Afghanistan, i Talebani "spiegano" il loro divieto del lavoro femminile nelle ONG: intanto si ferma ogni attività delle organizzazioni umanitarie
di Flavia Carlorecchio , di Flavia CarlorecchioROMA - Niente più lavoratrici nelle ONG che operano in Afghanistan. Un altro tassello nell’apartheid di genere voluta dai Taliban, che nell’ultimo anno e mezzo hanno allontanato donne e ragazze da spazi pubblici, scuole, università. Oltre alla discriminazione di genere, l’ultima decisione mette a rischio la sopravvivenza di milioni di persone.
Quattro ONG si fermano. Le reazioni non si sono fatte attendere: quattro grandi organizzazioni umanitarie hanno annunciato la sospensione temporanea delle loro operazioni nel Paese, insostenibili senza il personale femminile. Si tratta di Save the Children, World Vision International, CARE International e il Consiglio Norvegese per i Rifugiati. Senza le lavoratrici che rappresentano quasi metà della forza lavoro, hanno spiegato in una conferenza stampa congiunta, è impossibile raggiungere i beneficiari. Insieme all’ONU hanno chiesto una revoca immediata del divieto.
Assistenza sospesa. Second…
ROMA - Niente più lavoratrici nelle ONG che operano in Afghanistan. Un altro tassello nell’apartheid di genere voluta dai Taliban, che nell’ultimo anno e mezzo hanno allontanato donne e ragazze da spazi pubblici, scuole, università. Oltre alla discriminazione di genere, l’ultima decisione mette a rischio la sopravvivenza di milioni di persone.
Quattro ONG si fermano. Le reazioni non si sono fatte attendere: quattro grandi organizzazioni umanitarie hanno annunciato la sospensione temporanea delle loro operazioni nel Paese, insostenibili senza il personale femminile. Si tratta di Save the Children, World Vision International, CARE International e il Consiglio Norvegese per i Rifugiati. Senza le lavoratrici che rappresentano quasi metà della forza lavoro, hanno spiegato in una conferenza stampa congiunta, è impossibile raggiungere i beneficiari. Insieme all’ONU hanno chiesto una revoca immediata del divieto.
Assistenza sospesa. Secondo l’ONU, se la decisione dei Taliban dovesse restare in piedi l’assistenza salvavita sarà ridotta del 50%. Se poi le operazioni saranno sospese del tutto, 23,7 milioni di persone non avranno più aiuti. In un Paese dove il 97% della popolazione è sotto la soglia di povertà e il 70% è disoccupato, la mancanza di aiuti umanitari è una catastrofe. Le quattro ONG sono presenti da decenni in Afghanistan e hanno sostenuto milioni di persone con azioni a lungo termine e con interventi di emergenza. “Questa non è una scelta. Non possiamo fornire il nostro supporto salvavita senza le nostre colleghe. Se non saremo in grado di ricominciare i nostri programmi sul territorio, i bambini moriranno... ecco quanto è grave la situazione" commenta Inger Ashing, CEO di Save the Children.
I tentativi dell’ONU. Anche le Nazioni Unite hanno sospeso alcuni programmi nel Paese a causa della decisione dei Taliban. Martin Griffiths, coordinatore dei soccorsi d’emergenza ONU in Afghanistan, chiede al governo talebano di rivedere la decisione. Nei prossimi giorni è previsto un suo incontro con i Taliban per trovare una soluzione.
Donne espulse dalla vita pubblica. L’esclusione delle lavoratrici si inserisce in un solco ben preciso. Da quando i Taliban sono al governo le donne sono state espulse dalla vita pubblica e i loro diritti umani sono violati in maniera sistematica. In un anno e mezzo, le ragazze sono state allontanate dalle scuole superiori, da giardini pubblici, palestre e bagni pubblici. E poi anche dalle università. Sono 3 milioni le studentesse escluse dalle scuole secondarie, e oltre i 12 anni l’istruzione femminile è temporaneamente sospesa. Una bambina su quattro mostra segni di depressione. C’è una forte correlazione anche con i matrimoni precoci: circa il 17% delle bambine si sposa prima dei 15 anni.
Una condanna a morte. L’Afghanistan dipende quasi totalmente dagli aiuti di Paesi esteri. Il 75% della spesa pubblica è garantito dagli aiuti internazionali. E milioni di persone sono sopravvissute grazie agli aiuti umanitari: sospenderli significa condannare le persone a morte sicura. Secondo gli ultimi dati, circa 28 milioni di persone – più della metà della popolazione – compresi 14 milioni di bambini, hanno bisogno di assistenza umanitaria in Afghanistan.