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Festival dei Diritti Umani: "Parlare e sensibilizzare il pubblico su ciò che sta succedendo è la migliore arma contro i talebani"

Fatima Haidari, la prima guida turistica donna dell’Afghanistan, fuggita dal suo Paese con l'arrivo dei talebani
Fatima Haidari, la prima guida turistica donna dell’Afghanistan, fuggita dal suo Paese con l'arrivo dei talebani  
Inaugurata stamattina nella sede del Memoriale della Shoah l'ottava edizione delle kermesse. La testimonianza di Fatima Haidari, la prima guida turistica donna dell’Afghanistan costretta a fuggire dal suo Paese nel 2021
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MILANO – “Sono qui per parlarvi di diritti umani, in particolare dei diritti delle donne in un angolo del mondo chiamato Afghanistan. In Afghanistan esistono due gruppi ben distinti: gli uomini e le donne. Adesso, guardandovi, penso a quanto siete fortunati a poter essere qui, seduti uno vicino all’altro, ad ascoltare il pensiero di altre persone. In Afghanistan questo sarebbe impossibile per una donna, non avrebbe nemmeno la ragione per farlo”. A parlare è Fatima Haidari, la prima guida turistica donna dell’Afghanistan quando la presa di Kabul da parte dei talebani nel 2021 l’ha costretta a fuggire. Il suo intervento c'è stato in occasione dell’apertura dell’ottava edizione del Festival dei Diritti Umani, in programma da oggi al 6 maggio dal vivo presso il Memoriale della Shoah di Milano e Cineteca Milano MIC-Museo Interattivo del Cinema – e online sul sito del Festival.

Quando una ragazza di 21 anni fu lapidata per strada. “Quando due anni fa i talebani presero Herat - ha aggiunto Fatima Haidari - questo ha avuto ripercussioni su tutto il Paese, in particolare sui diritti delle donne. Negli ultimi vent’anni, tante donne hanno lottato per loro stesse, per i loro diritti, e sono riuscite ad apportare grandi cambiamenti in Afghanistan; ma tante di loro hanno anche perso la vita per questo. Un esempio è Farkhunda, leader religiosa di 21 anni attaccata, lapidata e gettata in mezzo alla strada perché stava predicando; o ancora - ha ricordato Fatima - una ragazza anche più piccola di me giustiziata dall’intero villaggio perché scappata con l’uomo che amava invece di sottostare al volere del padre di un matrimonio combinato con un uomo molto vecchio. Ragazze prese di mira e uccise mentre stavano andando a scuola; le stesse scuole femminili bombardate”.

Con i talebani tutto è cambiato in una notte. “In questi anni le cose stavano lentamente cambiando in meglio, abbiamo lottato tanto come donne per assicurarci diritti basilari, come l’educazione, ed eravamo felici di farlo – continua Fatima Haidari “ Con l’arrivo dei talebani nel 2021 tutto ciò è cambiato in una notte. Ci siamo solamente svegliati una mattina di agosto sotto il suono dei proiettili e delle sirene dei talebani dopo 21 anni dalla loro cacciata. Le più fortunate, come me, sono riuscite a scappare dall’Afghanistan; le donne rimaste là, invece, sono state allontanate dalle scuole, università, dai bar: hanno il divieto di partecipare alla vita pubblica, sepolte nelle loro stesse case. Non importa, quindi, se abbiamo storie e background diversi. Siamo umani, abbiamo tutti il diritto di vivere in libertà. E noi che oggi abbiamo questa fortuna, dobbiamo pensare a chi questa fortuna non ce l’ha, parlare e fare sensibilizzazione. Questa è la migliore arma contro i talebani” – conclude Haidari.