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Myanmar, solo 13 su 60 milioni di persone hanno ricevuto almeno un vaccino, una delle percentuale più basse dell’Asia.

Medici del Myanmar costretti a curare in clandestinità o rinchiusi in carcere 
Medici del Myanmar costretti a curare in clandestinità o rinchiusi in carcere
  
Migliaia di medici e infermieri nascosti, altri lasciati languire dietro le sbarre per il loro coinvolgimento nel movimento della disobbedienza civile che applica il boicottaggio contro il colpo di stato
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NAYPYDAW - Il sistema sanitario del Myanmar è quasi crollato, con migliaia di medici e infermieri nascosti, altri lasciati languire dietro le sbarre per il loro coinvolgimento nel movimento della disobbedienza civile che applica il boicottaggio contro il colpo di stato. Così nel Paese solo 13 su 60 milioni di persone hanno ricevuto almeno un vaccino, una delle percentuale più basse dell’Asia. L'epidemiologo thailandese Vit Suwanvanichkij, con una lunga esperienza di problemi di salute tra Thailandia e Myanmar, è preoccupato per la cronica mancanza di informazioni provenienti dal Myanmar, ex Birmania. “ci sono poche o nessuna segnalazione del virus covid 19 e delle sue varianti. Dato il collasso del sistema sanitario birmano e la sua capacità molto limitata di testare o fare sorveglianza genomica, non ne abbiamo idea, e nessuno sa cosa sta succedendo”.

La diffusione del virus nei campi per sfollati. Quello che sappiamo è che la diffusione incontrollata del Covid 19 all'interno del Paese ha implicazioni ancora peggiori per le migliaia di persone accalcate nei campi per sfollati interni. (La metà di tutti i residenti dell'etnia Karenni è stata sfollata l'anno precedente, con scarso o nessun accesso ai servizi sanitari ufficiali). Le condizioni degli sfollati creano un "serio pericolo di "replicazione virale su vasta scala – spiega il dr Vit - e questo significa evoluzione e mutazione del virus".

Politica per le emergenze sanitarie alle frontiere. Finché la giunta rimarrà al potere, l'oscurità regnerà sul settore sanitario controllato dallo Stato e sempre più composto da personale militare. Tuttavia, la stragrande maggioranza degli aiuti e dei vaccini occidentali viene ancora inviata a Yangon, dove la distribuzione è alla mercé dell'autorizzazione e dei permessi della giunta necessari per ls diffusione dei vaccini. Secondo le organizzazioni umanitarie impegnate in Myanmar, dovrebbe diventare una priorità, un serio sforzo per diversificare i corridoi degli aiuti umanitari, con rotte alternative dalla Thailandia e dall'India, fino alle regioni etniche del Myanmar. Ma anche da questo punto di vista le difficoltà sono enormi. La risposta predominante delle autorità militari thailandesi alla "guerra della porta accanto" in Myanmar è stata quella di imporre controlli rigidi alle frontiere e negare a tutte le ONG e alle Agenzie delle Nazioni Unite l'accesso ai nuovi rifugiati provenienti dal lato Karen del confine, alla disperata ricerca di aiuti. Ufficialmente non c'è infatti l'approvazione thailandese per gli aiuti transfrontalieri.

Thailandia, Cina, India e Bangladesh esposti al contagio. Sebbene la sicurezza del confine sia fondamentale e mantenuta militarmente, le autorità sanitarie di Bangkok non sembrano comprendere che nessuna misura di sicurezza convenzionale può impedire a un virus di diffondersi oltre le frontiere. Nelle parole del relatore delle Nazioni Unite Tom Andrews “Il Covid non rispetta le nazionalità né i confini né le ideologie né i partiti politici. Il Covid è un killer delle pari opportunità”. Al di là dei confini del Myanmar, i Paesi limitrofi – Thailandia, Cina, India e Bangladesh - potrebbero essere tutti esposti prima o poi a uno stato emergente di super-diffusori, a meno che non vi sia un deciso intervento umanitario transfrontaliero approvato dalle Nazioni Unite.

Le squadre della Croce Rossa cinese. Finora la Thailandia non si è preparata in modo specifico per una ricaduta di contagi dal Myanmar. “Non credo che ci sia alcuna attenzione da parte delle autorità del governo thailandese per prendersi cura della mancanza di vaccinazione all'interno del Myanmar”, ci ha detto la dottoressa Thira Wora Woratanarat, epidemiologa dell'Università Chulalongkorn. Tuttavia la Cina, che ha un confine di 2.000 chilometri con il Myanmar Nord-Orientale, è stata proattiva, inviando segretamente squadre della Croce Rossa cinese per somministrare vaccinazioni gratuite negli stati di Kachin e Shan.

I confini porosi. La KIO (gruppo indipendentista Kachin) ha confermato che 10.000 persone nella loro sede di Laiza sono state vaccinate l'anno scorso. È una scena familiare lungo il poroso confine. Il gruppo ribelle dello Shan State Progress Party (SPP) ha vaccinato 1.000 persone nelle aree sotto il suo controllo con vaccini cinesi e Pechino ha promesso di fornire mezzo milione di dosi all'Esercito di liberazione nazionale di Ta'ang (TNLA). Le inoculazioni transfrontaliere cinesi continuano e 750.000 dosi saranno consegnate a Shan e Kachin, due stati che confinano con la Cina, con ulteriori 250.000 dosi previste nel 2022.

