Mondo Solidale

Reddito di cittadinanza, l’appello della “Rete dei numeri pari” dopo la cancellazione del provvedimento da parte del governo Meloni

Reddito di cittadinanza, l’appello della “Rete dei numeri pari” dopo la cancellazione del provvedimento da parte del governo Meloni
Le 169 mila famiglie escluse per le scelte ideologiche del governo. La campagna mediatica che evoca frodi, ma che rappresentano solo 1.6%. Tensioni sociali scaricate sui Comuni
2 minuti di lettura

ROMA – Il Governo di Giorgia Meloni – ormai si sa - con un SMS ha messo 169 mila nuclei familiari di nuovo in situazioni economicamente difficili, togliendo loro il Reddito di Cittadinanza, che si era rivelata – sebbene con tutti i suoi limiti e difetti – l’unica misura di tutela sociale che in questi anni ha salvaguardato milioni di persone dalla povertà, ridando in qualche modo dignità al lavoro, spesso sottratto al controllo delle mafie.

Le tensioni sociali sulle spalle dei Comuni. Il risultato di questa scelta arcana (ma poi neanche tanto, perché in realtà sullo sfondo c’è un’idea forte di banalizzazione della povertà) è che tutto sta precipitando sulle spalle dei Comuni italiani, da sempre in prima fila rispetto alle tensioni sociali. Lo afferma con decisione Matteo Ricci, presidente ALI Autonomie e sindaco di Pesaro: “La povertà – dice – non si affronta ideologicamente e non si risolve con gli slogan. Le persone alle quali è stato tagliato il Reddito solo in piccola parte verranno assorbite nel mondo del lavoro, tutte le altre si rivolgeranno ai servizi sociali dei Comuni italiani che non hanno strumenti alternativi per aiutarli, se non tamponando per poche settimane. Il Reddito di Cittadinanza andava riformato non abolito”.

L’appello della “Rete”. La Rete dei Numeri Pari da anni si batte per un Reddito Universale di autodeterminazione, un introito minimo garantito e incondizionato, concesso a tutti su base individuale, capace di proteggere le fasce più in difficoltà, per azzerare, o quanto meno ridurre al minimo le disuguaglianze. Il Reddito è oggi uno dei punti al centro della agenda sociale – si legge in un documento diffuso dalla Rete dei Numeri Pari – sottoscritta da oltre 700 realtà politiche e sociali del nostro Paese, oltre che dal M5S, PD, Unione Popolare e Sinistra Italiana.

Le frodi ci sono state, ma sono l’1.6%. Il provvedimento di abolizione del Reddito di Cittadinanza è stato anticipato da una sagace campagna mediatica che ha fatto pensare all’antico e spesso praticato “gioco delle tre carte”, proprio per confondere le idee e soprattutto ingigantire i numeri che riguardavano le illegalità le truffe dei “soliti furbetti”. Oltre tutto con il risultato di delegittimare la capacità di controllo dell’INPS. Se invece si ha davvero voglia di guardare i fatti così come sono, allora ci si accorgerebbe che le verifiche dell’Istituto Nazionale di Previdenza hanno bloccato e revocato circa 3 milioni di richieste, più o meno il doppio del totale dei beneficiari in un anno e circa 100 volte in più rispetto ai denunciati per frode dopo i controlli della Guardia di finanza: in tutto, insomma, tra l’1,6 e l’1,8% del totale.

Il “gioco delle tre carte” di Salvini. Nell’arte del “gioco delle tre carte”, Matteo Salvini si è poi rivelato davvero un maestro. Anche se non fu solo, in verità. Fu comunque lui a strepitare con gli occhi di fuori contro lo scandalo dei 15 miliardi di euro in truffe allo Stato nel 2021, una cifra attribuita – appunto – alle presunte illegalità legate al Reddito di Cittadinanza. Si seppe però subito dopo che quella cifra in realtà si riferiva al totale dei danni all’erario, scoperti dalla Guardia di finanza tra 2020 e 2021, di cui solo l’1% aveva a che fare con il Reddito di Cittadinanza, tutto il resto erano truffe legate agli appalti pubblici o ad altri meccanismi assistenziali.

I commenti dei lettori