ROMA – L’esercito del Myanmar ha ucciso, detenuto arbitrariamente e derubato i civili, mentre combatteva per contrastare la resistenza armata, la più importante esplosa dal colpo di stato del 2021. Amnesty International ha documentato attacchi indiscriminati contro le persone e i loro beni nonché, nel nord dello Stato Shan, l'uso di munizioni a grappolo, che di per sé già costituisce un crimine di guerra. Le ostilità si sono intensificate in modo significativo dal 27 ottobre, quando tre organizzazioni armate: l’Esercito di Arakan, l’Esercito dell’Alleanza Nazionale Democratica del Myanmar e l’Esercito di Liberazione Nazionale di Ta’ang, hanno lanciato attacchi contro le postazioni militari nella parte nord-orientale del paese al confine con la Cina, in un'offensiva nota come “Operazione 1027”. Insieme all’Operazione 1027, che è la più significativa, altri gruppi di resistenza armata hanno agito in altri luoghi del Myanmar riconquistando porzioni di territorio e catturando i soldati. Secondo l’ONU i combattimenti di quest’ultimo periodo sono i più pesanti tra quelli avvenuti dopo il colpo di stato. Il bilancio, al 15 dicembre, è di 378 morti, 505 feriti e oltre 660 mila sfollati, che si aggiungono agli altri due milioni che vivono sparsi all’interno dello stato.
L’attacco. La mattina del 16 novembre la giunta ha iniziato ad aggredire, per via aerea, la città di Pauktaw, nello stato di Rakhine, dopo che l’esercito di Arakan aveva conquistato una stazione di polizia. Dopo l’aggressione, i militari hanno ordinato a tutti i civili di andarsene entro un'ora. Dalle testimonianze raccolte da Amnesty International emerge che la maggior parte dei 20 mila residenti di Pauktaw sono riusciti a fuggire subito, mentre diverse centinaia di persone sono rimaste intrappolate negli scontri. Video e fotografie analizzati dagli investigatori di Amnesty International mostrano che gli elicotteri Mi-24 Hind hanno lanciato razzi S-5K da 57 mm e le navi hanno sparato proiettili da 40 mm sulla città di Pauktaw. Solo l’esercito del Myanmar gestisce questi sistemi d’arma, il cui uso nelle aree popolate solleva dubbi sulla capacità della giunta di distinguere tra obiettivi civili e militari. E se gli attacchi sono indiscriminati allora devono essere indagati come crimini contro l’umanità, commenta Amnesty International.
Le violenze nella pagoda di Lawka Hteik Pan. Quel 16 novembre molte persone si sono rifugiate nel complesso di Lawka Hteik Pan, fino a quando sono state scoperte dai militari. Alcuni testimoni hanno raccontato all’organizzazione che i soldati li hanno costretti a uscire dall’edificio sacro e a restare per ore, di notte, sotto la pioggia, con le mani legate dietro la schiena. I prigionieri hanno poi detto di essere stati rinchiusi nella sala di preghiera, senza cibo né acqua per due giorni. I militari li hanno derubati dei telefoni, dei soldi e di altri oggetti di valore. L'arresto e la detenzione delle persone rifugiate nel complesso di Lawka Hteik Pan costituiscono una privazione arbitraria della libertà. Il trattamento dei civili detenuti, anche attraverso la negazione di cibo e acqua e l’esposizione ingiustificata alla pioggia, viola il principio del trattamento umano. Inoltre, il furto della proprietà privata dei civili equivale a un saccheggio, vietato dal diritto internazionale umanitario e costituisce anch’esso un crimine di guerra. Il 21 novembre, dopo cinque giorni di attacchi, l'esercito Arakan ha cacciato le forze militari da Pauktaw e ha fatto evacuare le persone detenute a Lawka Hteik Pan. Alcuni testimoni hanno raccontato che mentre i civili scappavano dalla pagoda, i militari hanno ripreso a sparare sulla città.
Le munizioni a grappolo. Amnesty ha inoltre documentato un’aggressione alla cittadina di Namkham, nel nord dello Stato Shan, bombardata, nella tarda serata del 1° dicembre, con munizioni a grappolo, vietate dal diritto internazionale perché il loro uso implica che gli attacchi siano indiscriminati, ovvero colpiscono senza distinzione gli obiettivi civili e militari. Già in passato la giunta aveva usato bombe a grappolo contro i civili. Dal colpo di stato militare del febbraio 2021 il Myanmar è diventato teatro di continue violazioni dei diritti umani. In un rapporto di maggio 2022, “Proiettili piovuti dal cielo: crimini di guerra e sfollamenti nel Myanmar orientale”, Amnesty aveva scoperto che l'esercito aveva sottoposto i civili a punizioni collettive, detenzioni arbitrarie, torture, esecuzioni extragiudiziali, a saccheggi sistematici e alla distruzione dei villaggi. Il 9 ottobre 2023, un attacco aereo militare seguito da colpi di mortaio su Mung Lai Hkyet, un campo per sfollati interni nello stato di Kachin, ha ucciso almeno 28 civili, compresi bambini, e ne ha feriti altri 57.