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Lavoro domestico, i voucher: "L’esperienza insegna che servono a poco, senza incentivi alle famiglie"

Lavoro domestico, i voucher: "L’esperienza insegna che servono a poco, senza incentivi alle famiglie"
Introdotti nel 2003 con la "Legge Biagi". Il dossier dell'Osservatorio Domina. Il provvedimento ha lo scopo di far emergere il lavoro irregolare dei lavoratori impegnati per brevi periodi nell’anno. Ma in Italia non ha funzionato
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 ROMA - "Tornano i voucher nel lavoro domestico. Ma l’esperienza insegna che servono a poco, senza incentivi alle famiglie". Si legge così sul sito dell'Osservatorio Domina su lavoro domestio, un settore che ha molto a che fare con le attuali dinamiche demografiche e migratorie. Secondo la bozza approvata in Consiglio dei Ministri, una delle novità della Legge di Bilancio 2023 sarebbe la reintroduzione dei voucher per lavoro occasionale e stagionale, destinati quindi principalmente ai settori dell’agricoltura, del turismo e dei servizi alla persona, con riferimento in particolare al lavoro domestico.

Il tentativo di far emergere il lavoro nero. L’obiettivo di questo provvedimento sarebbe far emergere il lavoro irregolare, rendendo più snella la regolarizzazione per i lavoratori che svolgono poche ore settimanali o brevi periodi durante l’anno. L’esperienza italiana dimostra però che, almeno nel lavoro domestico, strumenti di questo tipo non sono mai stati molto utilizzati dalle famiglie, tranne che quando collegati ad incentivi e bonus.

La storia dei voucher nel lavoro domestico. Introdotti in Italia nel 2003 (con la legge 30/2003, “Legge Biagi”), i voucher erano inizialmente riservati a studenti e pensionati nel settore agricolo, ma sono stati progressivamente a tutti i settori. L’abolizione avvenne nel 2017, evitando quindi il referendum abrogativo già in programma per il maggio di quell’anno. Fino al 2017, dunque, i voucher erano consentiti per lavori occasionali con compensi complessivamente non superiori a 5.000 euro annui. Nella versione del 2023, questa soglia dovrebbe salire a 10.000 euro. Nel 2016, anno di massima espansione di questo strumento, i lavoratori coinvolti sono stati 1,7 milioni, con una media di 75 ore pro-capite e un importo lordo medio di 746 euro. In quell’anno, i lavoratori domestici coinvolti furono poco più di 50 mila, pari al 3% dei lavoratori complessivamente interessati.Anche osservando la somma dei voucher utilizzati tra il 2013 e il 2017, il lavoro domestico ha beneficiato solo del 4,1% dei buoni, mentre i settori che ne hanno fatto maggiormente ricorso sono Commercio (18,0%) e Turismo (16,2%).

Cos'è L’Osservatorio Nazionale DOMINA. E' un centro studi e raccolta dati per monitorare e studiare le attività, i fenomeni e i trend del settore a livello nazionale e locale. È stato istituito nel 2019 dall'Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro domestico (Firmataria del CCNL di categoria), che tutela le famiglie nella gestione dei rapporti professionali con i lavoratori. L’Associazione ha deciso negli ultimi anni di dare valore al proprio patrimonio informativo creando un Osservatorio statistico per monitorare la struttura occupazionale, il peso delle retribuzioni dei lavoratori sui bilanci familiari, l’incidenza del settore sul PIL, le differenze regionali, il confronto con dati e politiche nazionali ed europee e aspetti trasversali legati al lavoro domestico.