Mondo Solidale

Sri Lanka. i crimini commessi durante la guerra civile rischiano di non avere colpevoli ed essere insabbiati

Il dossier di Human Rights Watch punta l’attenzione sulle tattiche del governo del Pese asiatico per insabbiare i casi di gravi abusi sui diritti. Attesa una risoluzione ONU
3 minuti di lettura

ROMA - Il governo dello Sri Lanka cerca di impedire l’esecuzione della giustizia, che dovrebbe condannare i colpevoli di gravi violazioni di diritti umani. Lo racconta Human Rights Watch (HRW) in un report uscito oggi dal titolo “Ferite aperte e pericoli crescenti: le responsabilità bloccate per i gravi abusi in Sri Lanka”. Il documento esamina i tentativi del presidente srilankese Gotabaya Rajapaksa di ostacolare il corso della giustizia in sette gravi casi di abusi umanitari. Nel corso della sua presidenza si è scatenata una grave repressione di attivisti, giornalisti, avvocati, famiglie delle vittime, ed è aumentata la violenza nei confronti delle minoranze.

Guerra civile e crimini umanitari. Nello Sri Lanka la guerra civile, durata 26 anni e finita nel 2009, ha lasciato moltissime ferite aperte. Le atrocità commesse dalle forze governative e dal gruppo Tigri per la liberazione della patria Tamil sono state documentate dalle organizzazioni e dai media internazionali. Le Nazioni Unite, secondo un resoconto interno, non sono state in grado di proteggere i civili nei mesi finali del conflitto. Tra i casi più eclatanti, HRW ricorda il massacro di Trinco Five, nel corso del quale furono uccisi cinque studenti di etnia Tamil, e il massacro dei 17 membri del gruppo francese Azione contro la fame. E poi ancora l’assassinio di un importante editore di giornali, la sparizione di un cronista scomodo, il rapimento di alcuni giovani da parte di agenti di intelligence navale.

Tentativi di giustizia 2015-2019. Nel periodo 2015-2019 c’è stato il tentativo dell’Amministrazione Sirisena di consegnare alla giustizia i responsabili dei crimini. Le numerose investigazioni condotte in questo periodo hanno rivelato prove schiaccianti ed evidenze indiscutibili sui responsabili di sparizioni, uccisioni e violenze. Tuttavia, non è stato possibile consegnare i responsabili alla giustizia, perché nel 2019 è salito al potere Gotabaya Rajapaksa.

Il dominio della famiglia Rajapaksa. L’attuale presidente Gotabaya Rajapaksa è stato Segretario della difesa dal 2005 al 2015, sotto la presidenza di suo fratello Mahinda Rajapaksa. Si è macchiato di gravi responsabilità per i crimini di guerra commessi dalle forze di polizia: esecuzioni sommarie, stupri, attacchi indiscriminati. Eletto presidente nel novembre 2019, Rajapaksa ha inserito nell’Amministrazione molte delle persone responsabili di questi gravi crimini. Ha inoltre concesso il perdono ai pochi soldati ufficialmente incriminati.

Clima di terrore, auto-censura. Censura e auto-censura di media, attivisti e familiari delle vittime sono diventate comuni nel Paese, alimentando un clima di terrore. Un attivista lo descrive così: “Se c’è qualche attività che non tollera, (il presidente) fa arrestare tutti. Le persone si auto censurano per paura di ripercussioni”. Anche le famiglie in cerca di giustizia che si sono rivolte al Consiglio dei Diritti Umani dello Sri Lanka sono state perseguitate. Racconta la madre di un ragazzo scomparso: “Sono venuti a chiederci se saremmo andati a Ginevra, al Consiglio ONU per i diritti umani. I miei figli sono stati rapiti, non so ancora se sono vivi o morti.”

2020: fine della giustizia. Secondo HRW, gli sforzi per assicurare la giustizia sono bruscamente calati nel 2020. Alcuni ufficiali di polizia che indagavano sui crimini commessi durante l’Amministrazione di Mahinda Rajapaksa sono fuggiti dal Paese o sono stati condannati con accuse false. Inoltre, una commissione speciale insediata dal presidente ha iniziato ad interferire con la giustizia e in particolare con i casi più controversi che riguardavano i suoi sostenitori politici.

Strategie di depistaggio. Nel dicembre 2020 il Parlamento srilankese, dominato dalla famiglia Rajapaksa, abolito alcuni controlli costituzionali al potere presidenziale. In questo modo viene minata l’indipendenza del potere giudiziario e di istituzioni come la Commissione dei diritti umani dello Sri Lanka. Il Presidente ha inoltre creato una commissione speciale, incaricata di revisionare le incriminazioni giudicate “prive di evidenza sostanziale”. Secondo HRW questa è una strategia già utilizzata nel Paese per depotenziare la capacità di indagine di organismi internazionali. La raccomandazione di HRW al Consiglio ONU per i diritti umani è di continuare sulla strada intrapresa e basarsi sulle molte, solide prove esistenti per arrivare a individuare i colpevoli dei crimini.

Il consiglio ONU per i diritti umani. Secondo HRW, nel corso della prossima sessione del Consiglio ONU per i diritti umani dovrà arrivare un segnale forte. Si richiede di adottare una risoluzione che consenta di condannare gli abusi e portare giustizia per i crimini commessi nel paese. “L’assalto alla giustizia da parte del governo srilankese fa aumentare il rischio di abusi oggi e nel futuro”, afferma John Fisher, direttore di HRW a Ginevra. “Il Consiglio ONU deve dare un segnale forte al presidente Rajapaksa e far capire al paese che non sta ignorando gli abusi commessi”. L’inizio della prossima sessione è previsto per il 22 febbraio 2021.