L'opposizione della Thailandia agli aiuti transfrontalieri. Ma anche alle restrizioni sulla distribuzione degli aiuti umanitari, da parte delle ONG direttamente ai rifugiati in arrivo, è giustificata dai timori di sovranità e sicurezza nazionale. Tuttavia, Relief International, una ONG con sede negli Stati Uniti, ha chiarito che nel diritto umanitario internazionale, che normalmente richiede il consenso dei vicini per l'assistenza transfrontaliera, (in questo caso le autorità del Myanmar) "gli stati sono anche obbligati a non "rifiutare arbitrariamente il consenso" per tali aiuti, laddove è chiaramente necessario e “dove gli sforzi sono chiaramente di natura umanitaria”.

"In Myanmar un governo illegittimo". Nel caso del Myanmar, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha rifiutato di riconoscere quello della giunta militare come governo legittimo, con il risultato che il seggio delle Nazioni Unite in Myanmar è stato lasciato vacante. Quindi le autorità thailandesi non hanno alcun obbligo legale di chiedere il consenso ai generali birmani. E’ pero’ l’intero apparato della diplomazia che sta mostrando tutta la sua impotenza. Il terribile fallimento dell'Asean (Associazione del SudEst asiatico) nell'impegnarsi con il governo delle opposizioni democratiche in esilio (Nug) e i timori della Thailandia di ulteriori ondate di rifugiati innescate dai bombardamenti oltreconfine, sono i principali fattori che determinano l'attuale tragico stallo dei profughi sui confini. Le ONG internazionali di frontiera hanno insistito molte volte, dopo il colpo di stato, per potenziare gli aiuti transfrontalieri attraverso meccanismi di assistenza già testati e messi in pratica dopo i grandi afflussi di sfollati negli anni '90.

"Le sfide sono ancora molte". L'organizzazione Metta di Johny Adhikari, ex rifugiato a sua volta, è una di queste importanti Agenzie di distribuzione di aiuti e centro di consulenza per sfollati, lavoratori migranti e esuli Karen. Sebbene di parte, anche l'unità sanitaria del partito separatista Karen del KNU ha le strutture per distribuire tra le popolazioni sfollate e residenti di questa etnia transfrontaliera qualunque fornitura di vaccini e altro aiuto medico. La cosiddetta Task Force del governo esule NUG (o di unità nazionale) nasce dallo sforzo congiunto tra il suo ministero “ombra” della salute civile e le Agenzie sanitarie delle Organizzazioni etniche, anche quelle armate, per combattere insieme anche il COVID-19 oltre che i soldati del Myanmar detti tadmadaw, autori di continue atrocità. Formata nel luglio 2021 durante un'ondata mortale di variante Delta, la task force ha cercato ancora una volta di coinvolgere il governo thai in uno sforzo comune aldilà delle diffidenze. Ma secondo Padoh Mahn Mahn, portavoce anche di una brigata della Karen National Union, “le sfide sono ancora molte”.

La transfrontaliera nello Stato Karen. “Come professionista medico” – dice il Dr Thira Woratanarat - se è ovvio che la malattia sarà incontrollabile nella zona, l'assistenza medica transfrontaliera diventa essenziale. Penso che questa possa essere una buona opportunità per il governo thailandese. Se decidono di utilizzare questo canale (i ribelli anti – golpe ndr) per il controllo della pandemia, possono averne vantaggi entrambi i Paesi”. Un esperto operatore umanitario di Mae Sot sul confine thai-Myanmar è ancora più esplicito: “Se la Cina può fornire così facilmente abbastanza vaccino ai suoi vicini etnici nello stato Shan, cosa impedisce alla Thailandia di facilitare una simile campagna transfrontaliera nello Stato Karen?

“Abbiamo oltre 100.000 sfollati". "Che vivono assieme ad altrettanti abitanti nel distretto di Mutraw, nello stato di Karen, e finora abbiamo effettuato solo 1.500 vaccinazioni. Abbiamo bisogno di molte più donazioni di dosi. Ma molti donatori come l'alleanza per i vaccini Gavi hanno rifiutato la richiesta di aiuto del governo esule dell’NUG". Phil Roberston di Human Rights Watch Asia non è sorpreso di questa “reticenza dei donatori”. Senza una volontà della Thailandia “di cambiare la sua politica sull'assistenza transfrontaliera – dice - non sorprende il pessimismo diffuso sia tra i governi donatori che le Ong nel poter effettivamente fornire tale assistenza”.

Pronti al peggioramento della situazione. Ci sono stati colloqui privati tra il ministro degli Esteri thailandese e l'UNHCR per prepararsi al peggioramento della situazione in Myanmar e a un grande afflusso di persone in cerca di aiuti umanitari nel 2022, ma non c'è stata alcuna condivisione di informazioni con le ONG tailandesi o internazionali che lavorano sul confine. Htoo Chin, assistente sociale e difensore dei diritti umani da oltre tre decenni, conferma che l'operazione transfrontaliera è importante ma dipende dal governo thailandese. L'ONU, l'UE e gli Stati Uniti devono collaborare per fare pressione sul governo thailandese affinché permetta l’accesso all'assistenza di emergenza, altrimenti ci sarà più fame, traffico di esseri umani e ingresso illegale in Thailandia".

I thailandesi possono contenere la minaccia Covid. Johny Adhikari ha spiegato che “il governo thailandese può contenere la minaccia covid 19 e risolvere i problemi dei migranti istituendo uffici One Stop lungo tutti i valichi di frontiera: questi uffici a più funzioni potrebbero fornire controlli sanitari e vaccinazioni, e allo stesso tempo elaborare rinnovi dei visti per i lavoratori migranti aiutando ad eliminare intermediari e trafficanti. Ciò porterà vantaggi reciproci per tutte le parti e anche all'economia thailandese".

* Tom Fawthrop, documentarista, free lance collaboratore di The Economist, The Interpreter, The Diplomat