ROMA - Il 4 di gennaio - si legge in un articolo pubblicato da Comune-Info, un giornale online interessano alle trasformazioni e i movimenti che mettono in discussione il profitto e la mercificazione delle relazioni - è iniziato uno sciopero regionale nel Sud del Perù, era stato interrotto a dicembre per le vacanze di Natale. Più di 60 i blocchi stradali (soprattutto a Cusco, Apurímac, Ayacucho, Huancavelica, Puno) che chiedono elezioni nel 2023 e le dimissioni del Congresso, che ha solo l’8% di sostegno nella popolazione.
Il massacro di Juliaca: 17 morti. Il 9 di gennaio decine di migliaia di comuneros aymara sono entrati nella città di Juliaca, la più grande del dipartimento di Puno, in una manifestazione pacifica che è stata repressa dagli elicotteri con gas lacrimogeni, e da terra dalla polizia che sparava proiettili che poi esplodono nei corpi, come è stato riferito e come hanno denunciato i medici dell’ospedale locale. Inoltre, la polizia ha sparato gas contro gli infermieri e il personale sanitario che cercava di soccorrere i feriti, ha picchiato medici e vigili del fuoco. Secondo alcuni rapporti, sono stati anche rubati medicinali. Il risultato è stato di 17 morti, per un totale di 48 assassinati da quando la ex vicepresidente di Pedro Castillo, (destituito mentre tentava di sciogliere il Parlamentto) Dina Boluarte, ha prestato giuramento in una seduta straordinaria del Parlamento, assumendo la guida della Repubblica. Quasi tutte le uccisioni sono avvenute in tre ore, tra le 15 e le 18, secondo resoconti dettagliati del quotidiano La República. I morti si aggiungono ai circa 300 feriti, tra i quali bambini e giornalisti, soprattutto nelle regioni dei popoli quechua e aymara di Apurímac, Ayacucho, Puno e Arequipa.
Il dipartimento peruviano di Puno. Sono crimini della democrazia peruviana, di una casta politica che ha sempre governato il Paese di uno Stato razzista “la cui decomposizione è cominciata con il Fujimorismo, proseguita con gli altri governi, partiti e imprenditori corrotti da Odebrecht, e che oggi assassina per continuare a ripartirsi il potere”, come si legge in un comunicato di alcune organizzazioni sociali. Sono crimini avallati da un Parlamento corrotto fino al midollo. Prova ne è che la sessione plenaria del Congresso ha protetto, lo stesso giorno, il parlamentare Freddy Díaz indagato dal Pubblico Ministero per lo stupro di una impiegata del Congresso nel suo stesso ufficio. Alcune ore più tardi, lo stesso Congresso ha dato la fiducia a un governo che deve farsi carico di più di 40 morti mentre la Procura sta iniziando a indagare sulla presidente, il primo ministro e i ministri dell’Interno e della Difesa, per “reati di genocidio, omicidio qualificato e lesioni gravi commesse durante le manifestazioni nei mesi di dicembre 2022 e gennaio 2023 nelle regioni di Apurímac, La Libertad, Puno, Junín, Arequipa e Ayacucho.
Nuove elezioni riproporrebbero violenze e corruzioni. Quello che si chiama democrazia, nelle Ande sono Stati totalitari dove possono governare solo gli eredi dei proprietari terrieri, oggi imprenditori mafiosi che dominano i media e le economie illegali. Ecco perché in Perù non è necessario un colpo di stato militare, perché i media (in particolare la televisione) sono completamente controllati, non riportano i massacri e si riferiscono ai manifestanti come “terroristi”. In queste condizioni, nuove elezioni non faranno che garantire la continuità di governi autoritari e corrotti, come accade dagli anni ’80, situazione oggi però aggravata dall’attuale predominio delle economie mafiose.
Chi governa davvero nei luoghi dell'industria mineraria. I popoli amazzonici raggruppati nell’Associazione interetnica per lo sviluppo della selva peruviana si stanno mobilitando contro il governo, così come gli altri popoli del Perù. Si esprimono però per la creazione di governi territoriali autonomi (come hanno già fatto i Wampis e gli Awajún), perché ritengono che quello sia l’unico modo per fermare questo modello di morte che chiamiamo estrattivismo. Un modello sostenuto da Stati criminali con vernice democratica e bande armate, legali e illegali, che governano i territori dell’industria mineraria, dell’estrazione dell’oro, del disboscamento e dei laboratori di cocaina.
* Raùl Zibechi scrive per Comune-info