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Razzismo e xenofobia, aumentano i gruppi in Germania con slogan e simboli uguali a quelli dei suprematisti filo-Trump

La nomina per il Nobel al movimento Black Lives Matter. Il rapporto dell'intelligence tedesca sulle formazioni terroristiche di destra
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ROMA - Nel dibattito europeo su razzismo e politica sono emersi due fatti apparentemente separati, ma in fondo collegati tra loro. Dimostrano quanto ciò che è accaduto negli Stati Uniti durante l'amministrazione Trump abbia avuto ripercussioni in Europa e quanto questo ancora condizioni la nostra politica, la nostra società. Il primo fatto, il più recente, riguarda il movimento Black Lives Matter (BLM), appena nominato per il Nobel per la Pace 2021. Il secondo riguarda invece la Germania e un rapporto dell'intelligence tedesca che due mesi fa ha denunciato l'allarme errorismo per il moltiplicarsi dei gruppi di suprematisti bianchi, anche nel Vecchio Continente.

Il Nobel contro il razzismo. A proporre gli attivisti di BLM per il Nobel è stato il parlamentare norvegese Petter Eide. La motivazione ufficiale sta nell'impegno degli attivisti americani, non solo afroamericani, “contro l'ingiustizia sociale e la violenza razziale&…

ROMA - Nel dibattito europeo su razzismo e politica sono emersi due fatti apparentemente separati, ma in fondo collegati tra loro. Dimostrano quanto ciò che è accaduto negli Stati Uniti durante l'amministrazione Trump abbia avuto ripercussioni in Europa e quanto questo ancora condizioni la nostra politica, la nostra società. Il primo fatto, il più recente, riguarda il movimento Black Lives Matter (BLM), appena nominato per il Nobel per la Pace 2021. Il secondo riguarda invece la Germania e un rapporto dell'intelligence tedesca che due mesi fa ha denunciato l'allarme errorismo per il moltiplicarsi dei gruppi di suprematisti bianchi, anche nel Vecchio Continente.

Il Nobel contro il razzismo. A proporre gli attivisti di BLM per il Nobel è stato il parlamentare norvegese Petter Eide. La motivazione ufficiale sta nell'impegno degli attivisti americani, non solo afroamericani, “contro l'ingiustizia sociale e la violenza razziale”. Secondo Eide, il movimento è riuscito a rendere globali le campagne per un “cambiamento di sistema”, spingendo anche altri Paesi, non solo gli Stati Uniti, a riconoscere e ad affrontare seriamente la piaga mai estinta del razzismo. Le proteste più visibili di Black Lives Matter risalgono al maggio scorso, quando a Minneapolis l'afroamericano George Floyd moriva soffocato dal ginocchio del poliziotto bianco. Quelle immagini e le ultime parole di Floyd “I can't breathe” sono diventati virali e slogan di altre centinaia di manifestazioni contro i simboli del razzismo e del colonialismo.

Gli inizi risalgono al 2012 in Florida. Eppure, l'organizzazione aveva cominciato a manifestare già nel 2012, dopo l'omicidio di un altro ragazzo nero disarmato, Trayvon Martin, in Florida, sempre per mano di poliziotti bianchi. Oggi il movimento si sta estendendo a livello planetario, coniugando l'eredità del movimento americano per i diritti civili a quella delle lotte contro l'apartheid in Sudafrica. Il parlamentare socialista Eide sostiene che il Comitato norvegese per il Nobel ha una lunga tradizione nel riconoscere la forte connessione tra giustizia razziale e pace. Per questo motivo ha avanzato la candidatura non prendendo nemmeno in considerazione le accuse di violenza che i conservatori bianchi americani filo-Trump nei mesi scorsi hanno rivolto a BLM.

