Mondo Solidale

Pandemia e povertà estrema, il costo più alto della crisi economica lo pagheranno Africa e Sud Est Asiatico

Pandemia e povertà estrema, il costo più alto della crisi economica lo pagheranno Africa e Sud Est Asiatico
Le previsioni del professor De Schutter, relatore speciale delle Nazioni Unite per la povertà estrema e diritti umani. La proposta per un Fondo globale per la protezione sociale
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ROMA - L'Africa, continente dei paradossi, ce ne sta mostrando un altro: quello di essere attraversato da una pandemia “attenuata”, tutto sommato meno diffusa e severa rispetto a quella che s'è vista in Europa e in America. Gli analisti attribuiscono tutto questo alla giovane età degli africani, che in media hanno 19 anni. Ed è questo, appunto, un altro paradosso che rivela come un potente patrimonio per il futuro è oggi di fatto una massa di energie giovani che si trova ad essere protagonista solo di una spaventosa emorragia migratoria. Un’altra ragione indicata per spiegare il minore coinvolgimento del continente nella pandemia, è l’esperienza maturata durante l’epidemia dell’Ebola. Insomma, paradossi su paradossi, al quale non può non essere aggiunto il più volte evocato contrasto, assurdo, insopportabile e legato a retaggi coloniali e neo-coloniali, fra le sue immense ricchezze naturali e la sua povertà endemica.

"Si tratta solo di volerlo". C’è ora Oliver De Schutter, economista e docente delle università francesi UCLouvain e SciencesPo, ma soprattutto relatore speciale delle Nazioni Unite per la povertà estrema e diritti umani, il quale ci ricorda che se prima dell’ondata pandemica i poveri estremi nel mondo erano circa 730 milioni, nell’arco del 2021 le proiezioni ci annunciano che potrebbero diventare più di 900 milioni. E aggiunge, nel corso di un’intervista a Lucia Capuzzi sull’Avvenire di qualche giorno fa: «Lo sforzo per combattere l’indigenza è del tutto sostenibile. Si tratta di volerlo». In altre parole, il docente prova a farci uscire dalla logica dell’inevitabilità delle disuguaglianze, tanto è vero che da qualche settimana è impegnato in incontri con le massime istituzioni europee per far presente quanto sia urgente provvedere al più presto, “per il nostro stesso interesse”, con misure che fronteggino la povertà che la pandemia planetaria ha provocato fuori dall’Africa ma che, di conseguenza, non può non produrre effetti devastanti in tutto il continente.

La dolorosa morsa della crisi. Se infatti la recessione farà sentire la sua morsa in Europa e negli Stati Uniti, nella parte del mondo dove la povertà ha aspetti disperati ed estremi, come nell’area subsahariana o nel Sud-Est asiatico, gli effetti saranno ancor più tragici. Durante il colloquio con la collega di Avvenire, De Schutter sottolinea che le nazioni africane, chi più chi meno, hanno visto crollare le entrate legate ai traffici commerciali con l’Europa e il resto del mondo, hanno assistito alla caduta dei prezzi delle materie prime, al calo degli investimenti stranieri, ridotti – a quanto pare – di oltre il 50%, rispetto all’anno scorso. Il diffondersi poi dell’economia informale, del lavoro nero, dell’assenza di ogni protezione sociale e della corruzione nelle pubbliche istituzioni, ha fatto e sta facendo il resto.

Il Fondo globale per la protezione sociale. La proposta del professor De Schutter, formulata durante l’intervista ad Avvenire è la seguente: «Con l’Organizzazione internazionale del lavoro e il governo francese proponiamo un nuovo meccanismo per contrastare la povertà estrema: il Fondo globale per la protezione sociale». Perché, in sostanza, dobbiamo prepararci a fare i conti con un mondo più povero a causa della pandemia. La previsione è che “la crisi sanitaria farà calare il Pil globale di almeno il 5 per cento. In termini numerici, la recessione sarà maggiore in Europa e negli Usa, ma saranno i Paesi a basso reddito con profonde sacche di povertà al loro interno, Africa e Sud-Est asiatico innanzi tutto, “a pagare il costo più salato”.