ROMA – Quattromila nuovi sfollati in fuga da diverse zone del Paese, dove la violenza dei gruppi estremisti incalza senza sosta, verso la provincia di Menaka: sono gli ultimi dati diffusi dall’'International Rescue Committee (IRC). Oltre a questo massiccio afflusso di profughi, la città di Menaka vive problemi di isolamento dal mese di dicembre perché mancano i voli per portare cibo e medicine. I prezzi dei prodotti alimentari sono alle stelle, molti mercati sono vuoti e i pochi beni disponibili non riescono a soddisfare le richieste né dei nuovi arrivati né degli autoctoni.
La crisi multidimensionale del Mali. I problemi umanitari del Paese derivano da una serie di cause che vanno dal cambiamento climatico alla guerriglia dei gruppi armati non statali, che nel nord e nel centro hanno una matrice islamista. Il Mali si trova ad affrontare gravi sfide legate al clima, con temperature alte che causano siccità e, all’estremo opposto, piogge torrenziali che provocano inondazioni. Il degrado ambientale, la competizione per le scarse risorse naturali, la desertificazione e l’instabilità delle precipitazioni sono tra i fattori trainanti degli sfollamenti: le persone non riescono a lavorare e a procurarsi cibo nelle zone in cui vivono e si spostano verso altre regioni in cerca di sopravvivenza. Ma poi aumentano le pressioni nei territori di accoglienza e nascono nuove emergenze umanitarie.
Le violenze. La situazione della sicurezza è segnata da abusi e attacchi da parte dei gruppi armati non statali contro i civili, con le persone costrette a fuggire dai propri luoghi di origine. Il ritiro della Missione di stabilizzazione integrata multidimensionale delle Nazioni Unite (MINUSMA), completato a dicembre 2023 su decisione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e su richiesta della giunta militare golpista guidata dal Colonnello Assimi Goita, mina ulteriormente la sicurezza, in particolare sulle rotte di trasporto, perché ostacola la consegna di prodotti e aiuti umanitari. Il Mali è un crocevia strategico per i migranti provenienti dall’Africa occidentale e centrale, che attraversano alcune aree a rischio del nord e del centro del Paese, già focolaio di tensioni tra gruppi armati.
Le emergenze umanitarie. Oltre 7,1 milioni di persone, ovvero il 32 per cento della popolazione, hanno bisogno di assistenza per sopravvivere. 66.700 è il numero attuale di rifugiati, rimpatriati, apolidi e richiedenti asilo che vive nel Paese - secondo gli ultimi dati dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari (OCHA). 700 mila maliani soffrono di grave insicurezza alimentare, ovvero sono già alla fame, e 2,8 milioni di persone sono sotto pressione alimentare, cioè fanno fatica a reperire cibo per sé e per la propria famiglia. Se non si interviene con un programma di aiuti mirato, nel 2024 saranno 1,3 milioni le persone che soffriranno di fame acuta. In molte zone del Mali manca tutto: acqua potabile, cibo, alloggi sicuri, servizi igienico-sanitari adeguati, sistemi di protezione soprattutto per donne e ragazzi, che sono particolarmente esposti alle violenze sessuali le prime, al reclutamento forzato nei gruppi armati, i secondi.
Il ritiro dall’ECOWAS. Il 28 gennaio le tre giunte militari di Burkina Faso, Mali e Niger hanno annunciato che lasceranno la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS), una mossa che nel futuro limiterà la possibilità dei cittadini di chiedere giustizia per le violazioni dei diritti umani. In una dichiarazione congiunta – scrive Human Rights Watch – i tre Paesi hanno accusato l’ECOWAS di essere una minaccia per i suoi membri, perché influenzato da potenze straniere, e di tradire i suoi principi fondanti. L’organismo regionale - si legge nel comunicato - non avrebbe sostenuto la lotta contro il terrorismo e l’insicurezza e avrebbe imposto, invece, sanzioni illegali e irresponsabili per i colpi di stato militari che tutti e tre i Paesi hanno recentemente vissuto.
Una decisione unilaterale. “Quella di lasciare l’ECOWAS è stata una decisione unilaterale presa da funzionari non eletti, senza alcun dibattito e senza alcuna consultazione con la popolazione”, ha commentato Alioune Tine, l’esperto indipendente delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Mali. Dal 2005 la Corte di giustizia comunitaria dell'ECOWAS è competente a giudicare i casi sui diritti umani presentati dai cittadini degli stati membri. La Corte ha emesso decisioni storiche su questioni relative ai diritti, alcune delle quali riguardanti proprio il Burkina Faso, il Mali e il Niger. Per esempio nel 2008 ha ritenuto il Niger responsabile di avere tollerato la schiavitù. Per i cittadini il ritiro dall’ECOWAS si tradurrà nella privazione della possibilità di rivolgersi a un tribunale esterno, indipendente e parziale, soprattutto laddove l’accesso alla giustizia presso le corti nazionali è limitato.