L'aggressione a Capitol Hill del 6 gennaio. “Sono gli stessi argomenti usati in passato contro Martin Luther King, Nobel per la Pace nel 1964, e contro Nelson Mandela, stesso riconoscimento nel 1993”, ha commentato Eide. Più di uno studio statunitense sui conflitti sociali degli ultimi anni dimostra che nel 93 per cento dei casi le proteste per questioni razziali sono state pacifiche e non hanno provocato alcun danno. La minaccia terroristica dei suprematisti Altra storia, opposta, quasi simmetrica, quella dei gruppi di suprematisti bianchi. Ispirati dall'aggressione a Capitol Hill del 6 gennaio, gli estremisti delle destre europee sembrano avere trovato nuova ispirazione e una causa comune che attraversa l'Atlantico. Molti hanno visto quel gesto come un esempio da emulare per tentare di rovesciare ogni sistema democratico, anche in Europa.

In Germania stessi slogan e simboli degli estremisti Usa. Lo denuncia l'intelligence tedesca che già da tempo prende molto seriamente questa minaccia, mettendola sullo stesso piano di quella terroristica. A Berlino, ad agosto, la polizia aveva rafforzato i presidi intorno al parlamento, dove stavano manifestando attivisti di destra con gli stessi simboli e gli stessi slogan di quelli americani. Ora, dopo i fatti di Washington, le autorità dicono di temere attacchi simili, un timore che si fa ancora più concreto in vista delle prossime elezioni politiche. “Gli estremisti dell'ultra destra, i negazionisti Covid e i neo-nazisti sono sempre più attivi”, ha dichiarato Stephan Kramer, a capo dell'ente per la sicurezza della Turingia. Kramer è tra quelli che da anni tentano di sollevare l'attenzione sui rischi di questa miscela esplosiva tra negazionismo, radicalismo e vecchia cultura razzista.

Idee apocalittiche e violente. In uno studio recente del ministero degli Esteri si parla esplicitamente di “un nuovo movimento transnazionale di estrema destra, senza leadership ma con le stesse idee apocalittiche e violente”, un movimento che si sta estendendo e radicando da almeno dieci anni. Le teorie che alimentano questi gruppi, come la QAnon ad esempio, sono molto simili a quelle dei nazi-fascisti degli anni '20, dalla cospirazione di una presunta elite globale contro la popolazione bianca al progetto di sostituzione etnica degli europei con gli immigrati. Rispetto al secolo scorso però la viralità della Rete ha reso la diffusione di queste teorie molto più rapida ed è più facile che facciano presa negli strati della popolazione maggiormente colpiti dalla pandemia e dalla crisi economica. Secondo lo studio tedesco non si tratta solo di like sui social media, ma di una organizzazione che raduna migliaia di persone in incontri e veri e propri campi di addestramento.

I legami tra suprematisti Usa e russi. Il collegamento emerso con maggiore evidenza per ora è tra estremisti americani e quelli russi del cosiddetto Movimento Imperiale, suprematista bianco e paramilitare. Nel 2019 l'FBI ha denunciato la presenza di migliaia di statunitensi nei training camps dei nazionalisti ucraini e russi. Collegamenti simili sono stati individuati dalle autorità britanniche e scandinave che hanno sventato progetti di attentato contro centri per rifugiati e moschee. Gli ideologi suprematisti e gli italiani Tra i tessitori di questa rete internazionale è Stephen Bannon, prima editore del sito fake news Breibart, poi ideologo e consigliere di Donald Trump durante le scorse elezioni presidenziali. Bannon è stato da poco graziato dal presidente uscente dopo l'arresto per la frode e l'appropriazione di fondi della campagna “We build the wall”, ispirata dallo stesso Trump per costruire il muro a confine con il Messico.

“Lasciate che vi chiamino razzisti e xenofobi". Altrettanto gravi risuonano le parole di Bannon a un raduno del Front Nacional francese, nel 2018, in cui disse esplicitamente ai sostenitori di Marie Le Pen: “Lasciate che vi chiamino razzisti e xenofobi, consideratela una medaglia, un onore”. Nello stesso periodo Bannon si fece aperto sostenitore delle campagne elettorali di Lega, Movimento Cinque Stelle e Fratelli d'Italia. È noto che ha caldeggiato il governo giallo-verde e nei mesi passati in Italia ha avuto numerosi incontri con Matteo Salvini, con Giorgia Meloni e anche con Davide Casaleggio.

* Vittorio Longhi scrive sul New York Times