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Busto Arsizio, “La sentenza per l’omicidio di quella donna ‘disinibita’ offende fondamentali diritti umani”

Il commento di Simona Lanzoni, vice presidente della Fondazione Pangea Onlus
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ROMA – “La sentenza del Tribunale di Busto Arsizio per l’omicidio di Carol Maltesi, vittima giudicata "disinibita" nella sentenza, lede i diritti umani di una donna morta per femminicidio – afferma Simona Lanzoni, vice presidente di Fondazione Pangea Onlus e coordinatrice della Rete REAMA - una sentenza basata su stereotipi di genere che colpevolizzano una donna uccisa e giustificano il femminicidio tanto da diminuire la pena e rigettare la richiesta di ergastolo”.

“Giudizi spereotipati”. "Una sentenza – ha detto ancora Simona Lanzoni – che non rende giustizia a Carol e a tutte le donne vittime di violenza. Anzi, perpetra una ulteriore violazione da parte della magistratura che rappresenta lo Stato Italiano e la sua giustizia. L’esito del processo aggrava ulteriormente la posizione dell'Italia, già condannata dalla Corte europea dei Diritti umani di Strasburgo, per giudizi stereotipati su una vittima di violenza. Va ricordata infatti – ha aggiunto Lanzoni – la sentenza del 27 maggio 2021 che ha condannato l'Italia per l'uso di stereotipi di genere colpevolizzanti e moraleggianti”. Oggi il copione si ripete”.

Una giustizia immune da stereotipi. Va anche ricordato che l'Italia si deve allineare a quanto afferma la Corte Europea e le raccomandazioni del GREVIO, un Gruppo di esperti indipendenti con il compito di vigilare e valutare, attraverso rapporti periodici, le misure adottate per l’applicazione della Convenzione di Istanbul. “Siamo profondamente indignate da questa sentenza – ha concluso Simona Lanzoni di Pangea –  frutto di una cultura sessista che permea così profondamente la magistratura italiana. Ancora oggi chiediamo giustizia, che sia certa e immune da ogni stereotipo di genere contro le donne".

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