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Mutilazioni genitali femminili: almeno 200 milioni di ragazze e donne nel mondo le hanno subite, altre le subiranno ancora

A rischio entro il 2030 altre giovani e giovanissime calcolabili in circa 68 milioni. Una persona su 4 sottoposta alla pratica in un contesto sanitario, ciò indica la diffusa medicalizzazione. Il lavoro di UNICEF e We World
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ROMA  – Milioni di ragazze sono ancora esposte ai terribili rischi delle Mutilazioni Genitali Femminili (FGM), cioè la rimozione parziale o totale dei genitali esterni femminili, che comportano anche altre lesioni, eseguite con una lama e senza anestetico. Sebbene questa pratica, che affonda le radici in antiche tradizioni tribali, sia riconosciuta come violazione dei diritti umani, a livello internazionale, si calcola che siano circa 68 milioni le ragazze in tutto il mondo che rischiano di subire questa pratica prima del 2030. La mutilazione genitale femminile viene praticata ancora in 31 Paesi africani, del Medio Oriente, ma anche in altri dell’Asia,  dell’America Latina e nelle comunità sparse nel mondo provenienti da queste regioni. Sono un'odiosa violazione dei diritti delle bambine e delle ragazze che possono avere gravi conseguenze per la salute e portare anche alla morte. Le vittime sono poi esposte ai rischi di matrimoni precoci e…

ROMA  – Milioni di ragazze sono ancora esposte ai terribili rischi delle Mutilazioni Genitali Femminili (FGM), cioè la rimozione parziale o totale dei genitali esterni femminili, che comportano anche altre lesioni, eseguite con una lama e senza anestetico. Sebbene questa pratica, che affonda le radici in antiche tradizioni tribali, sia riconosciuta come violazione dei diritti umani, a livello internazionale, si calcola che siano circa 68 milioni le ragazze in tutto il mondo che rischiano di subire questa pratica prima del 2030. La mutilazione genitale femminile viene praticata ancora in 31 Paesi africani, del Medio Oriente, ma anche in altri dell’Asia,  dell’America Latina e nelle comunità sparse nel mondo provenienti da queste regioni. Sono un'odiosa violazione dei diritti delle bambine e delle ragazze che possono avere gravi conseguenze per la salute e portare anche alla morte. Le vittime sono poi esposte ai rischi di matrimoni precoci e dell'abbandono scolastico, minacciando così per sé ogni possibile futuro decente.

Un fenomeno diffuso anche in Europa. Una pratica ovviamente illegale nell'ambito dell'Unione Europea, si stima tuttavia che circa 600mila donne che vivono in Europa siano o siano state vittime di questa pratica e che altre 180mila siano a rischio in 13 Paesi europei. In più, il lungo periodo della pandemia ha accentuato il fenomeno a causa della chiusura delle scuole, il confinamento in casa e l'interruzione dei servizi di protezione delle ragazze. "Stiamo perdendo terreno nella lotta per porre fine a questa usanza che ha terribili conseguenze per milioni di ragazze - ha dice Nankali Maksud, dell'UNICEF - quando le ragazze non possono accedere a servizi vitali, scuole e reti di comunità, il loro rischio di subire mutilazioni genitali femminili aumenta, minacciando la loro salute, e il loro futuro. In occasione della Giornata Internazionale di Tolleranza Zero alle Mutilazioni Genitali Femminili (6 febbraio) - ha aggiunto Maksud - dobbiamo tutti impegnarci per un'azione mirata e ben finanziata necessaria a rimetterci in carreggiata e porre fine a questa pratica ovunque si eserciti". 

Secondo gli ultimi dati disponibili. Sta emergendo una tendenza allarmante: una ragazza e donna su 4 che hanno subito mutilazioni genitali femminili, ovvero 52 milioni in tutto il mondo, sono state sottoposte alla pratica per mano di personale sanitario. Questa proporzione è due volte più alta tra le adolescenti, il che indica una crescita nella medicalizzazione della pratica. Dei 31 Paesi che forniscono dati sulle mutilazioni genitali femminili, 15 sono già alle prese con guerre o conflitti interni, con povertà e disuguaglianze, immersi in una crisi nella crisi che coinvolge bambine e ragazze emarginate dal mondo. In alcuni Paesi, le mutilazioni genitali femminili sono ancora quasi universali, con circa il 90% delle ragazze. Succede in Gibuti, Guinea, Mali e Somalia, soprattutto. In circa la metà dei Paesi, le mutilazioni genitali femminili sono eseguite in età sempre più giovane, riducendo le possibilità di intervenire. Per esempio, in Kenya, l'età media in cui ci si sottopone alla pratica è scesa da 12 a 9 anni negli ultimi tre decenni.

Ma il progresso è possibile. Oggi, le ragazze hanno un terzo di probabilità in meno di essere sottoposte a mutilazioni genitali femminili, rispetto a tre decenni fa; tuttavia, i progressi devono essere almeno 10 volte più veloci se si vuole raggiungere l'obiettivo globale di eliminazione entro il 2030. Ma la realtà di oggi ci consegna un'altro scenario: negli ultimi due decenni, infatti, la percentuale di ragazze e donne nei Paesi ad alta incidenza che si oppongono a questa pratica è raddoppiata. "Garantire l'accesso delle ragazze all'istruzione, all'assistenza sanitaria e all'occupazione è fondamentale per accelerare l'eliminazione delle mutilazioni genitali femminili e permettere alle ragazze di contribuire a un equo sviluppo sociale ed economico", si legge in un documento diffuso da UNICEF. 

