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Giordania, i figli delle madri giordane e padri stranieri non hanno diritti: la discriminazione di genere uccide il loro futuro

Le riforme del 2014 non riescono a rispondere in modo significativo ai bisogni critici dei minori che hanno solo la madre di nazionalità giordana. Una mancanza di parità tra sessi che lede i diritti dei più piccoli condannandoli all'incertezza

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AMMAN - In Giordania le donne non possono 'passare' la loro cittadinanza ai figli nati da padri di altre nazionalità. Una mancanza di parità che condanna i più piccoli ad un futuro di incertezze e problemi. E' questa la denuncia di Human rights watch contro il governo di Amman raccolta nel rapporto dal titolo: "Voglio solo che viva come gli altri giordani" che nel 2014 aveva promesso una serie di norme per colmare le lacune, ma che a quattro anni di distanza hanno mostrato tutti i loro limiti.

Una vita incerta. I limiti imposti dalle autorità ai figli delle donne giordane sono immensi: questi riguardano la libertà di lavorare, possedere proprietà, viaggiare, iscriversi all'istruzione superiore e accedere all'assistenza sanitaria. Le molteplici forme di esclusione e discriminazione che i minori non-cittadini affrontano, ovviamente pesano sul futuro e sulla loro capacità di realizzarsi pesando gravemente sulle loro famiglie d'origine. "Impedendo alle donne di passare la nazionalità ai loro figli, le autorità condannano centinaia di migliaia di questi bambini ad una vita di miseria", ha dichiarato Sarah Leah Whitson, direttrice della sezione Medio Oriente di Hrw. "Le riforme annunciate non sono riuscite a migliorare significativamente le loro vite, dimostrando che le mezze misure non sono un'alternativa alla cittadinanza".

Gli altri 'stanno avanti'. Il rapporto si basa su più di 50 interviste con donne giordane, bambini non cittadini, funzionari governativi e attivisti, nonché una revisione completa delle leggi, dei regolamenti e delle decisioni pertinenti giordane. Nonostante i progressi compiuti dai paesi di tutto il Medio Oriente e dal Nord Africa, la Giordania non ha annunciato alcun progetto di modifica della sua legge sulla nazionalità. Algeria, Egitto, Marocco, Tunisia e Yemen offrono tutti uguali diritti a donne e uomini. Mentre Iraq e Mauritania consentono alle donne con mariti stranieri di conferire cittadinanza ai bambini nati nel paese.

Giustificazioni. Per gli attivisti, la posizione di Amman è in linea con una tradizione culturalmente patriarcale  e maschiliosta che tende a non riconoscere alla donna gli stessi diritti degli uomini.  A queste accuse, i legislatori fanno orecchie da mercante accampando di volta in volta scuse a dir poco inconsistenti. Le due più usate sono la possibilità che la Giordania diventi una "patria alternativa" per i vicini palestinesi e il peso economico che una tale misura produrrebbe sulle casse del governo."Sono nato [in Giordania], tutta la mia famiglia e la mia lealtà è qui, le mie radici sono qui -  ha detto "Nermeen",  figlia 43enne di una donna giordana e un uomo palestinese - Con tutto il rispetto e l'amore per la Palestina, cosa dovrei fare lì? Non ho niente lì. La Giordania non è la mia patria alternativa, è il mio paese ".

Fuorilegge. Privando alle donne giordane il loro diritto di conferire la cittadinanza ai loro figli, la Giordania viola sia la legge internazionale che la propria costituzione che garantisce a tutti l'uguaglianza di fronte alla legge. Anche gli organismi internazionali per i diritti umani, tra cui il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti dell'infanzia (CRC) e il Comitato delle Nazioni Unite per l'eliminazione della discriminazione contro le donne (CEDAW), hanno giudicato discriminatoria la legge sulla nazionalità. Nel 2014, a seguito dell'aumento della pressione interna, le autorità sono sembrate disponibili a riconoscere i bambini non cittadini delle donne giordane come una specifica classe di individui aventi diritto a prestazioni dalle quali altrimenti non avrebbero avuto diritto come non giordani. Il governo ha quindi proposto una norma per alleggerire le restrizioni sul loro accesso a lavoro, istruzione pubblica, assistenza sanitaria pubblica, proprietà,investimenti e patente di guida. La decisione del gabinetto stabilì anche che sarebbe stata emessa una carta d'identità speciale.

Una goccia. Nel 2014 il ministro dell'Interno Hussein al-Majali dichiarò che tutti i 355.923 bambini di madri giordane e padri stranieri registrati presso il Dipartimento dello stato civile e passaporti avrebbero tratto beneficio dal provvedimento. Ma a febbraio 2018, le autorità avevano emesso poco più di 72.000 carte d'identità speciali, meno del 20 per cento di quelle promesse. A rendere difficile l'aquisizioni di tali carte d'identità è la lunga lista di documentazione richiesta, i costi elevati e alcuni punti previsti dalla legge che escludono un largo numero di figli di madri giordane. Ma anche chi è riuscito ad avere la carta d'identità non si sono registrati significativi miglioramenti dato che le nuove norme per i figli di madri giordane li accomunano ai cittadini stranieri.  "Pensa che vivremmo così male se i nostri figli potessero lavorare? ", ha detto una madre giordana di 51 anni con 5 figli bambini non cittadini. "Siamo sempre preoccupati per loro. Non hanno libertà, nessun diritto, nessun futuro"