Disuguaglianze: le condizioni di austerità imposte dal Fondo Monetario Internazionale aggravano il divario sociale
ROMA – Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) con una crisi del debito globale incombente, fissa condizioni per i prestiti che rischiano di minare i diritti economici, sociali e culturali delle persone, scrive Human Rights Watch in un rapporto fresco di pubblicazione. In conclusione le condizioni imposte dal FMI aggravano le disuguaglianze.
Austerità e diritti negati. Il dossier analizza i prestiti approvati tra marzo 2020 e marzo 2023 a 38 paesi per un totale di 1,1 miliardi di persone, e rileva che le politiche di austerità imposte dal FMI riducono la spesa pubblica e aumentano le tasse regressive in modi che danneggiano i diritti. Il rapporto presenta il caso di studio della Giordania, dove una serie di programmi del FMI hanno introdotto radicali riforme economiche negli ultimi dieci anni ma le misure per contrastare i danni derivanti dall’austerità sono inadeguate. “L’escalation delle proteste in Pakistan contro l’aumento dei costi legati alle richieste del FMI, proteste simili a quelle di altri paesi, dovrebbe servire come campanello d’allarme per il FMI in vista delle prossime riunioni di ottobre”, spiega Sarah Saadoun, ricercatrice nel campo della giustizia economica presso Human Rights Watch. L’analisi di HRW mostra che queste politiche di solito non sono efficaci neanche per ridurre il debito.
Le misure del FMI nel dettaglio. 32 dei 39 programmi esaminati da HRW includono almeno una misura che rischia di compromettere i diritti e solo uno di essi cerca esplicitamente di valutare l’impatto sulle persone. 22 programmi includono misure per contenere o ridurre la spesa salariale pubblica, di solito attraverso il congelamento delle assunzioni o la riduzione degli stipendi, ma senza aumentare la capacità dei governi di fornire servizi pubblici di qualità. Queste misure sopravvivono nonostante le stesse linee guida del FMI, approvate nel 2007, scoraggino i tetti salariali pubblici se non in circostanze eccezionali. 23 programmi includono misure per aumentare le entrate derivanti dall’imposta sul valore aggiunto, ovvero una misura regressiva che tende a esacerbare le disuguaglianze poiché l’aliquota è la stessa per tutte le persone indipendentemente dal reddito.
I combustibili fossili. Venti programmi rimuovono o riducono i sussidi basati sul consumo di carburante. Ridurre i sussidi per i combustibili fossili è necessario per affrontare la crisi climatica, tuttavia, a meno che non vengano messe in atto adeguate misure compensative, la loro rimozione, rischia di svantaggiare le persone a basso reddito poiché le costringe a spendere di più per i trasporti.
Le misure compensative. Per mitigare l’impatto delle politiche di austerità il FMI prevede i cosiddetti “pavimenti di spesa sociale”, che fissano obiettivi minimi di spesa pubblica in aree come l’istruzione, l’assistenza sanitaria e la protezione sociale. Sebbene la maggiore attenzione alla spesa e alla protezione sociale sia positiva, i piani minimi mancano di criteri oggettivi o coerenti che li rendano efficaci – scrive Human Rights Watch. Le misure per migliorare la protezione sociale, generalmente progettate in collaborazione con la Banca Mondiale, non sono all’altezza degli standard sui diritti umani. La gran parte dei programmi che dovrebbero combattere la povertà, infatti, si basano sul reddito e limitano i benefici proprio per le persone che vivono in miseria perché spesso non riescono a dimostrare di soddisfare i criteri per ricevere i sussidi.
Il caso della Giordania. Il governo, che ha beneficiato di una serie di aiuti del FMI dal 2012, ha rimosso i sussidi per il carburante e il pane, ha aumentato le tasse sui consumi e sul reddito e ha rivisto le tariffe dell’elettricità. Gli investimenti nell’assistenza sociale sono diminuiti tra il 2011 e il 2017 dopo che lo stato ha posto fine ai sussidi, con un risparmio di 1,1 miliardi di dollari. Nel 2019, il governo, con il sostegno della Banca Mondiale, ha istituito un programma di aiuti basato sul reddito. Eppure, nel 2022, ha raggiunto non più di 120 mila famiglie, ovvero il 5 per cento della popolazione. Mentre il tasso di povertà è passato dal 15 al 24 per cento tra il 2018 e il 2022. Precedenti ricerche di Human Rights Watch hanno scoperto che l’algoritmo su cui si basa il programma per selezionare i beneficiari è arbitrario, discriminatorio e soggetto a errori e dunque questo programma raggiunge solo una persona su cinque in stato di povertà.