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Pakistan, costretti dai padroni a lavorare come schiavi per pagare i debiti: ora sono liberi grazie ad una sottoscrizione

La generosità di alcuni lettori di AsiaNews ha reso possibile l'aiuto a 52 famiglie per ripianare un obbligo contratto con i datori di lavoro. Lavoravano anche i bambini
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FAISALABAD (AsiaNews) - “Ci avete liberato dalla schiavitù: davvero grazie ad AsiaNews e ai suoi lettori”: sono le parole, di Boota Masih, un operaio disoccupato ad una fabbrica di mattoni di Kamalpur. Assieme a lacrime e singhiozzi dice la sua gratitudine dopo che i collaboratori di AsiaNews hanno pagato per lui e altre sei famiglie il debito che avevano accumulato con il padrone della loro fabbrica e che li costringeva a lavorare ancora per anni senza essere pagati, in condizioni di schiavitù. Per pagare il debito, infatti, dovevano impiegare tutte le forze della famiglia, anche i figli, che così non potevano andare a scuola. L’idea di pagare il loro debito è nata da alcuni lettori di AsiaNews, dopo aver letto della loro situazione.

Boota Masih racconta. “Ora posso pensare di tornare al mio villaggio con la mia famiglia e fare qualche altro lavoro. Lavorare nella fabbrica di mattoni è molto duro per me e ancora di più per mia moglie. Ho lavorato qui negli ultimi 10 anni. Ho solo un figlio di tre anni, ma non potevamo dargli molte cure perché io e mia moglie dovevamo lavorare di continuo per pagare il nostro debito. Solo così nostro figlio sarebbe potuto andare a scuola. Ma purtroppo non riuscivamo a ripagare nemmeno 1.000 rupie (circa 5,35 euro); anzi, durante questa pandemia, con la fabbrica chiusa, abbiamo dovuto fare ancora più debiti. Ora, grazie a voi, ho ripagato il debito di 125mila rupie (circa 660 euro) e potrò lavorare perché mio figlio possa sperare nel futuro. Sono pieno di gioia e felicità oggi. Ora vado a casa e bacerò mio figlio e gli dirò: Ora sei libero. Sei libero”.

La campagna di AsiaNews. L'iniziativa era stata lanciata prima di Natale con l’impegno di donare cibo e vestiti pesanti per l’inverno ai membri di 52 famiglie che lavorano nelle fabbriche di mattoni. A causa dell’inverno e della pandemia, le fabbriche sono state chiuse e per questo gli operai non hanno ricevuto il salario per molti mesi. Dunque, lo stato di miseria li ha spinti a chiedere prestiti ai loro padroni, rendendoli letteralmente schiavi per generazioni. Dopo le prime donazioni in dicembre e gennaio, alcuni lettori hanno comunicato di essere disponibile a coprire tutto il debito che le 52 famiglie hanno con i loro padroni. Grazie alla loro generosità, due giorni fa è stato saldato il debito alle prime sette famiglie.