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Siria: l'inedito corto circuito fra due popoli senza patria e l'"arabizzazione" dei turchi nella regione strappata ai curdi

Profughi curdi 
Profughi curdi
  
Palestinesi contro curdi ad Afrin. La Campagna di Erdogan nella Siria del nord. Una Fondazione turca ha realizzato la costruzione di 34 case per gli sfollati. Il tentativo di cambiare la demografia dell'area
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ROMA - Gli strascichi della guerra civile in Siria hanno portato ad un inedito “corto circuito” fra due popoli senza patria: è grazie a donazioni palestinesi che un territorio curdo sarà affidato a sfollati siriani, nella zona di Afrin, la fascia controllata dalle truppe turche all’interno del confine siriano. A segnalare la vicenda è la Fondazione Wafaa Al-Mohsenin, con sede a Istanbul. Questa - racconta il sito della tv curda Rudaw - si descrive come “Organizzazione non governativa, con scopi umanitari e di sviluppo, volta all’assistenza delle comunità a basso reddito”.

Il villaggio. La Fondazione turca ha fatto sapere di aver completato la costruzione di 34 case per gli sfollati in un insediamento nel nord del Paese denominato az-Za'ayyem. La zona è dal marzo 2018 occupata dalle truppe di Ankara e dai mercenari siriani alleati della Turchia. Queste forze hanno strappato la regione ai curdi dopo due mesi di combattimento, e hanno poi avviato una dura politica di “arabizzazione”, con aiuti finanziari che fino a oggi erano attribuiti agli emirati del Golfo. Adesso però il nuovo insediamento è stato realizzato grazie ai soldi raccolti dai palestinesi del villaggio dal nome di az-Za'ayyem, nella zona di Gerusalemme, occupato da Israele nel 1967.

Gli altri insediamenti per gli sfollati arabi. Secondo la fondazione turca, la prima fase della costruzione è stata completata domenica. Le case, hanno dichiarato a Rudaw i responsabili di Wafaa Al-Mohsenin, “sono state costruite per gli sfollati per porre fine a una sofferenza che dura da diversi anni”. Ogni casa è composta da due stanze, una cucina e un bagno. Una seconda fase del progetto consiste in altre 80 case ed è finanziata dalla popolazione dell'Oman. Iniziata poche settimane fa, dovrebbe essere completata entro l'inverno. Ad Afrin anche il Qatar sta finanziando insediamenti per sfollati arabi.

Cambia la demografia della città. Le case fanno parte di un nucleo progettato di 250 abitazioni, che comprenderà anche una scuola, una moschea e diverse attività commerciali, a Jindires, vicino al villaggio di Kafr Safra, nella regione sud-occidentale di Afrin. Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, l'insediamento fa parte di uno sforzo per cambiare la demografia della città. I destinatari delle case sono gli arabi che furono costretti a sfollare da Afrin dopo l’invasione della città.

L’invasione turca. Turchi e alleati hanno invaso la zona di Afrin con l’operazione “Ramo di olivo”, lanciata all’inizio del 2018. Prima di allora, la regione era in mano alle unità di protezione del popolo YPG, una forza curda e la spina dorsale delle Forze democratiche siriane sostenute dagli Stati Uniti. I miliziani curdi avevano preso il controllo di Afrin dopo che le forze del regime siriano si erano ritirate dal nord del Paese, all'inizio della rivolta siriana nel 2011.

L'YGP nell'elenco dei fuori legge. La Turchia considera le YPG nient’altro che un’ala siriana del PKK, il Partito dei lavoratori del Kurdistan, gruppo armato che lotta per i diritti dei curdi in Turchia ma considerato organizzazione terroristica da Ankara, che è riuscita a farlo mettere nell’elenco dei gruppi fuori legge anche dai Paesi dell’Unione europea. I collegamenti delle YPG con il PKK sono stati usati dalla Turchia come pretesto per operazioni militari attraverso il confine nel nord della Siria.

Le deportazioni. Ma il cambiamento demografico della zona di Afrin è considerato un abuso, sul filo della pulizia etnica: “Decine di migliaia di combattenti dell'opposizione e le loro famiglie sono stati trasferiti, insieme con decine di migliaia di civili”, denuncia Bassam Alahmad, co-fondatore e direttore esecutivo di STJ, “Siriani per la verità e la giustizia”.

Il disegno di Erdogan. “Dall'inizio dell'invasione, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha lavorato allo sgombero delle aree e al cambiamento demografico, in particolare nella città di Afrin. Ho assistito all'attacco di Erdogan nella zona con armi pesanti, ho visto persone di questa zona costrette a sfollare a piedi nudi”, ha raccontato a Rudaw il deputato siriano Mohammed Fawaz. Secondo il parlamentare, la Turchia ha trasferito con la forza la proprietà di case e terreni. “Lo scopo è provocare un cambiamento demografico ad Afrin, un tempo popolata principalmente dai nostri fratelli curdi. Ma non durerà”.