Mondo Solidale

Razzismo e coronavirus: dall'Asia, all'Europa, agli Stati Uniti, la giostra di "scherzi linguistici" e battute ispirati dalla discriminazione

La reazione di fronte ad un nemico nascosto e inafferrabile? Un po’ di pregiudizi, mezze verità, informazione drogata e il gioco è fatto: il capro espiatorio è pronto al sacrificio

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ROMA - Di fronte a un nemico nascosto e inafferrabile, quando le difese sono inutili e le perdite numerose, quale è la via d’uscita più facile? Si prende un po’ di pregiudizi, si unisce a qualche mezza verità ben manipolata, si condisce con una comunicazione drogata, ed eccoci qui: il prezioso capro espiatorio, pronto al sacrificio, davanti agli occhi di tutti. Il meccanismo che nel Medio Evo portava ai pogrom contro gli ebrei, accusati di diffondere la peste, è di nuovo entrato in azione con l’epidemia di coronavirus. I venti di razzismo anti-asiatico soffiavano già, ma hanno preso forma di una bufera, centrandosi soprattutto sui social network, quando Donald Trump ha ribattezzato malignamente il Covid-19 “virus cinese”.

Un elemento di verità innegabile. Il governo cinese ha tenuto nascoste le dimensioni dell’epidemia per almeno un mese. Ma è inutile sottolineare che le responsabilità non si spalmano su un’intera nazione e tanto meno su un intero continente, basandosi magari su elementi come il colore della pelle. E invece il pregiudizio è diventato virale: su Twitter, per esempio, è un florilegio di giochi di parole razzisti, usando le parole Flu (vuol dire influenza) e Lung (polmone): da “Chop Fluey” a “Mao Tse Lung”, da “Toflu” fino a “Kung Flu”, espressione che viene attribuita a funzionari della Casa Bianca.

Giro del mondo tra scherzi linguistici e offese. E apparentemente nessun Paese è libero dal pregiudizio. Se in Egitto i passeggeri cinesi rischiano di essere buttati fuori dal taxi, in India i nazionalisti attribuiscono l’epidemia alla vendetta di Dio per le distruzioni ambientali dei cinesi. Se l’Iran attribuisce la colpa ai sionisti, in Israele sono i turisti coreani ad essere espulsi dagli alberghi. In Thailandia, come in Corea o in Malesia, i viaggiatori cinesi possono vedersi vietare l’accesso ai ristoranti. E persino nell’Europa, patria dell’Illuminismo, gli episodi sono numerosi: dalle aggressioni in Belgio, alle discriminazioni in Germania, per finire con la grottesca “sospensione preventiva” degli studenti asiatici da parte del Conservatorio di Santa Cecilia, a Roma.

La forza del messaggio di Trump. Negli Stati Uniti il messaggio di Trump sembra aver attecchito profondamente. L’organizzazione A3PCON, che si batte per i diritti umani di cittadini AAPI (Asiatici-Americani-Pacifico-Isolani) in Usa ha lanciato un sito web per la segnalazione degli incidenti, registrandone 1135 casi nelle prime due settimane di attività. Le donne asiatiche sono molestate il doppio degli uomini, ma gli attacchi razzisti non si fermano nemmeno di fronte ai bambini, coinvolti in 6,3 casi su cento. Luogo favorito per le aggressioni, oltre ai quartier ad alta caratterizzazione etnica, sono i negozi di alimentari e le farmacie, e questo rende ancora più difficile per le minoranze superare l’emergenza Covid-19.