ROMA – Un esempio di come il debito pubblico dei Paesi poveri incida pesantemente sulla vita quotidiana e inibisca di fatto ogni ipotesi di sviluppo delle popolazioni viene anche dal Laos. Un Paese dell’Asia orientale che fa parte di una delle macroregioni più estese e popolose, dalla Cina fino all’Indonesia, con una popolazione di più di 4 miliardi di persone, dove vivono più di 240 milioni di persone con meno di 2,15 dollari al giorno. C’è da ricordare che il debito pubblico mondiale ha ormai raggiunto i 92mila miliardi di dollari, un ammontare pari al 91% del prodotto lordo globale.
Il grosso del debito con la Cina. Recenti analisi - riportate da Radio free Asia – fanno sapere che il debito nazionale del Laos è salito al 112% del suo prodotto interno lordo, un livello critico che potrebbe crescere ancora di più mentre il Paese lotta con un’inflazione elevata, una valuta debole e bassi investimenti esteri, hanno affermato funzionari della Banca Mondiale e della Banca Asiatica di Sviluppo. Il debito pubblico ha raggiunto ormai i 18,7 miliardi di dollari alla fine del 2022 e potrebbe presto salire al 125% del PIL, ha affermato la Banca Mondiale in un rapporto del 13 dicembre scorso. Poco più della metà di questo importo è dovuto alla Cina, che ha aiutato il Laos a costruire la ferrovia ad alta velocità Lao-Cina da 6 miliardi di dollari come parte della sua Belt and Road Initiative. Altri importanti investimenti cinesi in strade e dighe idroelettriche hanno contribuito al debito.
La trattativa per ristrutturare il debito. Secondo il funzionario dell’ADB, il governo laotiano sta negoziando la ristrutturazione del proprio debito con la Cina e recentemente ha rinviato il pagamento del debito di 1,2 miliardi di dollari. "Sono un sacco di soldi. Il Paese non è riuscito a tenere il passo con il pagamento sia del capitale che degli interessi”, ha detto il funzionario. “La gestione finanziaria è inefficace. Il Paese sta ricevendo grandi colpi e ne soffre”. I pagamenti del servizio sul suo debito – i pagamenti regolari richiesti dagli emittenti di prestiti che includono interessi e capitale – potrebbero salire al 39% del PIL, ha affermato la Banca Mondiale.
Il peso delle crisi economiche. Le crisi economiche sempre più diffuse colpiscono i Paesi poveri in modo particolarmente duro, portando ad una drastica diminuzione delle entrate e ad un aumento delle spese per assistenza sociale e per le risorse a sostegno dell’economia interna. E’ questa la condizione ideale per far crescere l’indebitamento pubblico con i Paesi ricchi, l’unica possibilità per far fronte alle necessità finanziarie.
Grandi ricchezze e piccoli PIL. Il debito dei Paesi più poveri e quelli – cosiddetti – in via di sviluppo è tornato ad essere a rischio. Lo si afferma in diversi consessi, lo si ripete nei saggi di economisti, lo riaffermano le organizzazioni umanitarie che lavorano in progetti di aiuto, per le emergenze o lo sviluppo, un po’ in tutto il mondo. Uno studio di poco più di un anno fa – riportato da Notizie Geopolitiche – si riferisce a Paesi che rappresentano quasi il 18% della popolazione mondiale e il 50% delle persone che vivono in povertà estrema.
Decisioni prese altrove. Pur essendo ricchissimi di materie prime e di altre materie prime alimentari, essi rappresentano solo il 3% del Pil globale. Sarebbe dunque urgente che, a livello globale, si affrontasse in modo organico e strutturale la questione della riduzione, se non della completa cancellazione del debito pubblico, per evitare imminenti catastrofi umanitaria – peraltro già in atto – oltre che emigrazioni incontrollate e guerre di diversa origine.
Un aggravamento determinato dal fatto che le popolazioni povere del mondo non possono che continuare a generare debito in dollari subendo così decisioni prese oltre i propri confini, che mortificano la sovranità delle istituzioni nazionali. Un esempio riportato dallo studio mette in rilievo come l’aumento dei tassi d’interesse da parte della Banca Centrale statunitense produca effetti insostenibili nelle economie di molti Paesi poveri indebitati in dollari.
Cambia il livello di reddito pro capite. Da tempo ormai almeno 19 Paesi pagano interessi superiori del 10% rispetto a quelli dei Treasury bond, i buoni del tesoro USA, con un deprezzamento delle obbligazioni del 40-60%. Un quadro desolante confermato anche da un altro studio dell’Undp sul Multidimensional Poverty Index . Si tratta di un indice che analizza la povertà combinando il livello del reddito pro capite con i diversi aspetti della vita quotidiana di persone in povertà: l’accesso all’istruzione e alla salute e lo standard di vita come alloggi, acqua potabile, servizi igienici ed elettricità. La maggior parte delle persone povere (83%) vive nell’Africa sub sahariana (579 milioni) e nell’Asia meridionale (385 milioni). L’Undp da tempo sostiene che la risposta del G20 a tutto questo sia del tutto inadeguata.