550.000 bambini rifugiati siriani frequentano le scuole pubbliche. Dallo scorso gennaio diciannove associazioni libanesi, presenti nei campi dall’inizio della crisi, non sono più finanziate dalle Nazioni Unite, che continuano a finanziare le ONG internazionali. Alcune ONG libanesi hanno dovuto ridurre fortemente la loro presenza nei campi. Così, l’associazione “Beyond” ha dovuto chiudere 120 dei suoi centri per l’educazione in sei mesi e i bambini accolti sono scesi da 22.000 a poco più di 6.000.
Hanaa ha 10 anni e arriva da Aleppo. Finché era aperto andava quasi ogni giorno in uno dei centri gestiti da “Beyond”. Aveva poco più di cinque anni quando è arrivata in Libano e non parlava. “Era sotto un forte shock – dice Ahmed, un assistente sociale di “Beyond” – dalla madre abbiamo saputo che aveva visto morire il padre e un fratello dilaniati dalle schegge di una bomba.” Ora, come tanti suoi coetanei, lavora nei campi raccogliendo patate e cipolle. Al centro giocando e studiando con gli altri bambini ha ricominciato a parlare. “In Siria avevo una casa con il giardino e una mia cameretta. Qui dormo in una tenda e ci sono anche i topi. Ma non voglio tornare indietro, non voglio tornare alla guerra.”
Tutto il giorno a pulire agli. Aisha 7 anni, Yasmine 10, Taghrid 12, e Bouchar 14, lavorano con la loro madre Kalima a sbucciare l'aglio. L'intera famiglia ogni giorno pulisce dai 5 ai 7 chili di aglio per venderli ai ristoranti della Valle della Bekaa. Per ogni chilo la famiglia guadagna 500 Lire Libanesi (circa 0,30 centesimi di Euro). Alla piccola Aisha non piace sbucciare l'aglio, ma è obbligata ad aiutare. “L’odore è cattivo e poi spesso mi sono fatta male con il coltello.” “Mio marito è morto. Tutta la famiglia deve lavorare per sbucciare almeno sette chili di aglio al giorno e poter sopravvivere – dice Kalima - Vorrei Che i miei figli andassero a scuola, ma non posso permettermelo.”