Le ragazze keniane si ribellano. “Non sapevo cosa stesse succedendo. Non potevo parlare, guardavo mentre lo facevano a mia sorella. Presto sarebbe stato il mio turno, non potevo permettere che mi strappassero il corpo”. È questo il verso di apertura della poesia “FGM, una pratica selvaggia”, condivisa in occasione della Giornata Internazionale della tolleranza zero per le mutilazioni genitali femminili scritta da alcune ragazze che frequentano la scuola elementare di Sintakara, in Kenya. L’istituto è infatti coinvolto nel programma nazionale di WeWorld, organizzazione impegnata da 50 anni a garantire i diritti di donne, bambini e bambine in 25 Paesi del mondo, compresa l’Italia, per contrastare le mutilazioni genitali femminili e i matrimoni precoci, attraverso il rafforzamento delle capacità delle studentesse, sin dai primi livelli di istruzione.

La situazione in Kenia. Nel Paese dell'Africa orientale infatti - nonostante quella delle FGM sia una pratica vietata dal 2011 - si stima che il 21% delle ragazze e delle donne di età compresa tra i 15 ei 49 anni siano state sottoposte alla pratica, soprattutto nelle comunità somala, maasai e kisii (prevalenti nelle contee di Narok, Migori e Isiolo, dove lavora WeWorld). Un dato, ad oggi, non solo invariato rispetto agli scorsi anni, ma destinato a peggiorare a causa della pandemia. “Temiamo ci sia del sommerso – spiega Annarita Spagnuolo, rappresentante Paese in Kenya per WeWorld – il problema infatti non solo persiste ma si è acuito durante la diffusione del coronavirus. Le scuole, che per noi sono il primo presidio di controllo e il luogo in cui facciamo sensibilizzazione, sono state chiuse per molti mesi nel 2020. La mancanza di un centro educativo così importante ha avuto il suo impatto: il Paese si è concentrato sulla lotta alla diffusione della pandemia e si è abbassata la guardia su altri aspetti, come gli abusi e le violenze contro bambine e donne che invece sono aumentati”.

Nuova consapevolezza tra le nuove generazioni. “Li ho guardati saltare, saltare e ululare, così felici di loro stessi. No, no, no questo non mi accadrà”, continua la poesia scritta dalle ragazze. Tra le nuove generazioni c’è molta più consapevolezza dei rischi che si corrono subendo le FGM. Durante la circoncisione e in seguito, infatti, le ragazze possono avere vari effetti collaterali come sanguinamento eccessivo, anemia e difficoltà a urinare, e combinate con gravidanze pre-adolescenziali e una grave carenza di servizi per un parto sicuro, le FGM contribuiscono alla morte di 510 madri ogni 100.000 nascite (in Italia riguarda solo 4 donne su 100.000). Inoltre quella delle mutilazioni genitali femminili è una pratica strettamente connessa all’istruzione: una volta praticato il taglio le ragazze saranno considerate pronte per diventare spose.

E c'è chi si salva. “Non sono stata sottoposta alle mutilazioni genitali femminili perché mio padre, dopo aver frequentato un corso di sensibilizzazione, ha compreso i rischi che correvo e si è opposto – racconta Purity, attivista assieme a WeWorld oggi in Kenya – grazie a lui anche io mi sto impegnando per portare avanti un lavoro di sensibilizzazione nella mia comunità, per raccontare alle giovani ragazze le complicanze sanitarie di questa pratica, e non solo. Se questa pratica venisse del tutto eliminata, le ragazze potrebbero continuare gli studi e completare la loro istruzione senza incorrere in matrimoni, gravidanze precoci o complicazioni sanitarie”. “Sono fuggita come una gazzella inseguita da un leone – si conclude la poesia - so che sperano ancora di prendermi, ma no, no, non io, io resterò una donna completa. Le FGM sono un atto spietato, non per questa generazione”.

Il lavoro di WeWorld in Kenya. L'Ong è presente in Kenya dal 2009. Lavora nei settori della sicurezza alimentare, protezione dei diritti dell’infanzia, educazione, e salute. In Kenya contribuiamo a porre fine alle FGM e ai matrimoni precoci rendendo disponibili le informazioni sui danni di tali pratiche regressive a tutta la comunità attraverso la creazione di consapevolezza e sensibilizzazione. L'intervento ha l’obiettivo di migliorare la qualità dell’istruzione e incoraggiare il maggior numero possibile di bambine e bambini a frequentare la scuola e preparare così un futuro migliore. WeWorld lavora in 170 progetti raggiungendo oltre 10,5 milioni di beneficiari diretti e 71,8 milioni di beneficiari indiretti. È attiva in Italia, Siria, Libano, Palestina, Libia, Tunisia, Burkina Faso, Benin, Burundi, Kenya, Tanzania, Mozambico, Mali, Niger, Bolivia, Brasile, Nicaragua, Guatemala, Haiti, Cuba, Perù, India, Nepal, Tailandia, Cambogia.

Alcune delle iniziative previste. In occasione della Giornata internazionale di tolleranza zero per le mutilazioni genitali femminili, martedì 8 febbraio alle 10, Non c'è Pace Senza Giustizia (NPSG) e Zona presentano l'evento online “Out of ‘The Bush School’: Acting against FGM in Liberia and beyond”, che si svolgerà via Zoom. Partendo dalla proiezione del documentario “The Bush School” – “La scuola nel bosco” (2020), della giornalista e regista italiana Emanuela Zuccalà, si discuterà dell'efficacia degli strumenti legali e delle politiche contro le MGF e di come migliorarle, con la presentazione del recente rapporto di 28 Too Many “The Law and FGM – Europe” (dicembre 2021). La presentazione del documentario sarà dunque la base di un più ampio dibattito sul contrasto alle MGF, in Liberia così come in Europa e nel resto del mondo.