ROMA – Oltre 4,5 miliardi di persone in tutto il mondo, metà della popolazione globale, non ha una copertura per i servizi sanitari essenziali e due miliardi di persone si trova ad affrontare gravi difficoltà finanziarie quando paga di tasca propria per le cure mediche necessarie. La denuncia arriva congiuntamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla Banca Mondiale in un rapporto appena pubblicato.
La minaccia per la stabilità globale. Il fatto che così tante persone non possano beneficiare di servizi sanitari essenziali, accessibili e di qualità, non solo mette a rischio la salute di queste persone, ma costituisce una minaccia per la stabilità delle società e dell'economia in generale, spiegano dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Garantire una copertura sanitaria universale significa assicurare a tutte le persone di ricevere i servizi di cui hanno bisogno, ovvero: trattamenti per migliorare la propria salute, per prevenire le malattie, per ricevere cure riabilitative e palliative in caso di bisogno, senza spendere nulla.
Cosa migliora e cosa peggiora. Il punteggio dell’indice di copertura sanitaria universale globale misurato in base alla popolazione è sempre aumentato fino al 2015, quando poi è entrato in una fase di stallo fino al 2021. La percentuale di popolazione non coperta dai servizi sanitari essenziali è diminuita di circa il 15 per cento tra il 2000 e il 2021, ma dopo il 2015 i progressi sono stati minimi. I miglioramenti più significativi si sono avuti nel campo delle malattie infettive. Per quanto riguarda le malattie non trasmissibili, la salute riproduttiva, materna, neonatale e infantile, nonché l’accesso ai servizi sanitari essenziali e la loro capacità di soddisfare le richieste hanno registrato aumenti graduali prima del 2015, seguiti da miglioramenti impercettibili o nulli fino al 2021.
Obiettivi sanitari globali a rischio. La mancanza di copertura medico-sanitaria per la metà della popolazione mondiale costituisce una grave minaccia anche per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile relativi alla salute, che puntavano a garantire la copertura sanitaria universale per tutti entro il 2030. Secondo il rapporto, negli ultimi vent’anni meno di un terzo dei Paesi a livello globale è riuscito a migliorare la fornitura dei servizi sanitari e a ridurre i livelli di spesa sanitaria diretta, ovvero quello che le famiglie sono costrette a spendere di tasca propria in mancanza di una copertura sanitaria pubblica. In molti casi questa voce di spesa supera il 25 per cento del reddito familiare e genera una crisi finanziaria all’interno delle famiglie stesse.
L’Agenda 2030. Per rimettersi in carreggiata verso gli obiettivi dell’Agenda 2030, il rapporto richiede investimenti sostanziali nel settore pubblico da parte dei governi e delle organizzazioni internazionali che si occupano di sviluppo. Organizzazione Mondiale della Sanità e Banca Mondiale sottolineano la necessità di un “riorientamento radicale” dei sistemi sanitari, che dia priorità all’assistenza sanitaria primaria, all’equità e alla protezione finanziaria. La riforma è fondamentale anche per affrontare adeguatamente l’impatto devastante che il Covid-19 ha avuto sui sistemi sanitari e sulla forza lavoro sanitaria globale e, allo stesso tempo, è l’unica strada possibile per rispondere alle sfide poste dalla recessione economica, anch’essa globale. Il raggiungimento della copertura sanitaria universale è un passo fondamentale - si legge nel dossier - per aiutare le persone a fuggire o a restare fuori dalla povertà.