ROMA – La settimana scorsa una ragazza di 18 anni del Kohistan, nella provincia del Khyber Pakhtunkhwa, in Pakistan, è stata uccisa a colpi di arma da fuoco da suo padre e suo zio su ordine degli anziani di una jirga, il cosiddetto consiglio tribale o di villaggio. Secondo la Commissione per i diritti umani del Pakistan, i “delitti d’onore” sono un fenomeno endemico in tutto il Paese, con 384 casi segnalati solo nel 2022. E’ sufficiente una foto comparsa sui social media che secondo la sensibilità degli anziani violi l’onore della famiglia, che si legittima il delitto d’onore. Così donne e ragazze possono essere uccise sulla base di una semplice decisione delle jirga, che gestiscono un sistema legale diffuso in tutto il Pakistan, parallelo a quello statale e contro il quale il governo, fino a oggi, non è riuscito a fare quasi nulla.
La denuncia di Amnesty International. L’organizzazione punta il dito contro il continuo fallimento del Pakistan nel frenare il potere extralegale delle jirga, che con le loro decisioni perpetuano nella totalità impunità un sistema patriarcale estremamente violento. La Corte Suprema, in passato, ha già deciso che il funzionamento di questi consigli tribali è contrario agli impegni internazionali presi da Islamabad ai sensi della Dichiarazione universale dei diritti umani, del Patto sui diritti civili e politici e della Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne. Ogni volta che in Pakistan una donna o una ragazza viene assassinata per delitto d’onore, esplode un’ondata di sdegno e di condanna. Eppure non cambia ancora nulla. Non basta arrestare gli autori di questi crimini orribili e di queste “sentenze”, spiega Amnesty. Il governo pakistano dovrebbe impegnarsi seriamente per abolire i cosiddetti consigli tribali e porre fine all’impunità.
Il precedente. Sempre nel Kohistan, nel 2011, un gruppo di sei persone sono state assassinate su ordine del consiglio tribale dopo che era emerso un video in cui ballavano. Per la jirga il fatto stesso di ballare rappresentava un oltraggio alla sensibilità delle famiglie di appartenenza. La Corte Suprema del Pakistan ha iniziato a interessarsi di questo caso nel 2012, ma alla fine gli autori di questi omicidi sono stati tutti assolti per mancanza di prove.
La violenza delle jirga. Le condanne per i casi relativi alla violenza di genere in Pakistan sono molto basse, comprese tra l’1 e il 2,5 per cento del totale, secondo i dati diffusi dal Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA). Eppure il 32 per cento delle donne ha subito nel corso della vita forme di aggressione fisica, nonostante il governo pakistano abbia varato diverse leggi per prevenire gli abusi contro le donne. Le risorse per aiutare le donne sopravvissute alla violenza di genere rimangono scarse. Il personale dei servizi sanitari non è adeguatamente attrezzato e non ha una formazione sufficiente sui temi della violenza di genere. Sullo sfondo c’è una società strutturalmente e culturalmente patriarcale, dove le norme sociali promuovono gli abusi di genere, la denuncia della violenza è scoraggiata e le donne abusate molto spesso vengono stigmatizzate invece che essere aiutate.