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Intelligenza artificiale: i progressi compiuti in questo settore rischiano di compromettere le libertà online

Il nuovo rapporto di Freedom House descrive nel dettaglio come stia peggiorando il livello di repressione digitale
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ROMA – Ernie, un chat bot creato dalla società cinese Baidu, non risponde alle domande su Piazza Tienanmen, il luogo simbolo delle proteste di migliaia di cinesi che nel 1989 furono uccisi dall’esercito perché chiedevano democrazia. Un chat bot, va chiarito, è un software progettato per simulare una conversazione con un essere umano. Bene, i media statali venezuelani, ad esempio, hanno condiviso video di persone generate dall’intelligenza artificiale (I.A.) che lavorano per un canale di notizie inventato al solo scopo di diffondere informazioni filogovernative sulle condizioni economiche del Paese latinoamericano. Stessa cosa in India: YouTube e Twitter limitano, grazie a strumenti dell’Intelligenza Artificiale, l’accesso a un documentario della BBC che fa luce sul ruolo del Primo Ministro Narendra Modi nelle rivolte mortali del 2002.

Aumenta il potere tecnologico, in calo la libertà. Il rapporto “Freedom on the Net 2023: The Repressive Power of Artificial Intelligence”, rileva che la libertà globale in Internet è diminuita per il 13° anno consecutivo. I chat bot creati dalle aziende cinesi stanno rafforzando i controlli sulle informazioni di lunga data del Partito Comunista. La tecnologia dell’intelligenza artificiale generativa sta consentendo alle autorità venezuelane di manipolare le informazioni. La sintesi del dossier di Freedom House è che l’Intelligenza Artificiale mina la libertà e la tutela dei diritti online, e lo fa principalmente in due modi.

La censura. Innanzitutto consente ai governi di perfezionare le proprie capacità di censurare i contenuti online. In almeno 22 dei 70 paesi valutati nel rapporto, le piattaforme digitali sono tenute a utilizzare sistemi automatizzati per rimuovere i contenuti considerati illegali secondo le leggi locali. Il problema è che questi contenuti il più delle volte riguardano discorsi politici, sociali o religiosi. In Vietnam, per esempio, le autorità hanno imposto alle aziende di utilizzare l’Intelligenza Artificiale per rimuovere i cosiddetti contenuti tossici, una categoria nella quale possono essere incluse anche le manifestazioni di dissenso o di contrarietà alle decisioni governative. Obbligando le piattaforme a utilizzare dei sistemi automatici per rispettare le regole di censura, il governo del Vietnam, e non solo, si sta servendo dell’IA per monitorare in maniera più capillare i contenuti virtuali e rimuovere automaticamente quelli sgraditi. Questo utilizzo dell’Intelligenza Artificiale rende la censura meno rilevabile, riduce al minimo il potenziale contraccolpo e maschera il ruolo di controllo dello Stato.

I chat bot. Applicazioni come Chat GPT e Bard potrebbero fornire alle persone l’accesso indiretto a fonti di informazioni non censurate. Per questo motivo le autorità di Cina, Russia e Vietnam si sono mosse per garantire che i chat bot rafforzino la censura, invece di aggirarla. Le normative cinesi, per esempio, richiedono che i sistemi di I.A. promuovano i “valori socialisti fondamentali” nei loro servizi, in questo modo tutti i contenuti che non rispettano questi parametri scompaiono. Con l’aumento dell’uso di questi strumenti, è prevedibile che sempre più governi utilizzino le leggi locali per controllare il modo in cui le persone accedono alle informazioni online.

La disinformazione. In secondo luogo, i progressi dell'Intelligenza Artificiale rischiano di potenziare le campagne di fake news. In almeno 47 Paesi analizzati i governi hanno utilizzato commentatori artificiali per manipolare le discussioni online a proprio favore. Negli ultimi anni è emerso un intero mercato di servizi a noleggio che supportano la manipolazione dei contenuti a favore dei governi, scrive Freedom House. Il rischio – denuncia il rapporto – è che nel futuro immediato l’uso dell’IA generativa possa portare a un preoccupante abuso di queste tattiche. Già nell’ultimo anno gli strumenti di Intelligenza Artificiale in grado di generare testo, immagini o audio, sono stati utilizzati in almeno 16 paesi per diffamare gli oppositori e influenzare il dibattito pubblico.

Vecchie e nuove forme di repressione. Nell’ultimo anno la libertà online è stata messa in pericolo anche da forme di repressione più tradizionali, che hanno poco a che fare con l’Intelligenza Artificiale. Se fino a qualche anno fa era la Cina il Paese più repressivo, oggi il Myanmar sta per rubarle il primato. Una delle tattiche più crudeli utilizzate dall’esercito birmano consiste nell’uso di gruppi Telegram utilizzati per identificare i dissidenti e scovarli per poi arrestarli o addirittura farli sparire con la forza. Le autorità sudanesi hanno limitato l’accesso a Internet nell’aprile 2023, impedendo alle persone intrappolate nei combattimenti tra forze paramilitari e militari rivali di cercare aiuto online.

Opinioni e regimi. In 55 Paesi coperti dal dossier, le persone sono state arrestate semplicemente per essersi espresse online. Teheran ha giustiziato due persone dopo che avevano condiviso le proprie opinioni religiose su Telegram. I governi di 41 paesi hanno bloccato i siti web che ospitavano discorsi politici, sociali o religiosi. Tra gli oltre novemila siti censurati dal governo della Bielorussia ci sono anche quelli dei media indipendenti. In Cambogia, le autorità hanno bloccato l’accesso ai notiziari di Radio Free Asia, Voice of Democracy e Cambogia Daily, rafforzando ulteriormente il controllo sul panorama dei media online in vista delle elezioni del luglio 2023.

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