Mondo Solidale

Messico, i lavoratori migranti al confine col Messico: disoccupazione, assenza di servizi sanitari o test-virus e discriminazione

L’assenza di politiche sociali di supporto potrebbe rivelarsi un problema a lungo termine per il mercato del lavoro tra Messico e Guatemala
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CITTA' DEL MESSICO - La pandemia sta colpendo le economie di tutto il mondo e quindi aziende, lavoratori, inclusi i migranti. Le lavoratrici migranti rappresentano almeno il 4,7% della forza lavoro globale, circa 164 milioni di lavoratori, metà dei quali donne. La maggioranza occupa posti di lavoro in prima linea in settori economici essenziali come l'agricoltura, l'industria agroalimentare, edilizia, servizi, sanità, lavori domestici e assistenziali. Secondo l'Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), l'impatto della pandemia in Messico ha superato i 24 milioni di dollari nell'ottobre 2020, cioè 44% dell'occupazione totale nel Paese. Un impatto economico che influisce pesantemente sui gruppi sociali più vulnerabili, soprattutto i lavoratori migranti, richiedenti asilo e rifugiati e collaboratori domestici. In Guatemala (tra parentesi) è stato stimato che il 49,3% dell'occupazione totale corre il rischio della perdita del posto di lavoro. Dato, questo, che fa immaginare un aumento del flusso migratorio verso il Messico e gli USA.

I lavoratori migranti attori-chiave nei settori essenziali. Ma la pandemia non ha messo a nudo anche il fatto che la maggior parte dei lavoratori è impegnata nei settori dell'economia con i più alti livelli di temporaneità, informalità, di assenza totale di protezioni, con salari bassi e condizioni di lavoro precarie. Per contenere i contagi, Messico, Guatemala e Stati Uniti hanno introdotto una serie di misure che hanno indubbiamente avuto un impatto sull'economia e sulla popolazione in generale e su lavoro. Secondo un recente report dell’ILO, la chiusura dei confini tra Guatemala e Messico, ha fatto in modo che i lavoratori transfrontalieri di origine guatemalteca non potevano lavorare in Messico, mentre altri non hanno avuto la possibilità di tornare alle loro case in Guatemala a causa di restrizioni.

I diritti a rischio. È stato inoltre rilevato che l'emissione di documenti di lavoro e di viaggio è stata letargica: una difficoltà che in Messico, ad esempio, rischia di far entrare le persone in una situazione migratoria irregolare, aumentando la loro vulnerabilità e il rischio di doversi inserire nel settore informale o dover accettare condizioni di lavoro abusive e precarie, rendendo difficile l'applicazione delle norme internazionali del lavoro, come quelle stabilite nella Convenzione sui servizi per l'occupazione del 1948

Le grandi sfide. I momenti di crisi da affrontare sono: 

-Il ritorno di un numero enorme di lavoratori migranti a causa della pandemia;

-il bisogno dei lavoratori di passare per quarantene dopo il loro rientro e la conseguente impossibilità di generare reddito

- la mancanza di assistenza sicura per il trasferimento dei lavoratori

- la lunga attesa delle persone rimpatriate alle frontiere per tornare ai loro luoghi di origine e l'inesistenza di protocolli per il rimpatrio sicuro delle persone

Le difficoltà delle imprese e l'indebitamento dei migranti. Le sfide per chi assume migranti come parte della forza lavoro integrata sono legate alla scadenza dei visti, dal momento in cui le procedure che sono state paralizzate. Le leggi e le pratiche internazionali, nazionali e locali forniscono dati di costi e provvigioni, e non è raro vedere come le commissioni e le spese di assunzione riducono il risparmio e rimesse dei lavoratori, oltre al fatto che un numero significativo di persone migranti paga commissioni elevate per essere reclutate. E spesso queste commissioni sono contrarie alla legge. Le spese e le commissioni di assunzione riducono la capacità dei lavoratori di sostenere le loro famiglie nelle comunità d’origine, causano l'indebitamento dei lavoratori perché a volte sono costretti a fare lavori forzati, diventano schiavi o vittime della tratta di esseri umani.