Bielorussia: cresce il numero dei prigionieri politici, le leggi penali usate come strumento di repressione
ROMA – Due anni fa sette membri dell’Organizzazione Non Governativa Viasna furono arrestati con accuse che avevano il sapore della rappresaglia per il coraggioso lavoro svolto a favore dei diritti umani in Bielorussia. Molti altri attivisti della medesima organizzazione e molti dei loro familiari sono stati chiamati a testimoniare nel processo e hanno dovuto affrontare interrogatori e perquisizioni. Il 17 settembre 2021 Human Rights Watch ha lanciato la campagna #FreeViasna.
Gli attivisti arrestati. Dopo due anni, cinque membri del gruppo restano dietro le sbarre per accuse politicamente motivate. Ales Bialiatski, capo di Viasna e co-vincitore del Premio Nobel per la Pace 2022; Valiantsin Stefanovich, che è il suo vice; Uladzimir Labkovich, l’avvocato del gruppo; Maria Rabkova, coordinatrice della rete dei volontari e Andrey Chapiuk, un volontario. Stanno tutti scontando pene detentive dai sei ai quindici anni.
Il clima politico. Da settembre 2021 l’atmosfera in Bielorussia non ha fat…
ROMA – Due anni fa sette membri dell’Organizzazione Non Governativa Viasna furono arrestati con accuse che avevano il sapore della rappresaglia per il coraggioso lavoro svolto a favore dei diritti umani in Bielorussia. Molti altri attivisti della medesima organizzazione e molti dei loro familiari sono stati chiamati a testimoniare nel processo e hanno dovuto affrontare interrogatori e perquisizioni. Il 17 settembre 2021 Human Rights Watch ha lanciato la campagna #FreeViasna.
Gli attivisti arrestati. Dopo due anni, cinque membri del gruppo restano dietro le sbarre per accuse politicamente motivate. Ales Bialiatski, capo di Viasna e co-vincitore del Premio Nobel per la Pace 2022; Valiantsin Stefanovich, che è il suo vice; Uladzimir Labkovich, l’avvocato del gruppo; Maria Rabkova, coordinatrice della rete dei volontari e Andrey Chapiuk, un volontario. Stanno tutti scontando pene detentive dai sei ai quindici anni.
Il clima politico. Da settembre 2021 l’atmosfera in Bielorussia non ha fatto altro che peggiorare, a causa di una repressione politicamente motivata sempre più intensa. Attualmente ci sono 1.517 prigionieri politici nei registri, costantemente aggiornati, tenuti da Viasna: le autorità hanno palesemente messo al bando il lavoro sui diritti umani nel paese, equiparandolo ad attività estremiste e sovversive, e chiudendo più di 900 organizzazioni non governative. I difensori dei diritti dell’Ong Viasna che sono stati incarcerati così come tutti gli altri prigionieri politici in Bielorussia subiscono ordinariamente vessazioni da parte delle autorità carcerarie, restrizioni alle visite e alla corrispondenza, isolamento e assistenza sanitaria inadeguata. Leanid Sudalenka, uno dei membri di Viasna vittima degli abusi del potere, è stato recentemente rilasciato dopo aver scontato tre anni di carcere. Ha raccontato di condizioni detentive molto dure e prive di qualsiasi garanzia dei diritti fondamentali.
La repressione statale. Quella contro Viasna e contro tutte le altre organizzazioni che sono state chiuse, non sorprende, commenta Human Rights Watch. Le autorità bielorusse hanno colpito duramente i gruppi per i diritti umani nel tentativo di creare un vuoto informativo sugli abusi di cui sono autrici. In bielorusso “Viasna” significa primavera. Intervenendo nel processo farsa in cui tra l’altro è imputato, Stefanovich, il vicedirettore della Ong, ha sottolineato che il perseguimento degli attivisti non porrà fine al lavoro di Viasna. Sarà invece portata avanti dalle nuove generazioni di difensori dei diritti “e alla fine, all’inverno seguirà sempre la primavera”, ha concluso.
L’abuso della legge penale. La privazione della libertà e la responsabilità penale per varie attività di protesta vengono utilizzate dalle autorità bielorusse per sopprimere l'attività sociale e politica, il dissenso e le manifestazioni contro la guerra in Ucraina. Nel 2021 la legislazione penale è stata notevolmente inasprita e integrata con nuove tipologie di reati, utilizzati dalle autorità esclusivamente a scopo politico. In via extragiudiziale - scrive Viasna - il Ministero dell'Interno e il KGB definiscono come estremisti, e di conseguenza possono perseguirli, i gruppi di cittadini animati da interessi pubblici che criticano le azioni delle autorità e chiedono riforme dello Stato. Anche diversi media sono stati identificati come formazioni estremiste e 33 giornalisti alla fine di agosto risultavano detenuti nelle strutture penitenziarie del Paese. Nell’ambito di questo rinnovato clima di paura, il governo sta continuando a identificare e perseguire i partecipanti alle proteste del 2020.